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Due irpini al Campus Universitario Martinitt di Milano

Ci sono anche due imprenditori di origini irpine  nella  società che si occuperà della gestione di alcuni servizi

Ci sono anche due imprenditori di origini irpine  nella  società che si occuperà della gestione di alcuni servizi all’interno del Campus Universitario Martinitt di Milano, si tratta di Alberto Maffei   e del vice presidente nazionale di Confimprenditori Gerardo Santoli  di Rocca San Felice.  Il Martinitt rappresenta un pezzo di storia della città della Madonnina.  Nei secoli scorsi il territorio lombardo è sempre stato attento alla necessità di raccogliere dalla strada i fanciulli orfani, in stato di assoluta miseria e senza altra possibilità di sostentamento. L’obiettivo era nutrirli regolarmente, controllarli nell’igiene e nella salute, insegnare loro a leggere, scrivere e far di conto e avviarli alle arti manuali e al mondo del lavoro. La fondazione dell’orfanotrofio maschile dei Martinitt risale  al 1532: la prima sede fu una casetta in piazza San Sepolcro. Appena tre anni dopo, Francesco Sforza donava una casa più ampia, nei pressi dell’odierna via Morone, dove 30 anni più tardi sorse la chiesa di San Martino, da cui i ragazzini presero il nome: Martinitt. Nel 1934 i Martinitt si spostarono dalla sede storica di San Pietro in Gessate a quella attuale in via Pitteri, nel quartiere Ortica.

La convenzione trentennale, siglata fra ALER e Pio Albergo Trivulzio, ha consentito, in collaborazione con Regione Lombardia, l’avvio della ristrutturazione dei 5 padiglioni dello storico immobile, da trasformare in un moderno centro studentesco per 440 ospiti. Adiacenti al complesso, sorgono la Chiesa, il teatro, il cosiddetto “Padiglione Quinto”, ora occupato da una scuola, un complesso di laboratori industriali e un centro sportivo con campi da calcio/rugby. Il progetto coniuga la sensibilità da sempre mostrata dall’Istituto Martinitt nei confronti delle esigenze giovanili con la necessità di restituire alla comunità un sito urbano di rilevanza storica e culturale, fornendo ad esso una nuova e attuale destinazione d’uso.

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