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Big Jump di Legambiente, le falde di Solofra nelle "Cattive Acque"

In Campania appuntamento il 12 luglio alle ore 15, in contemporanea con i tuffi delle altre regioni, nelle acque del Rio Santa Marina a Sarno in occasione del quale saranno organizzate escursioni in bicicletta e a piedi e degustazioni di prodotti tipici

Il 2015 doveva essere l’anno in cui poter trovare refrigerio anche nelle acque di fiumi e laghi da Nord a Sud della Penisola. Niente da fare: l’Italia non ha centrato gli obiettivi di buona qualità delle acque previsti dalla direttiva 2000/60 e la percentuale dei corpi idrici superficiali che riesce a soddisfare tutti i requisiti qualitativi tocca appena il 10%. Lo svela Legambiente: un tuffo simbolico per accendere i riflettori sullo stato di fiumi e laghi verrà comunque organizzato questa domenica dall'associazione che, come ormai da tradizione, promuove in tutta Italia il Big Jump, iniziativa internazionale dell’European Rivers Network (ERN). In Campania appuntamento il 12 luglio alle ore 15, in contemporanea con i tuffi delle altre regioni, nelle acque del Rio Santa Marina a Sarno in occasione del quale saranno organizzate escursioni in bicicletta e a piedi e degustazioni di prodotti tipici. Nella mappatura "nera" rientra anche il distretto conciario di Solofra essendo protagonista della storia di inquinamento delle risorse idriche dell’area.

In Campania appuntamento il 12 luglio alle ore 15, in contemporanea con i tuffi delle altre regioni, nelle acque del Rio Santa Marina a Sarno in occasione del quale saranno organizzate escursioni in bicicletta e a piedi e degustazioni di prodotti tipici. 

Legambiente grazie anche al presidio locale diretto da Antonio Giannattasio ripercorre la storia: "Oggi il distretto conciario di Solofra si estende su un territorio di quasi 115 km² e comprende anche i comuni di Montoro e Serino, interessando circa 38.700 abitanti. L’8 gennaio 2014, a seguito dei controlli effettuati dall’Arpa Campania, sono stati rilevati elevati tassi di tetracloroetilene in una fontana pubblica del centro di Solofra. Come conseguenza viene emessa immediatamente per il Comune di Solofra un’ordinanza sindacale di divieto di utilizzo dell’acqua a fini potabili per tutto il territorio comunale e la chiusura di tutte le fontane pubbliche, divieto rientrato dopo l’isolamento e la chiusura dei pozzi Consolazione e Sant’Eustachio, attualmente ancora chiusi e sotto sequestro giudiziario.

Nei giorni precedenti lo stesso problema era stato riscontrato anche nel comune di Montoro Superiore ed era stata emessa la stessa ordinanza. La vicenda però ha avuto un inizio alquanto dibattuto in quanto la contaminazione era emersa dai controlli dell’Arpac ma non a quelli della Irno Service spa, gestore comunale solofrano, effettuati solo il giorno precedente a quelli dell’Arpa, in un luogo poco distante ma sempre a Solofra. Sebbene i controlli non siano stati realizzati sul medesimo punto di prelievo e nel medesimo momento, in ragione delle connessioni dirette tra i punti di prelievo utilizzati e della relativa persistenza dell’inquinante sia nella rete (serbatoi, condotte) che nelle fonti (pozzi), risulta difficile spiegare la differenza di esito analitico tra Gestore e ARPAC. Legambiente segue fin da subito la vicenda grazie alla presenza sul territorio del circolo “Soli Offerens” di Solofra e con Legambiente Campania, invia un'istanza come parte offesa alla procura di Avellino corredata dalla dettagliata documentazione raccolta dal circolo e dall’ufficio scientifico del regionale. Nel settembre del 2014, poi, la Procura della Repubblica chiede una proroga di sei mesi per effettuare nuovi accertamenti.

 A tutto ciò si aggiunge la chiusura di tutti i pozzi industriali che estraevano dalla stessa falda, poiché le acque risultano fortemente contaminate anche per utilizzarle nel ciclo di produzione. La diretta conseguenza è stato lo sfruttamento delle acque delle sorgenti a monte per l’utilizzo industriale da cui l’insufficienza di acqua per usi domestici, dovuta anche alla magra delle risorse idriche nel periodo autunnale/invernale. Attualmente Legambiente preme affinché venga chiarito da quanto tempo la popolazione dei comuni di Solofra e Montoro abbiano utilizzato acqua al tetracloroetilene, ma soprattutto che si avvii il prima possibile una completa caratterizzazione dell’area con attenzione alle falde e ai suoli ricadenti nell’area interessata dalla contaminazione dell’attuale SIR (ex SIN Bacino del Fiume Sarno) per una futura opera di bonifica. Ulteriore richiesta è l’auspicata separazione delle reti idriche ad uso civile e industriale, con l’introduzione di strutture del Consorzio ASI (Area di Sviluppo industriale) di Avellino, già presenti sul territorio e mai andate in funzione, che potrebbero essere propedeutiche per la realizzazione di una barriera idraulica che possa controllare l’aumento della falda contaminata".

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