Martedì, 19 Ottobre 2021
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“L’Irpinia unita per i diritti umani”: opportunità di crescita e prova riuscita di rete

L'iniziativa si è conclusa con un incontro partecipato e denso di spunti di riflessione che ha avuto luogo a Casino del Principe ieri, 30 agosto

Si è conclusa con un incontro partecipato e denso di spunti riflessioni la mostra “L’Irpinia unita per i diritti umani – 50 storie troppo simili per essere diverse”. L’evento, organizzato da Amnesty International e 6000 Sardine ha portato in 9 diversi comuni della provincia 50 pannelli disegnati da Gianluca Costantini e recanti i volti di donne e uomini prigionieri di coscienza in 19 differenti paesi del mondo.
Grazie all’impegno di amministrazioni, associazioni del territorio e privati proprietari di attività, la nostra provincia si è unita nel nobile intento di sensibilizzare la comunità e chiarire il ruolo che possono e devono avere anche dei territori apparentemente lontani da quelle nazioni in cui la sospensione dei diritti umani è all’ordine del giorno.
Nel corso dell’ultimo appuntamento del programma, Lunedì 30 agosto al Casino del Principe, tanti sono stati gli interventi degni di nota.
Dopo i saluti di Luca Cioffi a nome dell’associazione “padrona di casa”, Avionica, è Claudio Petrozzelli – referente irpino delle 6000 Sardine e principale promotore della mostra, nonché neonominato consigliere comunale di minoranza al comune di Cesinali – a prendere la parola, per dichiararsi «davvero soddisfatto di questo percorso che ci ha portato in 14 giorni a fare rete con tante zone e realtà della provincia. Ho voluto fortemente che la mostra fosse gestita in forma diffusa, perché l’Irpinia merita di camminare insieme in questo genere di iniziative. Per una singola persona, o associazione, sarebbe stato impossibile organizzare un evento del genere: è stato l’impegno di chi si è messo in gioco e ci ha affiancato a creare tutto questo. Anche quando parliamo di diritti umani, un piccolo paese, da solo, forse non può fare tanto. È lavorando tutti insieme che si crea un movimento d’opinione che può indurre chi prende le decisioni, per esempio in merito ai rapporti tra l’Italia e l’Egitto, ad andare nella direzione del rispetto dei diritti umani».

«La vicenda di Patrick Zaki rappresenta il caso che ha bussato alla porta delle nostre coscienze – ha poi commentato Francesco Iandolo, consigliere comunale di Avellino Prende Parte – Ci ha mostrato quanto le violazioni dei diritti umani avvengano così vicine a casa nostra, perché purtroppo in Italia ci eravamo già dimenticati di Giulio Regeni. Nove comuni irpini hanno conferito la cittadinanza onoraria allo studente egiziano, un gesto simbolico importante che, però, rischia di diventare un modo comodo per lavarsi la coscienza e limitare a questo lo sforzo di un’amministrazione sul tema. Impegnarsi per i diritti umani non può essere uno spot o un’informazione di nicchia, ecco perché sto insistendo con l’amministrazione avellinese affinché parta una campagna comunicativa per diffondere la notizia dell’avvenuto conferimento della cittadinanza».

Anche diversi rappresentanti dei comuni irpini che hanno deliberato in tal senso non hanno fatto mancare il loro contributo all’incontro. Hanno preso la parola giovanissime consigliere comunali e referenti delle associazioni promotrici della proposta.

Noemi Aurisicchio, che siede in maggioranza nell’assise di Santa Paolina, ha ribadito che «quando si parla di diritti umani non c’è colore politico, sesso, genere, religione che tenga. Quello che è successo a Giulio Regeni, a Patrick Zaki, potrebbe succedere a chiunque di noi: andare in un altro paese per studiare e finire imprigionati, o magari uccisi. Conferire la cittadinanza onoraria a Patrick può diventare un forte segnale per lo Stato e le decisioni future».

«Nonostante tutti i problemi che abbiamo in Italia, possiamo dirci felici perché viviamo in un paese civile – ha esordito Carmen Del Regno, consigliera comunale di Montoro – Ma se abbiamo avuto la fortuna di nascere e crescere nella parte giusta del mondo, non dobbiamo vanificarla con l’indifferenza. Abbiamo il dovere di continuare a far sentire a Patrick che siamo con lui, che non è solo».

Adriana Guerriero, consigliera all’opposizione al comune di Grottolella, ha posto l’accento su quanto «quella della cittadinanza a Zaki, e dei diritti umani, sia una battaglia generazionale. Non è un caso che le proposte arrivino dagli amministratori più giovani. Non si può dire di no a chi lotta per questo, e noi dei comuni che abbiamo già approvato tale mozione ci impegneremo affinché ciò avvenga anche negli altri. Organizzeremo iniziative, faremo sit-in se necessario. Sperando che nel frattempo Patrick venga liberato presto, continueremo a fare la nostra parte».

A dimostrazione che gli stimoli possono venire anche fuori dalle istituzioni e che queste possano recepirli, per Atripalda ad intervenire è Antonio Di Gisi, dell’associazione Idea, promotrice della proposta di cittadinanza onoraria a Zaki poi accolta e votata dal consiglio comunale: «La mostra che abbiamo ospitato ci ha insegnato questo: che storie come quella di Patrick possono durate anche decenni e poiché ci sono parti politiche alle quali non interessa lottare per i diritti umani, dobbiamo insistere contro l’indifferenza».

Ha invece una buona dose di amarezza la testimonianza di Sabrina Polcari, consigliera comunale di Altavilla Irpina: «Quello del mio comune il classico caso in cui poiché una proposta è stata avanzata dall’opposizione non viene ascoltata. Molto diverso da quelli raccontanti dalle mie colleghe stasera, dove è stata ben accolta a prescindere dalla provenienza. Ad Altavilla la mozione di concedere la cittadinanza onoraria a Patrizk Zaki non è nemmeno arrivata in consiglio comunale. È stata completamente rigettata, perché ci è stato detto che può essere conferita soltanto a chi abbia maturato meriti nei confronti della comunità altavillese. Abbiamo provveduto ad un’integrazione che rispondesse ai limiti che ci sono stati indicati, ponendo l’accento sull’importanza della questione dei diritti umani, ma abbiamo anche deciso di fare un passo indietro e non insistere, perché non vogliamo che la storia di Patrick venga strumentalizzata e ridotta a motivo di beghe tra maggioranza e opposizione. Continueremo ad impegnarci sulla questione, ma fuori dalle aule istituzionali».

A tirare le somme, Tina Marinari, responsabile ufficio campagne di Amnesty International Italia, originaria di Montella e per questo «davvero felice che la mostra si sia svolta nella mia Irpinia. Le storie raffigurate dai disegni di Costantini sembrano lontane, “da film”, ma dopo 10 anni che svolgo questo ruolo posso dirvi che quando i diritti umani cominciano ad erodersi, prima o poi accade ovunque. Noi ci siamo accorti soltanto con la morte di Regeni cosa accade veramente in Egitto, all’indomani di quel 25 gennaio 2016. Eppure, proprio da quell’anno, l’Egitto è diventato il primo acquirente delle armi italiane, prima era il decimo. Vendiamo loro anche gli avanzati sistemi di sorveglianza con cui controllano gli attivisti, o i proiettili che usa l’esercito per far sfollare le manifestazioni di piazza. Qualunque governo, di qualunque colore, non ha mai interrotto gli scambi commerciali con questa nazione. Oggi sappiamo che, mentre veniva torturato nelle 17 ore in cui nessuno sapeva che fosse stato arrestato, a Patrick Zaki veniva soltanto chiesto ripetutamente perché fosse venuto in Italia a studiare e quali fossero i suoi rapporti con Regeni. Ed è bello sapere, quando anche noi attivisti ci rechiamo all’ambasciata egiziana a Roma e invece di essere ascoltati veniamo segnalati, che siamo supportati da chi, come voi, ha preso parte a questo evento. Più cresciamo e più dovranno ascoltarci. Soprattutto il nostro Stato, dovrà finalmente dare a Patrick Zaki il passaporto italiano».

L’associazione bolognese Station2Station, promotrice della raccolta firme per il conferimento della cittadinanza italiana a Zaki, ha inoltre fatto sapere in anteprima che sta organizzando un sit-in al Quirinale il prossimo autunno. L’Irpinia è stata chiamata a partecipare: risponderà?

 “L’Irpinia unita per i diritti umani – 50 storie troppo simili per essere diverse” è stata possibile grazie al contributo di: Avellino Prende Parte; Comune di Ariano Irpino; Comune di Atripalda; Comune di Baiano; Comune di Calitri; Comune di Cesinali; Comune di Montella; Comune di Montemiletto; Forum dei Giovani di Aiello del Sabato.

Partner organizzativi: 6000 Sardine d’Irpinia; AndyBar – Cesinali; associazione Avionica - Avellino; associazione Laika – Atripalda; associazione MiscaLab - Cesinali; associazione Wi Cast – Baiano; Consulta delle Donne – Montella; Forum dei Giovani di Ariano Irpino; Forum dei Giovani di Atripalda; Ludovico Van e Naima Libreria – Montemiletto; Pro Loco Mons Militum - Montemiletto.

Patrocinio morale: Comune di Aiello del Sabato; Comune di Avellino; Provincia di Avellino.

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