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Gianfranco Rotondi e la casta politica: "Ci sono colleghi indebitati"

“Sono stato avvicinato da alcuni colleghi del Pd renziano, - dice l'ex ministro avellinese - mi hanno chiesto di immolarmi e presentare un ricorso di poche righe per cancellare la clausola che finora ha impedito la restituzione dei contributi ai parlamentari“

Farà sicuramente discutere l'ultima intervista rilasciata da Gianfranco Rotondi, fondatore di Rivoluzione cristiana, a La Repubblica: “Sono stato avvicinato da alcuni colleghi del Pd renziano, mi hanno chiesto di immolarmi e presentare un ricorso di poche righe per cancellare la clausola che finora ha impedito la restituzione dei contributi ai parlamentari.

E aggiunge: “Io sono il più strenuo difensore della ‘casta’ e dei suoi legittimi diritti, lo sapevano, e anche per questo hanno chiesto a me. Sono poi disinteressato ai benefici in questione, essendo alla mia quinta legislatura. Ma ho detto no, grazie, per un solo motivo: perché non voglio fare questo regalo a quei peones dei Cinque Stelle. Cinquantamila euro sarebbero stati un premio che non meritano. Sa quanti colleghi sono indebitati e col rosso in banca? Non ha idea…”.

E conclude: “Quella norma del regolamento è scritta così male, è talmente illegittima che basterebbe un ricorso all’organo interno della Camera, la Commissione per la Tutela giurisdizionale a maggioranza pd, perché venga accolto. Facendo scattare il rimborso dei contributi” ma “non trovano qualcuno disposto alla gogna mediatica pur di salvare i rimborsi ai colleghi e seguono un’altra via”.

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