La storia straordinaria di San Giuseppe Moscati e il legame con l'Irpinia

Il paese di Santa Lucia di Serino è legato a San Giuseppe Moscati ed alla sua famiglia di origine che ebbe qui i natali come testimonia Palazzo Moscati del XVII secolo, che fu la dimora estiva del Santo

Il 16 novembre è la festa di San Giuseppe Moscati, il medico dei malati canonizzato da Papa Giovanni Paolo II nel 1987. 

La sua festa liturgica si è sempre celebrata il 16 novembre, ma il calendario ecclesiastico del 2001 lo riportò al dies natalis del 12 aprile.

Tuttavia la tradizione lo ricorda sempre in questa data. Oggi alle 17.00 ci sarà la consueta celebrazione presso l'ospedale Moscati di Avellino. Mentre a Santa Lucia di Serino, paese natio del papà di Moscati, si terrà la messa alle 18.00.

Biografia 

Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880.

Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua prima comunione nella festa dell'Immacolata del 1888. Dal 1889 al 1894 Giuseppe compì i suoi studi ginnasiali e poi quelli liceali al " Vittorio Emanuele ", conseguendovi con voti brillanti la licenza liceale nel 1897, all'etá di appena 17 anni. Pochi mesi dopo, cominciò gli studi universitari presso la facoltà di medicina dell'Ateneo partenopeo.

E' possibile che la decisione di scegliere la professione medica sia stata in parte influenzata dal fatto che negli anni dell'adolescenza Giuseppe si era confrontato, in modo diretto e personale, con il dramma della sofferenza umana. Nel 1893, infatti, suo fratello Alberto, tenente di artiglieria, fu portato a casa dopo aver subito un trauma inguaribile in seguito ad una caduta da cavallo. Per anni Giuseppe prodigò le sue cure premurose al fratello tanto amato, e allora dovette sperimentare la relativa impotenza dei rimedi umani e l'efficacia dei conforti religiosi, che soli possono darci la vera pace e serenità. È comunque un fatto che, fin dalla più giovane età, Giuseppe Moscati dimostra una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui; ma il suo sguardo non si ferma ad esse: penetra fino agli ultimi recessi del cuore umano. Vuole guarire o lenire le piaghe del corpo, ma è, al tempo stesso, profondamente convinto che anima e corpo sono tutt'uno e desidera ardentemente di preparare i suoi fratelli sofferenti all'opera salvifica del Medico Divino.

Il 4 agosto 1903, Giuseppe Moscati conseguì la laurea in medicina con pieni voti e diritto alla stampa, coronando così in modo degno il " curriculum " dei suoi studi universitari. A distanza di cinque mesi dalla laurea, il dottor Moscati prende parte al concorso pubblico indetto per l'ufficio di assistente ordinario negli Ospedali Riuniti di Napoli; quasi contemporaneamente sostiene un altro concorso per coadiutore straordinario negli stessi ospedali, a base di prove e titoli. Nel primo dei concorsi, su ventun classificati, riesce secondo; nell'altro riesce primo assoluto, e ciò in modo così trionfale che - come si legge in un giudizio qualificato - " fece sbalordire esaminatori e compagni ".

Dal 1904 Moscati presta servizio di coadiutore all'ospedale degl'Incurabili, a Napoli, e fra l'altro organizza l'ospedalizzazione dei colpiti di rabbia e, mediante un intervento personale molto coraggioso, salva i ricoverati nell'ospedale di Torre del Greco, durante l'eruzione del Vesuvio nel 1906.

Negli anni successivi Giuseppe Moscati consegue l'idoneità, in un concorso per esami, al servizio di laboratorio presso l'ospedale di malattie infettive " Domenico Cotugno ". Nel 1911 prende parte al concorso pubblico per sei posti di aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti e lo vince in modo clamoroso. Si succedono le nomine a coadiutore ordinario, negli ospedali e poi, in seguito al concorso per medico ordinario, la nomina a direttore di sala, cioè a primario. Durante la prima guerra mondiale è direttore dei reparti militari negli Ospedali Riuniti. A questo " curriculum " ospedaliero si affiancano le diverse tappe di quello universitario e scientifico: dagli anni universitari fino al 1908, il Moscati è assistente volontario nel laboratorio di fisiologia; dal 1908 in poi è assistente ordinario nell'Istituto di Chimica fisiologica. Consegue per concorso un posto di studio nella stazione zoologica. In seguito a concorso viene nominato preparatore volontario della III Clinica Medica, e preposto al reparto chimico fino al 1911. Contemporaneamente, percorre i diversi gradi dell'insegnamento.

Nel 1911 ottiene, per titoli, la Libera Docenza in Chimica fisiologica; ha l'incarico di guidare le ricerche scientifiche e sperimentali nell'Istituto di Chimica biologica. Dal 1911 insegna, senza interruzioni, " Indagini di laboratorio applicate alla clinica " e " Chimica applicata alla medicina ", con esercitazioni e dimostrazioni pratiche. A titolo privato, durante alcuni anni scolastici, insegna a numerosi laureati e studenti semeiologia e casuistica ospedaliera, clinica e anatomo-patologica. Per vari anni accademici espleta la supplenza nei corsi ufficiali di Chimica fisiologica e Fisiologia. Nel 1922, consegue la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione.

Celebre e ricercatissimo nell'ambiente partenopeo quando è ancora giovanissimo, il professor Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Queste ricerche di pioniere, che si concentrano specialmente sul glicogeno ed argomenti collegati, assicurano al Moscati un posto d'onore fra i medici ricercatori della prima metà del nostro secolo.

Non sono tuttavia unicamente e neppure principalmente le doti geniali ed i successi clamorosi di Moscati - la sua sicura metodologia innovatrice nel campo della ricerca scientifica, il suo colpo d'occhio diagnostico fuori del comune - che suscitano la meraviglia di chi lo avvicina. Più di ogni altra cosa è la sua stessa personalità che lascia un'impressione profonda in coloro che lo incontrano, la sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini.  Moscati è uno scienziato di prim'ordine; ma per lui non esistono contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato. L'accettazione della Parola di Dio non è, d'altronde, per Moscati un semplice atto intellettuale, astratto e teorico: per lui la fede è, invece, la sorgente di tutta la sua vita, l'accettazione incondizionata, calda ed entusiasta della realtà del Dio personale e dei nostri rapporti con lui.

Moscati vede nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni. E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così Moscati diventa l'apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico, il Divino Pastore e conduce a lui gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Mentre gli anni progrediscono, il fuoco dell'amore sembra divorare Giuseppe Moscati. L'attività esterna cresce costantemente, ma si prolungano pure le sue ore di preghiera e si interiorizzano progressivamente i suoi incontri con Gesù sacramentato.

Quando, il 12 aprile 1927, Moscati muore improvvisamente, stroncato in piena attività, a soli 46 anni, la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole: " È morto il medico santo ". Queste parole, che riassumono tutta la vita del Moscati, ricevono oggi il suggello ufficiale della Chiesa.

Il legame con l'Irpinia

Un aspetto poco conosciuto della vita di Giuseppe Moscati è il legame con la sua terra “natale”. Moscati nasce a Benevento, ma la sua famiglia era di Santa Lucia di Serino, comune con il quale mantiene un rapporto importante.

Famiglia gentilizia e cattolica

La famiglia Moscati, d’origine gentilizia, è presente in Santa Lucia di Serino sin dal sec. XVI e numerosi documenti la indicano già in tale epoca come ricca ed influente. Capostipite del casato è Palmiero Moscati (1480-1560), guarda caso medico come il suo virtuoso discendente. 

Sarà suo pronipote Domenico (1608-1675), laureato in legge, ad abbellire ed ingrandire la sua dimora cinquecentesca che è poi quella in cui nasce nel 1836 il magistrato Francesco Moscati, padre di san Giuseppe. Nel 1867 l’apprezzato uomo di legge, nonché di profonda fede, è costretto, per motivi di lavoro, a lasciare l’amato paese natio, ma ogni anno vi torna in villeggiatura, con tutta la famiglia. 

Nel 1868, infatti, sposa donna Rosa De Luca dei marchesi di Roseto la quale gli dona nove figli. Uno di questi, l’ingegnere Eugenio, testimone al processo di canonizzazione del fratello Peppino, così li rammenta: «I nostri genitori furono ferventissimi cristiani e come prova vada la loro scrupolosità nell’educarci in grembo alla religione cattolica colla frequenza esatta dei doveri cristiani e con la recita quotidiana del santo rosario alla Madonna».

Palazzo Moscati 

Confinante con il Monastero delle Clarisse, il cinquecentesco Palazzo Moscati (già Chiarella) fu acquistato nel 1653 da Domenico Moscati per la famiglia. Qui nacque il 12 ottobre 1836 Francesco Moscati, padre del santo. Francesco, già magistrato, conduceva in villeggiatura a Santa Lucia di Serino, ogni anno, la sua famiglia: rivive le memorie dell’infanzia e della gioventù, rinsalda i rapporti con amici e parenti e, grazie alla presenza del cugino sacerdote Don Carmelo, può dedicare maggior tempo alla sua vita spirituale. Presso la cappella gentilizia dedicata alla Madonna del Carmine, Francesco Moscati con tutta la famiglia partecipa all’Eucaristia ogni giorno. Il legame con Santa Lucia di Serino e particolarmente con la casa delle origini, è ereditato, fra tutti, specialmente dal giovane Giuseppe. Trascorrendo le vacanze estive, compone poesie piene di sensibile slancio. Diventato medico, immerso nel silenzio degli alberi e dei fiori, mentre coltiva la vita di preghiera e di studio, da questo Palazzo corre immancabilmente al capezzale di tanti che avevano bisogno delle sue cure.

Casa Museo

Il progetto è quello di trasformare una porzione del Palazzo Moscati presente nel centro storico di Santa Lucia di Serino (AV) in Museo che custodisca la memoria storica della famiglia del Santo, delle sue origini, della sua grande passione per Serino. 

Grazie all'impegno del Parroco Don Luca, dopo aver acquistato l’appartamento, sono in corso le opere di restauro. Altro momento fondamentale sarà recuperare, insieme alla mobilia dell’epoca e ad alcuni oggetti appartenuti al santo già presenti, le tante immagini devozionali di San Giuseppe Moscati (stampe dell’epoca, dipinti su tela) per creare la sala della devozione popolare in cui raccontare ai pellegrini, con gli oggetti raccolti, l’amore dei luciani e degli irpini in generale verso il santo concittadino.

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