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Giovedì, 13 Giugno 2024
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L'Irpinia festeggia Santa Lucia: riti, tradizioni e storia

Riti e costumi che ruotano intorno al 13 dicembre, giorno che simbolicamente segna il passaggio dalle tenebre alla luce

Tutta l’Irpinia festeggia Santa Lucia che secondo alcuni testi è definita la patrona del capoluogo.

Una figura a cui la comunità è particolarmente devota e alla quale dedica riti, falò e piatti della tradizione. Un tempo la ricorrenza anticipava persino i regali di Natale, ai bambini si narrava che la Santa cavalcando un asinello, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre,  lasciasse un dolce ricordo del suo passaggio: biscotti, dolciumi o anche giocattoli.

La tradizione più comune in Irpinia, oggi, è quella dei cicci, unita al rituale di accendere i falò. I focaroni, sia nella lora forma conviviale che di simbolica purificazione, appartengono all’uomo fin dai tempi più remoti. Il fuoco è emblema della distruzione e della rinascita, di energia, protezione, di vittoria della Luce sulle tenebre. Da sempre l’uomo ha associato questo elemento al sacro e all’allontanamento di influssi malefìci e nel rituale del falò si fondono tra loro tradizioni pagane e cristiane.

L’accensione del fuoco nel giorno in cui ricade la festa di Santa Lucia è la vittoria della luce sulle tenebre, ma è anche un evento che annuncia l’arrivo del Natale, un gioioso evento per adulti e bambini.

Il PROVERBIO 

Il proverbio dice: «Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia», perché prima della riforma del calendario Gregoriano, la notte di Santa Lucia cadeva il giorno del solstizio d’inverno. Per i nostri nonni è ancora così, il 13 dicembre è la notte più lunga dell'anno, ma soprattutto un giorno in cui si celebra la patrona d'Irpinia. Pare che, anticamente, per omaggiarla i devoti preparassero i vari cereali per poi regalarli alla gente della zona. Tale generosità era l’espressione del voto fatto a Santa Lucia, presumibilmente, per grazia ricevuta, un modo per compensare il beneficio avuto compiendo un gesto caritatevole nei confronti della comunità.

Chi è Santa Lucia

 Il 13 dicembre è il giorno in cui viene celebrata Santa Lucia, la martire che in questa data nell’anno 304 d. C. morì a seguito delle persecuzioni di Diocleziano. La leggenda narra che la giovane, originaria di Siracusa, si unì a un pellegrinaggio al sepolcro di sant’Agata per pregare per la madre Eutichia malata, insieme a quest’ultima. Giunta al sepolcro, si addormentò e le apparve in sogno sant’Agata. Al risveglio, trovò la madre guarita e decise di consacrare la propria esistenza a Cristo: donò le sue ricchezze in beneficenza e rifiutò il suo promesso sposo, il quale la denunciò come cristiana. Durante il processo, Lucia professò la propria fede e il magistrato la fece trascinare in un postribolo. Il suo corpo divenne così pesante che fu impossibile muoverlo. Allora, si decise di condannarla al rogo, ma le fiamme non la scalfirono. Fu quindi decapitata e, prima di morire, profetizzò la fine di Diocleziano e la pace per la Chiesa.

La santa nell’iconografia è spesso rappresentata con gli occhi in mano o poggiati su un vassoio. Questo probabilmente si deve al suo nome, che deriva dal latino lux, «luce». Lucia è considerata la protettrice della vista, degli occhi e degli oculisti. Si narra che le furono strappati gli occhi o addirittura che lei stessa se li fosse strappati per non cedere alle lusinghe del peccato.

Cosa dice la tradizione in Irpinia 

In alcuni testi si legge che Santa Lucia è la protettrice di tutto il capoluogo e che anticamente per omaggiarla i devoti preparavano i vari cereali per poi regalarli alla gente della zona. Tale generosità era l’espressione del voto fatto a Santa Lucia, presumibilmente, per grazia ricevuta, un modo per compensare il beneficio avuto compiendo un gesto caritatevole nei confronti della comunità.

Sono infatti proprio i cicci – quei piccoli legumi tondi e colorati – a ricordare gli occhi delle Santa cui i fedeli si rivolgono in questo giorno. Cicci in dialetto sono i legumi che vanno a comporre la tipica zuppa di Santa Lucia, una pietanza calda robusta, la cui preparazione inizia il 12 dicembre. 

La tradizione secolare vuole che i legumi vengano messi in ammollo per circa 12 ore, per poi essere bolliti. Una volta cotti si uniscono ad un soffritto di peperoni tondi sottaceto e conditi con olio e aglio. Chiaramente la ricetta varia di famiglia in famiglia, ma ciò che più risalta è che tutt'oggi la zuppa viene preparata nelle case irpine o acquistata presso le migliori gastronomie. 

In molte case questa tradizione continua attraverso la condivisione con i propri cari di un piatto che riflette odori e sapori della civiltà contadina che un tempo predominava nella nostra bella Irpinia: i cicci di Santa Lucia.

La tradizione dei Falò 

In tutta la provincia avellinese il 13 dicembre si accendono i falò. È un rito pagano legato alle radici rurali. Dalla Valle del Sabato all'Ufita sino alla Bassa Irpinia, ogni comunità si ritrova intorno al fuoco. Il fuoco, come sempre accade, segna un passaggio importante: quello dal buio alla luce, le giornate torneranno gradualmente ad allungarsi. Lucia è la custode del giorno più corto e più buio dell’anno, e per questo viene a portare luce, come già indica il suo nome. 

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