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Sabato, 21 Maggio 2022
Economia

Pensioni, ultime notizie: tutte le novità della riforma del governo

Pensioni, a che punto siamo? La riforma annunciata dal governo potrebbe essere adottata per decreto legge

Pensioni, a che punto siamo? La riforma annunciata dal governo potrebbe essere adottata per decreto legge. Ad annunciarlo all'Adnkronos, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che spiega: "Stiamo valutando anche l'ipotesi del decreto legge. L'alternativa è un emendamento alla manovra". Quanto alle novità in arrivo, Durigon conferma gran parte delle ipotesi circolate: da quota 100 con 38 anni di contributi e 62 di età, alla reintroduzione delle finestre d'uscita, passando per il contributo di solidarietà per le pensioni d'oro che dovrebbe portare poco più di un miliardo di euro nelle casse dello Stato in 5 anni.

Pensioni ultime notizie: le novità in arrivo su quota 100, Ape Social e contributo di solidarietà

Per quando riguarda quota 100, nelle intenzioni del governo potranno lasciare anticipatamente il lavoro le persone con almeno 38 anni di contributi e 62 di età. Sono reintrodotte le cosiddette finestre d'uscita nel numero di quattro, una ogni tre mesi, il che significa che per uscire dal lavoro una volta raggiunto il requisito occorre aspettare la prima finestra utile. Viene comunque ipotizzato un meccanismo di finestra mobile di 3 mesi che fa in modo che dalla maturazione del requisito non si superano mai i tre mesi per andare in pensione. Per i dipendenti pubblici, oltre al meccanismo delle finestre viene introdotto anche un preavviso di 6 mesi che servirà agli uffici per gestire eventuali richieste massicce che potrebbero mettere in difficoltà il funzionamento stesso della macchina amministrativa.

Per le pensioni cosiddette d'oro potrebbe essere introdotto un contributo di solidarietà per 5 anni accompagnato dal raffreddamento dell'indicizzazione. In particolare, il contributo di solidarietà dovrebbe portare poco più di un miliardo di euro nelle casse dello Stato in 5 anni e colpirà le pensioni di importo lordo superiore a 90.000 euro annui con scaglioni differenziati: per gli importi superiori a 90mila euro, ma inferiori a 130mila euro, il taglio sarebbe dell’8%, per salire al 12% per le pensioni fino a 200mila euro, al 14% per quelle fino a 350mila euro lordi annui, per poi passare al 16% per quelle fino a 500mila euro lordi annui, per arrivare al 20% se la pensione supera la soglia dei 500 mila euro lordi annui. I tagli non si applicherebbero a chi ha una pensione interamente calcolata con il metodo contributivo. Dal raffreddamento dell'indicizzazione arriveranno invece circa 300 milioni l'anno. In pratica per le pensioni fino a 2.000 euro netti al mese ci sarebbe un aumento del recupero, mentre per quelle di importo superiore scatterebbe un progressivo raffreddamento della perequazione fino a un sostanziale azzeramento per le pensioni oltre i 5.000 euro netti.

Verrebbero confermate per un anno l'Ape social e l'opzione donna, due misure introdotte dal precedente governo per consentire l'uscita anticipata a determinate categorie.

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