Meno ore di lavoro e stesso stipendio: l'idea ''crea-occupazione''

Ridurre l'orario lavorativo, mantenendo la medesima busta paga: sarebbe questa l'ipotesi al vaglio del Governo, sull'onda della proposta della premier finlandese per fronteggiare la crisi occupazionale provocata dall'emergenza Covid: ''Giornata di sei ore''

Mantenere lo stesso stipendio, diminuire le ore di lavoro e ampliare così i margini per le assunzioni, grazie anche ai fondi europei. Sarebbe questa una delle ipotesi a cui sta lavorando il Governo, da introdurre nel pacchetto Lavoro della prossima Legge di Bilancio. 

Un'ipotesi che, qualora venisse adottata, consentirebbe a molte aziende italiane, anche della Provincia di Avellino, di poter assumere un numero più ampio di personale da impiegare, ciascuna, nel proprio organico.

Meno ore e stesso stipendio: l'idea 'crea-occupazione' 

 Nelle opzioni allo studio la misura 'crea-occupazione' prevede una riduzione delle ore di lavoro garantendo salario invariato con l'ausilio dei fondi europei del programma anti-disoccupazione Sure con l'obiettivo di liberare spazi per nuove assunzioni. Una misura in esame anche in Francia e Germania essendo 'sponsorizzata' dallo stesso programma Ue. Facendo seguito alla richiesta di assistenza finanziaria di uno Stato membro, la Commissione Ue verificherebbe la portata dell'aumento della spesa pubblica direttamente connesso all'istituzione o all'estensione di regimi di riduzione dell'orario lavorativo. In base al programma si possono prevedere misure analoghe anche per i lavoratori autonomi.

Nel caso dell'Italia, se il progetto prendesse corpo, rientrerebbe in una strategia più ampia fatta di altri interventi complementari: innanzitutto rendendo strutturali le decontribuzioni per incentivare le assunzioni. Nel ventaglio delle misure per risollevare il mercato del lavoro dalla crisi innescata dal Covid anche una riforma degli ammortizzatori sociali per creare uno strumento organico, unico. Il tutto andrebbe in un collegato alla Legge di Bilancio da approvare entro metà ottobre in Consiglio dei ministri insieme, possibilmente, al Recovery plan nazionale.

Sulla necessità di uno strumento organico unico per il lavoro e la formazione ha posto ieri l'accento il vice ministro dell'Economia Laura Castelli sulla scia dell'allarme di Unioncamere sul turnover di 2,5 milioni di lavoratori nei prossimi 5 anni. Tra le opzioni sul tavolo anche un rafforzamento di strumenti di solidarietà espansiva, introdotti già in passato nel dl crescita.

Strumenti - soprattuto gli ammortizzatori - che hanno permesso di affrontare l'emergenza ma che oggi vanno riformati, secondo il governo, rendendoli più semplici, rapidi ed efficaci. Con il dl agosto il governo ha chiuso il ventaglio dei decreti per gestire l'emergenza economica e lavora ai prossimi passi. C'è attesa, entro fine settembre arriverà la Nota di aggiornamento al Def, con le nuove stime su pil e conti pubblici sotto l'impatto del coronavirus.

Giornata di sei ore: la proposta della premier finlandese

Mentre in Italia si studia una diminuzione dell'orario lavorativo, dall'Europa arriva la proposta di Sanna Marin, giovane premier della Finlandia, che per fronteggiare la crisi occupazionale dovuta all'emergenza coronavirus, ha rilanciato la sua proposta: una giornata di lavoro di sei ore.

Secondo Marin, l'esperienza della pandemia "ha spinto molti a valutare cosa sia realmente importante nella vita". "La salute, il benessere dei propri cari e l'importanza della vita quotidiana sono cose con le quali ci troviamo faccia a faccia forse da un tempo insolitamente lungo. Quando ciò che è normale e ciò a cui siamo abituati inizia a incrinarsi, guardiamo alle nostre vite da un nuovo punto di vista", ha spiegato.

La giovane premier ha confermato l'intento, annunciato un anno fa, nel suo discorso dopo l'elezione a guida del partito socialdemocratico (Spd). In un discorso programmatico ai suoi compagni di partito ha confermato che il governo deve creare una "visione chiara e una tabella di marcia concreta" per procedere verso giornate lavorative più brevi e una migliore vita lavorativa in Finlandia.

L'idea "ha suscitato scalpore perché negli ultimi anni e decenni il dibattito si è concentrato su altri generi di temi per quanto riguarda la vita lavorativa. L'obiettivo di una riduzione dell'orario di lavoro non deve essere accantonato e non è in conflitto con il nostro obiettivo di avere un tasso di occupazione più elevato o una solida economia pubblica", ha spiegato Marin. "Dobbiamo sforzarci di migliorare la produttività del lavoro come società, come aziende e come dipendenti". Inoltre, "un modo per distribuire equamente la ricchezza è migliorare le condizioni di lavoro e ridurre l'orario di lavoro in modo da non compromettere i livelli di reddito. Quando la Finlandia è passata a una giornata lavorativa di otto ore e una settimana lavorativa di cinque giorni in conformità con gli obiettivi dei socialdemocratici, non ha portato a un crollo dei salari, ma anzi sono aumentati nel corso dei decenni", ha aggiunto.

Marin ha citato inoltre studi e rapporti che suggeriscono che la riduzione dell'orario di lavoro in quanto tale può migliorare la produttività, consentendo così ai datori di lavoro di pagare otto ore di salario per sei ore di lavoro. È possibile, ha ammesso, citare varie ragioni per cui l'obiettivo è impegnativo e addirittura impossibile: "Ci saranno sicuramente delle sfide da affrontare, ma ciò non significa che non dovremmo fissare obiettivi audaci", ha precisato.

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