Lunedì, 15 Luglio 2024
Cultura

Federico Guglielmi svela 'Be My Guru': "Ho sempre avuto il pallino di promuovere realtà alternative"

A Villa Amendola si parla di rock australiano e neozelandese degli anni Ottanta, ma anche dello stato dell'arte dell'editoria musicale italiana: "I ragazzi, prima, si avvicinavano alla musica attraverso i dischi. Ora, lo fanno attraverso le piattaforme in streaming"

Presso Villa Amendola, si è tenuta la presentazione del libro di Federico Guglielmi, dal titolo "Be My Guru. I magnifici anni '80 del rock australiano e neozelandese", edito da CRAC.

Federico Guglielmi svela 'Be My Guru': "Ho sempre avuto il pallino di promuovere realtà alternative"

"Una scena underground, genuina e rock 'n roll con un'infinità di proposte diverse, unite da un filo conduttore"

Giornalista musicale, ideatore, redattore, direttore delle più importanti riviste di settore negli ultimi 40 anni, ma anche autore e conduttore radiofonico per la Rai, Guglielmi affronta l'argomento principale della sua opera: "Si parte dagli anni Settanta-Ottanta con i prodomi del punk e si arriva fino ai primissimi anni Novanta. È stata una scena molto bella, ricca, viva che mi ha appassionato tantissimo: una scena underground, ma con qualche gruppo che è emerso con un riscontro più ampio a livello di pubblico. Una scena molto genuina, molto rock 'n roll con un'infinità di proposte diverse che, tuttavia, avevano un filo conduttore, insito proprio in questa genuinità e nell'originalità della proposta. Aspetto peculiare delle band australiane di quel periodo era il fatto che ognuna di esse avesse un'identità, sebbene si potessero riscontrare riferimenti più generici".

"Vedo un pubblico che si assottiglia e uno scarso interesse da parte dei più giovani per l'approfondimento"

Ma il libro di Federico Guglielmi affronta anche un altro tema importante: la forte crisi dell'editoria musicale italiana. "Scrivo di musica dal '79, mi sono occupato anche di musica di massa, seppur di qualità. Ho sempre avuto il pallino di promuovere realtà alternative: l'ho fatto in radio alla Rai, sui libri e su tantissime riviste. L'idea è quella di continuare nel tentativo di dare risalto a queste realtà. Il problema è che siamo di fronte a una lotta impari: tutti i mezzi di informazione - e sempre più, con il passare del tempo - sono assolutamente standardizzati. Le radio hanno le playlist che trasmettono tutte le stesse canzoni, in televisione praticamente non c'è nulla, su Internet governa Spotify. Per cui la situazione è peggiorata enormemente: vedo, purtroppo, un pubblico che si assottiglia, vedo scarso interesse da parte dei più giovani per l'approfondimento. I ragazzi, prima, si avvicinavano alla musica attraverso i dischi. Ora, lo fanno attraverso le piattaforme in streaming, che ti offrono un'infinità di contenuti gratis: una sorta di bulimia, di fretta che, tuttavia, non porta ad approfondire".

Una crisi che, conclude Guglielmi, si estende anche in ambito giornalistico: "Su Internet trovi informazioni di qualunque tipo. Non mi voglio soffermare sulla qualità, però la trovi gratis, stando dentro casa o girando con il cellulare in mano, mentre le riviste o libri sono oggetti che devi comprare e leggere e ai quali devi dedicare attenzione".

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