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Teatro Solofra

"Adda passà" non solo il Covid, ma anche la guerra: la duplice lettura di Michele Maffei

Il significato dello spettacolo, ideato e diretto dal Maestro Alfonso Grassi, è ancora attuale e viene spiegato dall'attore solofrano: "Ciò che accade sia all’interno del primo, sia del secondo atto, si vive oggigiorno"

Una chiusura con due date irpine, dopo una mini-tournée tra Baronissi, San Michele di Serino, Caserta e Solofra, per lo spettacolo “Adda passà”, ideato e diretto da Alfonso Grassi, con la partecipazione della Compagnia ArTeatro. L’opera del regista, impeccabile nell’adattare alcuni dettagli dello spettacolo ai giorni nostri, verrà messa in scena sabato 26 marzo 2022 al Teatro “Colosseo” di Baiano (ore 20:30) e domenica 27 marzo 2022 al Teatro “99 Posti” di Mercogliano (ore 18:30).

Lo spettacolo vedrà, soprattutto, la partecipazione di Michele Maffei, attore solofrano molto attivo nella promozione del teatro a livello locale e non solo, reduce dalla tournée della casertana BSS Studio di Rosario Fusco. Il performer ha svelato, ai microfoni di AvellinoToday, la duplice lettura, in chiave contemporanea, dell’opera del Maestro Grassi, nonché le sensazioni riguardanti la ripresa degli spettacoli e quel lento ritorno alla normalità che, si spera, possa pian piano tornare anche sul palcoscenico.

Qual è il significato di “Adda passà” che viene veicolato attraverso lo spettacolo teatrale del Maestro Alfonso Grassi?

“Già il titolo si riferisce a un periodo molto particolare e gli spettatori si sono immedesimati nell’idea del regista. ‘Adda passà’ è la frase pronunciata da Gennaro Iovine, all’interno dello spettacolo ‘Napoli Milionaria!’: ‘Adda passà a nuttata’. Ai giorni d’oggi, il messaggio che vogliamo comunicare è quello che possa andare via il Covid e, magari, anche la guerra in Ucraina. Lo spettacolo si divide in due atti: il primo parla de ‘La chiave di casa’, uno spettacolo già rivisitato in passato da Eduardo De Filippo; il secondo è una parte di ‘Napoli Milionaria!’, quella un po’ più vicina a noi, dove ci sono riferimenti ai bombardamenti e al contrabbando. Questi due atti danno importanza al titolo e alla sua duplice lettura: ‘adda passà’ tutto, sia il Covid, sia la guerra. Ciò che accade sia all’interno del primo, sia del secondo atto, si vive oggigiorno. Il Maestro Grassi ha dato quel tocco in più: non è la classica commedia riportata dal canovaccio sul palco, bensì resa attuale in un modo specifico, come se fosse accaduta ieri, oppure oggi”.

Qual è stato, finora, l’impatto a livello emotivo che lo spettacolo è riuscito a suscitare nel pubblico, in occasione delle tappe già svoltesi?

“Personalmente, ho vissuto l’entrata in scena in maniera molto adrenalinica, soprattutto a inizio dicembre, quando tutto iniziava pian piano a ripartire. Essere in scena dopo tanto tempo mi ha fatto riflettere e mi ha restituito quell’ansia da palcoscenico che, grazie alla tecnica e alla tanta esperienza fatta calcando i palcoscenici di tutta la Campania, avevo perso. Mi sono emozionato: ci tenevo subito a essere di nuovo in scena per capire le esigenze del pubblico, di cosa ha bisogno ora dopo un periodo brutto, legato alla pandemia. E ho capito che, oltre ad avere una serata un po’ più libera e rilassante, ha voglia anche di vivere e assaporare con noi le emozioni, non solo di assistere allo spettacolo e farsi la classica risata. Ho visto un avvicinamento del pubblico veramente molto forte, al di là degli applausi e del calore che ci è stato. Non è stato facile, inizialmente, vendere i biglietti, riportare la gente al teatro; però, a poco a poco, con l’aiuto dei vaccini e con il coraggio, il pubblico ci è stato vicino e lo è anche in questa mini-tournée che stiamo svolgendo ora”.

Ipotizzando un miglioramento della situazione epidemiologica nel periodo estivo, il teatro potrà finalmente ricominciare a pieno regime, sfruttando magari gli spazi aperti? E, da questo punto di vista, c’è già qualche progetto in cantiere?

“Io sono ottimista sul futuro del teatro e dell’intrattenimento inteso come spettacolo, anche se, dopo tanta esperienza, sia prima che durante il Covid, mi pongo l’interrogativo su quale sarà il futuro a distanza di due anni, vissuto con il Covid. Sicuramente, posso pensare a un teatro più sicuro all’aperto, magari con meno restrizioni e meno distanziamenti: molte volte, c’è già una barriera tra gli attori, ossia il palco, e il pubblico, vale a dire la platea. Attualmente, viviamo tre distacchi: tra il pubblico, il pubblico tra se stesso e il pubblico con il palco. Speriamo che tutto questo non accada più e che ci sia meno distanziamento tra la gente. Molte volte, anche durante uno spettacolo, fa bene ascoltare qualcuno che parla a bassa voce o che non ha seguito la scena precedente, chiedendo all’amico o all’amica che cosa sia successo. Anche questo fa teatro, magari in un modo più guitto, ma non ci dimentichiamo che i guitti hanno creato le fondamenta del teatro stesso. Quanto all’estate, ci sono dei festival molto importanti: vediamo come si evolve la situazione, sperando che vi sia una nuova normativa che possa dare al teatro il 100% dei posti, quindi una capienza piena. E, magari, anche meno restrizioni tra gli attori, avere di nuovo il contatto vero che ci è mancato e ci manca ancora”.

Quali saranno, infine, le iniziative teatrali che ti vedranno coinvolto in questa stagione primaverile che si accinge ad arrivare?

“Ci sarà un’importante iniziativa nella seconda settimana di aprile che incornicia il lavoro fatto da dieci anni a questa parte. Nel 2012, ho avuto la fortuna di dirigere un gruppo speciale, composto sia da giovani che meno giovani, che potesse realizzare ‘La Passione di Cristo’. Da allora mi sono appassionato, ho studiato tanto, abbiamo portato per tanti anni in scena questo spettacolo che consiste nella cronologia di tutto quello che è successo nelle ultime 24 ore del Nostro Signore. Da questo spettacolo, poi, è nato, all’interno di Miro Performers, la sezione ‘teatro sacro’, a cui viene data molta importanza. A distanza di dieci anni, ritornerò nella mia piazza, a Solofra, con lo spettacolo che mi ha dato tante soddisfazioni. È una Passione un po’ più rivisitata, una Passione che va a ricercare e a interrogare ognuno di noi su quello che è accaduto tanti anni fa. È una rappresentazione sacra che ci dà anche delle domande, ancora oggi”.

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