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Laceno d’oro International Film Festival, Marco D'Amore presenta "Napoli Magica": "Un lavoro di stereotipi che svela i segreti della città"

L'attore casertano, nella regia, esprime tutta la sua creatività e versatilità, realizzando complessi percorsi tra realtà e finzione

Evento speciale oggi al Cinema "Partenio", nell'ambito del Laceno d'Oro International Film Festival, riflettori sull'attore e regista Marco D'Amore, che ha incontrato il pubblico avellinese per la proiezione di "Napoli Magica", il suo nuovo film. A poco più di 40 anni, Marco D'Amore è molto amato dal pubblico, per aver interpretato il ruolo di Ciro Di Marzio in "Gomorra-La Serie". Nella regia, esprime tutta la sua creatività e versatilità, realizzando dei percorsi tra realtà e finzione. Con "L'Immortale", ha vinto, tre anni fa, Il Nastro d'Argento come miglior regista esordiente.

Laceno d’oro International Film Festival, Marco D'Amore presenta "Napoli Magica"

Casertano di nascita, fortemente radicato nella tradizione culturale napoletana, l'attore e regista ha già ottenuto ampi consensi dalla critica per "Napoli Magica", fuori concorso al Festival di Torino: "Sono orgoglioso della partecipazione del mio film al Laceno d'Oro. È una kermesse molto prestigiosa, nata dall'intuito di Pier Paolo Pasolini, che sostenne i fondatori del festival, Camillo Marino e Giacomo D'Onofrio. Inoltre, sono molto incuriosito dalle reazioni del pubblico avellinese, cui sono molto affezionato, essendo già stato ad Avellino, quando ho calcato il palcoscenico teatrale. Il successo è della gente che va al cinema. Ho definito gli spettatori come dei partigiani che vanno in trincea".

"Un modo per creare un'aspettativa intimistica sulla storia della città"

In "Napoli Magica", il regista ricopre anche il ruolo d'interprete, accanto a Gigio Morra, Marcello Romolo, Andrea Renzi, Marianna Fontana, Gennaro Di Colandrea e Giovanni Ludeno: "Napoli Magica è un film di luoghi comuni, un lavoro di stereotipi: riguarda tutto ciò che viene detto di Napoli, svelando ciò che c'è dietro. Ci sono delle derive rispetto a questi luoghi comuni: dopo la morte, vado a vedere cosa si vede. Si percepisce che siamo nulla. Questo film - continua D'Amore - è nato da una sollecitazione di Luciano Stella e Roberto Visone, e che mi hanno chiesto un documentario sulla città partenopea. L'idea di questo tipo di racconto, non mi piaceva, il documentario secondo me non era il solo linguaggio per narrare Napoli, sempre sospesa tra realtà e sogno. Così, la scrittura prevede, oltre al racconto dei luoghi, la finzione".

Un modo nuovo, dunque, di realizzare l'impostazione scenica, creando un'aspettativa intimistica sulla storia della città. Le atmosfere si arricchiscono di suggestioni, ispirate dalla bellezza del viaggio nel cuore di Napoli, attraverso le emozioni: "Facciamo un giro - precisa D'Amore - tra il Cimitero delle Fontanelle, la Cappella del Cristo Velato, le Catacombe di San Gaudioso, passando per la Biblioteca dei Gerolamini, Castel dell'Ovo. Un itinerario fatto di ricerca delle sensazioni più profonde, che accompagnano anche la narrazione di finzione, come, ad esempio, un personaggio tradizionale, Pulcinella, che appare un po' demoniaco".

"Ognuno ha un proprio modo di raccontare il rapporto con Napoli, il mio coglie l'essenza dell'identità"

Il film è ricco delle atmosfere tradizionali, che sono intrise di miti e leggende. Il Caronte delle Anime Pezzentelle si manifesta come una figura a metà tra mito e realtà: "Sono molto aperto alle osservazioni degli spettatori avellinesi - conclude D'Amore - che potrebbero essere inerenti all'assenza di alcuni luoghi di Napoli, o alla riflessione sulle diverse anime della città, a quanto emerge da uno sguardo critico verso la mia opera. Ognuno ha un proprio modo di raccontare il rapporto con la metropoli campana, il mio è solo un esempio tra gli altri, che coglie l'essenza dell'identità. Alcuni mi hanno accusato di essere autoreferenziale: non hanno capito che, se non avessi adottato questo registro, non sarei riuscito nell'intento di comunicare questo messaggio. Pasolini ha paragonato la nostra civiltà a quella dei Tuareg: contraria al progresso e radicata alle proprie origini, per questo motivo, forse, destinata a morire. Spero che, con questo Natale, possiamo toglierci un po' di anni difficili da dosso. L'esperienza di Ciro Di Marzio? Ha avuto una vita lunga e una degna fine. Certi personaggi sono inarrivabili e non basta una vita per comprenderli. Ma sono io che approfitto del personaggio di Ciro Di Marzio, non lui di me".

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