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Valle del Sabato come la Terra dei Fuochi: anni di lotte, ancora senza risposte

La triste realtà della bella Irpinia

I veleni d’Irpinia stanno cominciando ad attirare l’attenzione anche dei media nazionali e dei giornalisti d’inchiesta. Ne è un esempio l’articolo di Gelsomino Del Guercio comparso su L’Espresso, dove la cosiddetta “valle dei veleni” viene paragonata alla Terra dei Fuochi. Troppo alto, infatti, il numero di tumori che vengono diagnosticati (e che purtroppo mietono vittime) in Irpinia. La correlazione tra malattia e inquinamento territoriale non è ancora stata certificata, ma i medici di base fanno da tempo “la voce grossa” per denunciare un fenomeno sempre più dilagante.

Del Guercio parte anche dall’impegno che i cittadini della Valle del Sabato, guidati dal dott. Franco Mazza, hanno messo in campo, raccogliendo oltre 3mila firme per denunciare il “disastro ambientale” al procuratore Rosario Cantelmo. Tante le criticità ambientali registrate da Arpac e CNR, con sforamenti di ogni tipo (dall’ozono all’ammoniaca, dalle polveri sottili al piombo) in una zona che sembra mostrare il fianco debole all’inquinamento già per la sua conformazione. Una “camera a gas”, la definisce il giornalista de L’Espresso, vittima degli scarichi (spesso anche illeciti) di diverse aziende e di un impianto di smaltimento rifiuti, con tutti gli odori cattivi connessi.

L’Irpinia, però, è anche vittima della vicenda Isochimica, con i suoi 20mila quintali di amianto smaltiti e per la quale forse troppo tardi si è iniziato a fare qualcosa, e dell'Irm di Manocalzati, colpito dal rogo doloso che nel 2005 ha mandato in fumo 8000 tonnellate di immondizia.  Proprio dall’incendio all’Irm si è partiti, per arrivare al monitoraggio dell’aria in ben sei “punti”: Atripalda, Manocalzati, Pianodardine di Avellino, Arcella di Montefredane, Pratola Serra, Prata di Principato Ultra.

Inutile dire che le rilevazioni non hanno dato esiti positivi, soprattutto per la salute umana. La situazioni non è migliorata in seguito, anzi più il tempo passa e più sembra che l’Irpinia stia soccombendo sotto il “peso” di un ambiente malato. A favorire il tutto, come già anticipato sopra, è la conformazione teritoriale che non favorirebbe il riciclo di aria, così come stabilito in uno studio sul "Trasporto e Diffusione degli inquinanti emessi dal nucleo industriale di Pianodardine", eseguito da Cnr di Lecce, l'associazione "Ambiente e Salute" e la Provincia di Avellino.

Da quì all’analisi epidemiologica il passo è stato breve e i risultati, anche in questo caso, fanno venire le lacrime agli occhi: la relazione semestrale del 20 giugno 2007, della professoressa Erminia Agozzino evidenziavano per la Asl Av2 (comprendente i paesi del Sabato) un numero di morti, per tumori ossei o all’apparato respiratorio, superiore a quanto ci si attenderebbe rispetto alla media regionale.
Dati allarmanti anche per l’Asl che, però, tentò inutilmente di “tranquillizzare” gli abitanti, dichiarando: “I dati emersi non sono scientificamente validati, lo studio è ancora in corso e sarà presentato non prima dell'inizio del 2008. Nessun dirigente e operatore dell'Asl Av2 è autorizzato a rilasciare informazioni sull'andamento dell'incidenza tumorale”. Servì a poco anche il Protocollo di Intesa stipulato nel 2010 tra l'associazione "Ambiente e Salute", i sindaci dei comuni, la Provincia di Avellino, il consorzio Asi e Irpiniaambiente, che “giurarono” di monitorare il territorio pre risanarlo.

Era il 2010 e ad oggi sono rimasti solo i buoni propositi. La Valle del Sabato, così come altre zone dell’Irpinia, continuano a “morire” nell’indifferenza, e per gli attivisti (e gli abitanti) l’azione giudiziaria intrapresa sembra essere l’ultima spiaggia.

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