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Grande successo per l'esposizione di Caroline Geys e Brian Murphy ad Avellino

I due artisti internazionali riscuotono grandi consensi per "Tracce Geometriche" il lavoro creato esclusivamente per la mostra alla galleria AXRT Contemporary Gallery di Avellino

Continua senza sosta l’esposizione di Caroline Geys e Brian Murphy. I due artisti raccolgono consensi nel capoluogo irpino. Tracce Geometriche è il titolo del lavoro creato esclusivamente per la mostra alla galleria AXRT Contemporary Gallery di Avellino.  Il lavoro di Caroline e Brian è stato quello di tracciare dei percorsi legati al luogo di nascita, al viaggio quotidiano tra passato e presente. Tracce per ricordare dove siamo stati, dove stiamo andando. Una mappa metaforica sul “viaggio”. Le opere saranno in esposizione fino al 16 giugno 2019. 

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Avellino Today ha intervistato Brian e Caroline. Ecco le loro dichiarazioni: 

Brian, quale è stato l’approccio di Avellino alle sue opere? 

“Ritrovarsi in un luogo nuovo è fonte di ispirazione per il mio lavoro. Sono rimasto profondamente affascinato dai colori e dagli “strati” che caratterizzano questa città. Io osservo e questi dettagli mi aiutano sempre a sviluppare nuove idee”. 

Cosa significa per un artista internazionale avvicinarsi allo stile culturale tipicamente italiano? 

“Io sono molto soggettivo. Mi piace comprendere le differenze. Io mi concentro sul rapporto più intimo che c’è tra gli individui”.  

Cosa significa, per te, creare un’opera “di rottura”? 

“Significa non avere un ruolo. Io sono un autodidatta. Lavoro con gli occhi di un bambino che vuole dare valore ai sentimenti e, per me, questo, significa andare contro gli schemi”. 

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Caroline, con allegria e disponibilità, c’ha descritto la sua ricerca artistica.  

Caroline, nelle tue opere ci vedo anche un qualcosa di musicale. 

“Per me, la musica è una componente fondamentale della mia vita. Mio nonno insegnava batteria e mio padre era direttore d’orchestra. Entrambi mi hanno trasmesso quella “nota” che mi piace sempre inserire nelle mie opere. È un legame certamente molto forte. Melodia, armonia e rigore non possono mancare”.  

Quanto è importante il talento, innato e spontaneo, rispetto allo studio, nella tua arte? 

“Io sono autodidatta. Mio padre era un collezionista d’arte e, da piccola, ho lavorato sulla sensibilità e la volontà di apprendere i capolavori accanto a cui sono cresciuta. La mia curiosità e sensibilità. I miei primi lavori erano molto più “organici”. La mia evoluzione mi ha portato ad avere più rigore”. 

Se volessimo scegliere una parola per descrivere questa mostra, che termine potremmo utilizzare? 

“Senza ombra di dubbio ‘Topography’ - topografia (N.D.R.)”.  

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