Sabato, 25 Settembre 2021
Cultura

Giuseppe Iannaccone, avvocato e collezionista: espone alla Triennale di Milano

La mostra milanese riunisce ben 96 opere legate al periodo cui Iannaccone è maggiormente interessato, celebrandone i protagonisti

Partì a sedici anni dall’Irpinia. Il suo sogno era di fare l’avvocato ad alti livelli. E’ stato ambizioso fin da piccolo Giuseppe Iannaccone, classe 1955, figlio di Tommaso e Mariaconsiglia Sarno. Quel giovane dopo essersi laureato in Giurisprudenza all’Università degli studi di Milano nel 1978, cinque anni dopo fondò lo studio legale da lui oggi presieduto.

E’ fra gli avvocati più quotati del foro milanese Giuseppe Iannaccone. Quando entri nel suo studio sembra di trovarti in una galleria d’arte. Ebbene tra una udienza e l’altra, l’avvocato Iannaccone ha coltivato la passione per l’arte. Collezionista fin dagli anni Ottanta per passione e curiosità, Iannaccone trovò nell’arte un rifugio dalla vita quotidiana su suggerimento di un amico. Affascinato dalla creatività italiana dell’epoca compresa fra le due guerre mondiali, l’avvocato scelse di inserire nella propria raccolta gli artisti “non allineati”, lontani dai canoni novecenteschi e dal ritorno all’ordine, basandosi esclusivamente sul proprio istinto.

Oggi la Triennale di Milano, con la partecipazione di Marie Claire Maison, gli rende omaggio attraverso l'eccezionale esposizione Collezione Giuseppe Iannaccone. Italia 1920 − 1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé. In scena fino al 19 marzo, la rassegna − curata da Rischa Paterlini e Alberto Salvadori − presenta i capolavori espressionisti italiani degli anni Trenta.

La mostra milanese riunisce ben 96 opere legate al periodo cui Iannaccone è maggiormente interessato, celebrandone i protagonisti.

Giuseppe Iannaccone è uno dei collezionisti più importanti dello Stivale: col tempo tra casa, studio e deposito è in possesso di 450 opere.

“Questa raccolta traccia le mie radici nell'arte e rivela quello che cerco in un'opera: l'esaltazione lirica della persona, dei suoi sentimenti e delle sue sofferenze”, spiega Iannaccone a Marie Claire. Si tratta di lavori originali, realizzati da quegli autori che durante il ventennio fascista si sono opposti all’estetica del regime. Maestri straordinari come Renato Birolli, Aligi Sassu, Emilio Vedova (del gruppo antinovecentista Corrente). E ancora, Gigi Chessa, Francesco Menzio, Carlo Levi (dei Sei di Torino), fino agli esponenti della Scuola Romana di Via Cavour, tra i quali Mario Mafai, Scipione e Antonietta Raphaël.

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