Pensioni, l'unica strada è "Quota 100": ma il governo deve far quadrare i conti

Quasi sicuro il taglio alle pensioni oltre i 4mila euro. Molto più nebulosa la situazione per quel che riguarda tutti gli altri provvedimenti che dovrebbero garantire il "superamento" della Legge Fornero

Sul taglio delle pensioni d'oro i dubbi sono legati solo ad alcuni dettagli. Si farà, perché nel governo su questo punto non sembrano esserci divergenze importanti. Lega e Cinque Stelle hanno presentato un disegno di legge per tagliare le pensioni d’oro, quelle superiori ai 4 mila euro netti al mese, che interesserebbero fino a 190 mila pensionati, secondo le ultime stime dei partiti di maggioranza. Si tratta di un taglio consistente, che dovrebbe portare nelle casse dello Stato almeno 500 milioni di euro all’anno.

Quota 100 e 41, ultime notizie

Molto più nebulosa la situazione per quel che riguarda tutti gli altri provvedimenti che dovrebbero garantire il "superamento" della Legge Fornero. La base di tutto, l'unica possibile conti alla mano, è la cosiddetta quota 100, la somma tra contributi versati e l’età. Ma con vari limiti e paletti. Coinvolti in questa prima fase circa 400 mila persone. Poi si vedrà. La quota 41, cioè la possibilità lasciare il lavoro a qualsiasi età avendo versato contributi per 41 anni e mezzo, non appare un'opzione percorribile.

L’asticella dell’età per quota 100 dovrebbe invece essere fissata a 64 anni e l’altro paletto per limitare la platea sarà quello dei contributi figurativi, che potranno essere conteggiati con dei limiti (si è ipotizzato per massimo 2 anni). Occorre ricordare che uno scenario con quota 100 senza vincoli di età, con in più la pensione di anzianità, comporterebbe un esborso di quasi 14,4 miliardi già in partenza, per sfiorare i 21 miliardi annui di euro nel 2028. Un salasso.

"Quota 100, se ha come requisito di base un'età anagrafica di 64 anni, oltre a restringere la platea dei potenziali fruitori, è meno vantaggiosa dell'Ape che parte dai 63 anni di età. Se a questo si aggiunge un ventilato ricalcolo contributivo a partire dal 1996 per chi dovesse utilizzare la Quota, saremmo di fronte a un cospicuo taglio dell'assegno pensionistico" secondo Cesare Damiano del Pd.

Pensioni, sindacati chiedono un confronto

"Occorre che il Governo apra ai primi di settembre in vista della predisposizione della legge di stabilità un confronto con il sindacato sul tema delle pensioni. La Cisl, unitamente alle altre confederazioni, ha recentemente inviato proprio una richiesta al ministro del Lavoro allo scopo di discutere le possibili scelte da compiere in materia previdenziale". E' quanto sottolinea il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga.

"Abbiamo ritenuto importante sintetizzare alcuni punti rispetto ai quali si rende necessario un lavoro di approfondimento con il Governo", aggiunge il sindacalista. In particolare la Cisl ritiene debbano essere discussi al più presto nuove regole di accesso più flessibile al pensionamento; l`individuazione di ulteriori professioni che per loro gravosità dovranno prevedere deroghe alle norme sull`aspettativa di vita; la necessità di predisporre una formula a sostegno della previdenza dei più giovani; la valorizzazione del lavoro di cura, in considerazione del cambiamento in atto nel Paese delle condizioni epidemiologiche e sociali che incidono sull`invecchiamento della popolazione; il tema del riadeguamento al costo della vita delle pensioni in essere, prevedendo per le stesse una reale azione perequativa; la riproposizione a sostegno dei lavoratori esodati di una nuova salvaguardia, unitariamente alla proroga della cosiddetta opzione donna che, pur non trovando riscontro nel contratto del governo del cambiamento, dovranno essere ricompresi nelle misure della prossima legge di stabilità.

"La Cisl pone questi quesiti al governo, fiduciosa che al più presto gli stessi possano essere portati al confronto tra le parti per trovare le giuste soluzioni condivise", ha concluso Ganga.

Cosa c'è scritto nel contratto di governo

Nel contratto pentaleghista c'è l'impegno a "provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. 'Fornero', stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse".

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"Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro - si legge nel testo - quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti".

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