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Olio, cambiano le regole sull'etichettatura

Dal primo giorno di luglio scatta il divieto di usare impropriamente il tricolore sulle etichette delle bottiglie. Ogni richiamo, diretto o indiretto, al territorio italiano e alle regioni italiane sarà illegale

Stretta decisa per la difesa della produzione di olio extravergine di oliva “made in Italy”. Dal primo giorno di luglio scatta il divieto di usare impropriamente il tricolore sulle etichette delle bottiglie. Ogni richiamo, diretto o indiretto, al territorio italiano e alle regioni italiane sarà illegale grazie all’entrata in vigore del decreto 103/2016 del Mipaaf, sollecitato con forza da Coldiretti.

“La nostra regione – aggiunge Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – possiede un patrimonio straordinario nel comparto olivicolo. Nel panorama nazionale è ai primi posti tra le regioni produttrici. La superficie coltivata ad olivo è di circa 74.000 ettari, di cui il 5% dedicato al biologico. Il maggiore numero di uliveti è in provincia di Salerno con il 56% del totale, segue Benevento con il 18%, Caserta con il 12%, Avellino con l’11% e Napoli con il 3%. Secondo i dati Agea risultano attivi 329 frantoi per un livello produttivo che è pari a circa 23.000 tonnellate annue. Proprio al fine di valorizzare questo patrimonio è nato il comitato per l’istituzione di una IGP dell’olio Campano”.

“Una misura che mette un argine deciso ai furti di identità – spiega Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Campania e vicepresidente nazionale – a garanzia e tutela dei consumatori e degli agricoltori. Non si tratta di una misura protezionistica, ma di un atto di trasparenza. Coldiretti chiede che i consumatori possano scegliere senza essere ingannati da richiami grafici o parole che nulla hanno a che vedere con il contenuto della bottiglia. Il divieto per l’olio extravergine rappresenta un esempio concreto di tutela contro l’italian sounding che ruba ogni anni al sistema nazionale 60 miliardi di euro di valore. Un fenomeno che colpisce fortemente la Campania, che possiede un ricchissimo paniere di prodotti. Ne abbiamo avuto un esempio eclatante quest’anno con il furto d’identità a discapito del pomodoro San Marzano”.

L’art. 4 del decreto, al comma 1, prevede, in particolare, la sanzionabilità per i produttori che riportano “segni, figure o illustrazioni che possono evocare un’origine geografica diversa da quella indicata in etichetta, anche se veritieri.” In pratica non si potrà più vendere un olio d’oliva extravergine che in etichetta riporti la dizione dell’origine “Miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea e non originari dell’Unione”, ma che presenti sulla bottiglia o nel packaging “segni, figure o illustrazioni che possono evocare” un’origine italiana (tricolore, nomi o aggettivi di italianità, immagini tipiche italiane ecc.).

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