Le comunità del Greco di Tufo contro l'Ato: "No al Biodigestore, sì allo sviluppo sostenibile"

La nota del comitato “Nessuno tocchi l’Irpinia”

Amici irpini, delle mille associazioni che operano sul territorio, Sindaci, amministratori, uomini e donne fieri di essere nati e vivere in questa terra, vi chiediamo di stringervi a noi in una grande battaglia di civiltà per impedire che il nostro territorio possa essere sfregiato da una ferita che non potrebbe più rimarginarsi.

Oggi tocca all’areale del “Greco di Tufo” DOCG. Domani potrebbe toccare a qualunque territorio dell’Irpinia.

La vicenda della localizzazione del biodigestore a Chianche, permessa dalla Regione Campania attraverso il bando a chiamata e non come conseguenza di una seria programmazione, e concretizzata da una scelta miope dell’ATO Rifiuti Avellino, non può lasciare indifferenti.

Decidere di costruire un biodigestore in un territorio da sempre vocato all’enologia e alla produzione di uno dei quattro DOCG campani, un bianco conosciuto ed apprezzato in Italia e nel mondo, è una mortificazione inaccettabile non solo per il nostro territorio ma per l’intera provincia.

Ad essere offesa è la storia secolare dei nostri avi che hanno dato la vita per rendere feconde queste terre, uno schiaffo violento ai tentativi di sviluppo ecosostenibile che tanti territori della nostra provincia stanno mettendo in campo con dedizione e intelligenza.

Con la stessa indignazione avremmo reagito se la localizzazione del biodigestore fosse stata immaginata nei preziosi terreni del “Taurasi”, del “Fiano”, del “Carmasciano”, di qualunque altro meraviglioso frutto della nostra straordinaria Irpinia.

Sgombriamo il campo dicendo chiaramente che un biodigestore calibrato alle reali esigenze di fabbisogno dei territori e del completamento del ciclo integrato dei rifiuti provinciale va fatto. Ma una decisione così importante, che segna il destino dei territori, deve essere presa nel rispetto di storie, tradizioni, vocazioni, prospettive di sviluppo esistenti e già ben individuate.

Oggi nei comuni del “Greco di Tufo” dovremmo ragionare su come investire fondi europei per le “Città del vino”, realizzare il Parco delle “Miniere di zolfo”, uno degli esempi di archeologia industriale più importanti d’Europa, il redigendo “Parco fluviale del fiume Sabato”, utilizzare l’evento storico della elettrificazione della linea ferroviaria, attrezzare e rendere queste aree turisticamente attrattive, migliorare infrastrutture rurali e la vivibilità dei piccoli centri, implementare i pregiati vigneti in armonia con la sostenibilità ambientale .

E, invece, ci troviamo a parlare incredibilmente di come realizzare in un simile territorio la filiera dei rifiuti che non produrrà alcun compost di qualità utile per l’agricoltura in quanto ci troveremo di fronte ad un impianto anaerobico che presenterà anche il problema dello smaltimento del percolato, oltre a tutta una serie di immaginabili conseguenze incompatibili con le caratteristiche e la vocazione dell’area.

Ecco perché ci rivolgiamo a tutta l’Irpinia, a tutte le sue laboriose e nobili comunità. La nostra non è una battaglia ideologica, è un Manifesto di resistenza e di libertà. Non è la battaglia in difesa di una singola filiera produttiva o di uno specifico territorio vitivinicolo, ma quella di un’idea generale di cambiamento che deve riguardare lo sviluppo sostenibile e partecipato dell’Irpinia intera.

Chianche è un sito inidoneo ad ospitare la filiera dei rifiuti solidi urbani per mille ragioni ampiamente spiegate in tanti anni di mobilitazione permanente, ma l’ATO Rifiuti Avellino, invece di elaborare un Piano d’Ambito in base alla peculiarità del territorio, evidenze socio-economiche e geo-territoriali, ha deciso la localizzazione dell’impianto nascondendosi dietro il pronunciamento di un’arbitraria commissione tecnica, addirittura giudicante. Quella che doveva essere una decisione politica, nel senso più nobile del termine, e cioè una scelta frutto di un’idea di sviluppo integrato della nostra provincia, è diventata la scelta di uno sterile gruppo di tecnici, del tutto disinteressati ad una visione complessiva della vicenda.

La scelta del biodigestore a Chianche è un inaccettabile atto d’imperio, un danno incalcolabile per un areale di pregio, un pericoloso esempio di quello che potrebbe accadere in qualunque altra area della nostra provincia. Per questo chiediamo la solidarietà di tutte le comunità irpine, di Sindaci, amministratori, consiglieri comunali, operatori economici e delle professioni, del mondo dell’associazionismo, delle forze sociali del lavoro e dell’impresa, dei movimenti in difesa dell’ambiente e del territorio, degli esponenti della cultura, della Scuola e dell’Università.

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A tutti rivolgiamo un accorato invito a sottoscrivere questo “Appello”, ad aderire al Comitato “Nessuno tocchi l’Irpinia”, a partecipare alla mobilitazione generale permanente in difesa di una idea giusta per il bene della provincia intera.

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