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Con la flat tax brindano le partite Iva, ma non tutte

Secondo i dati sulle dichiarazioni dei redditi 2018 del Mef, se la proposta della Lega dovesse realizzarsi farebbero festa i titolari di partita Iva con redditi alti

I titolari di partita Iva con un reddito tra i 26mila e gli 80mila euro possono iniziare a prendere bicchieri e champagne: con la flat tax al 15% ideata dalla Lega le tasse per questa categoria di lavoratori saranno praticamente dimezzate, con un risparmio secco di 10.670 euro l’anno. 

E’ quanto emerge dai dati sulle dichiarazioni dei redditi 2017 (le ultime disponibili) pubblicate sul sito del Dipartimento delle finanze del Ministero dell’Economia. Il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato di voler introdurre la flat tax al 15% subito per le piccole partite Iva reddito fino ad 80mila euro. Analizzando i dati del Mef emerge però che delle circa 3,8 milioni di partite Iva attive in Italia il 61,44% (quelle con un reddito fino a 20mila euro) sarebbe escluso dai benefici della flat tax perché già oggi pagano un’aliquota inferiore al 15%. 

Nel programma della Lega era prevista per loro una ‘clausola di salvaguardia’ che consentisse di optare per l’attuale regime fiscale se ritenuto più conveniente. Un altro 9% delle partite Iva (circa 340mila soggetti con reddito tra 20 e 26mila euro) non avrebbe vantaggi dalla riforma perché già paga un’aliquota molto vicina al 15% (il 15,2%). I veri beneficiari sarebbero le 885mila partite Iva (il 19,8% del totale) che hanno un reddito compreso tra i 26mila euro e la soglia degli 80mila euro indicata da Salvini. Per loro i risparmi si fanno via via più consistenti man mano che cresce il reddito. Lo scaglione più alto che verrebbe incluso nella riforma, quello tra 75mila e 80mila euro, vedrebbe le tasse semplicemente dimezzate. 

Oggi queste partite Iva pagano in media un’imposta netta di 20.610 euro pari ad un’aliquota del 31,1%. Con la flat tax il conto da pagare al fisco si ridurrebbe a 9.940 euro, un risparmio di ben 10.670 euro pari al 52%. Restano fuori dalla riforma circa il 10% delle partite Iva con redditi superiori agli 80mila euro, per le quali il salto nell’imposizione Irpef sarebbe notevole, da un minimo di 18 punti percentuali in su. Anche restringendo la platea alle sole imprese soggette ad Irpef il risultato non cambia. Resta da capire come la riforma tratterà i soggetti che hanno redditi sia da lavoro dipendente che da partita Iva. Oggi per la determinazione dell’aliquota i redditi si sommano a meno che non si aderisca al regime forfettario che comunque può riguardare redditi da lavoro dipendente fino a 30mila euro.

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