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Miele cinese nei supermarket, Coldiretti: "Preferite quello irpino"

Grazie al clima e il territorio il miele irpino è tra i più ricercati

"Preferire il miele irpino a quello straniero, dando sempre un'occhiata all'etichetta". E' il consiglio di Coldiretti Avellino, alla luce dell'aumento delle quote di importazioni dall'estero in particolare da Cina e Romania. La Campania rappresenta circa il 10 % della produzione nazionale di miele con circa 1 milione di kg all'anno e un valore stimato in 7/8 milioni di euro (stima Assessorato Agricoltura Regione Campania). A guidare le province produttrici di miele è Benevento con circa il 24% del totale, seguita a ruota da Avellino con il 23%, poi Napoli con il 20%, Salerno con il 17% e Caserta con il 16%. Le particolari condizioni climatiche e territoriali rendono l'Irpinia ricca di numerose specie vegetali utili alle api: dalle fioriture spontanee, alle piante foraggere agli alberi da frutto. Se ne ricavano dunque molteplici qualità che rendono il miele irpino tra i più ricercati sia per consumo nella dieta quotidiana che come ottimo ingrediente per la preparazione di dolci. Le aziende irpine sono più diffuse nell'area dell'Ufita e nei comuni di Calitri e Ariano Irpino che hanno una forte tradizione in questo settore. Per quel che riguarda la produzione di miele si nota che, oltre al classico millefiori, prevale quello monoflora (oltre il 65% del totale), tra questi quello di sulla, castagno, acacia e, grazie al nomadismo, quello di arancio. Viene prodotto, in quantità modeste, anche il miele di tiglio e quello di ciliegio. "Il nostro consiglio è di rivolgersi direttamente ai produttori o ai mercati di Campagna Amica - sottolinea il direttore di Coldiretti, Salvatore Loffreda - preferendo alimenti biologici, imparando a leggere le etichette e scegliendo la qualità alla quantità o alla convenienza economica. In Italia due vasetti di miele su tre venduti nei negozi e supermercati contengono in realtà miele straniero ed è bene che il consumatore lo sappia". Purtroppo i barattoli di prodotto cinese, ungherese e rumeno hanno superato quest'anno la produzione nazionale. "Se nel 2015 gli arrivi di prodotto straniero hanno raggiunto il massimo di sempre - sottolinea Coldiretti - salendo a quota 23,5 milioni di chili, il 2016 vede così aggravarsi il fenomeno, con il 20% del prodotto straniero che arriva peraltro dalla Cina, dove è consentito l'uso del polline Ogm, così come in Romania, paese che si colloca nella classifica dei principali esportatori in Italia, guidata da un'altra nazione dell'Est, l'Ungheria. Aumenta dunque - denuncia la Coldiretti - il rischio di portare in tavola prodotti spacciati per Made in Italy, ma provenienti dall'estero, spesso di bassa qualità e per questo occorre verificare con attenzione l'origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm è riconoscibile attraverso l'etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell'Unione Europea, l'etichetta - continua la Coldiretti - deve riportare l'indicazione "miscela di mieli originari della CE"; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta "miscela di mieli non originari della CE", mentre se si tratta di un mix va scritto "miscela di mieli originari e non originari della CE". Il problema - rileva Coldiretti - è però che le stesse regole non valgono se il miele viene usato come ingrediente, come accade nei biscotti e negli altri dolci come, ad esempio, il torrone, dove la presenza di prodotto straniero non viene dichiarata in etichetta.

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