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"Avellino Prende Parte": "Il lavoro nero non può mai essere accettato, neanche se sei una realtà ventennale"

"Siamo convinti che ridare dignità alla città di Avellino significhi ricostruire un orizzonte di valori condiviso, un piano economico e sociale che li rispecchi e quindi un vivere di comunità che renda intollerabile la persistenza di pratiche dannose non solo per chi le subisce in prima persona ma per lo sviluppo della città tutta"

Ha destato grande scalpore quanto avvenuto presso il noto bar avellinese di via Cappuccini. Con una operazione congiunta, NAS e NIL hanno riscontrato all'interno la presenza di quattro lavoratori in nero (di cui uno minorenne), nonchè la presenza di 50 kg di alimenti privi di tracciabilità (prontamente sequestrati). Sull'episodio, si è espresso il gruppo "Avellino Prende Parte"

Il lavoro nero non può mai essere accettato, neanche se fai il miglior aperitivo della città. Neanche se sei una realtà ventennale conosciuta ed apprezzata da migliaia di persone.

Siamo convinti che ridare dignità alla città di Avellino significhi ricostruire un orizzonte di valori condiviso, un piano economico e sociale che li rispecchi e quindi un vivere di comunità che renda intollerabile la persistenza di pratiche dannose non solo per chi le subisce in prima persona ma per lo sviluppo della città tutta.

Non può essere tollerato e protetto il lavoro nero, il lavoro grigio, i cavalli di ritorno (quando cioè pur avendo una busta paga si è costretti a restituirne una parte al datore di lavoro). Non possono essere tollerati e protetti allacci idrici abusivi, parcheggi selvaggi, doppie e triple file, occupazioni di suolo pubblico non autorizzato per attività commerciali. Non può essere tollerata e protetta l'evasione e l'elusione fiscale, il non rispetto delle norme igieniche e di sicurezza.

Non possiamo continuare a proteggere socialmente le persone che perseguono in queste attività, perchè "le conosciamo", perchè "c'è stato un periodo difficile", perchè "così fan tutti". E magari prendercela solo con i "giovani vandali" che imbrattano, che rumoreggiano, che rompono perchè sono il soggetto più debole da attaccare in un contesto di sfilacciamento di tutte le norme civili di vita comunitaria, perchè attaccare loro non fa perdere voti e consensi.

Nell'ipercompetizione di un mondo che cambia anno dopo anno, scombussolato da trasformazioni epocali che non lasciano intatta neanche una piccola provincia da decenni isolata come la nostra, questo tipo di mentalità economica e sociale ci sta portando al collasso.

Emigrazione, attività che si chiudono e non riaprono, povertà diffusa. Siamo convinti che un'attività economica per sopravvivere in quest'epoca debba superare il modello ottocentesco del padrone che risparmia su investimenti e costo del lavoro perseguendo in una continua concorrenza sul prezzo.

Le attività economiche e commerciali - e Avellino ha splendidi esempi che dovrebbero essere più coinvolti nel piano del dibattito pubblico - per sopravvivere devono innovarsi, sviluppare nuovi servizi integrativi, valorizzare il capitale umano a loro disposizionie, investire sull'impatto sociale sul territorio.

Lo sviluppo,infatti, può avvenire solo se è di sistema, se coinvolge tutte le parti della società verso un progressivo miglioramento delle condizioni di vita, della capacità di spesa, del soddisfacimento dei bisogni e della cura della comunità e quindi anche dei suoi spazi.

Un'amministrazione dovrebbe indirizzare e guidare verso questi obiettivi, chi si candida dovrebbe avere un orizzonte che guardi in questa direzione. Non al consenso facile della difesa d'ufficio del piccolo privilegio, delle tante illegalità che in fondo se lo fanno tutti è come se non lo facesse nessuno. Un'amministrazione dovrebbe dare l'esempio di moralità, intransigenza ma anche visione, govenro, capacità.

L'alternativa a questa necessaria riscossa civile e amministrativa è il peggioramento delle condizioni di vita di tutti, il continuo deterioramento della nostra amata città, l'emigrazione di giovani e meno giovani, l'aumento della disuguaglianza. I pochi ricchi e potenti che resteranno non saranno altro che i classici "galli sulla munnezza".

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