Si parla già di Decreto "Ristori ter": gli aiuti in arrivo e le categorie escluse

Tutti i provvedimenti che il Governo ha in cantiere, ma non mancano critiche

Perché si parla già di un decreto "Ristori ter", quando manca ancora l'ok definitivo del parlamento al "Ristori bis"? Alla Camera si attende il testo della manovra 2021 ( tra venerdì e sabato l'esecutivo dovrebbe presentare il tutto). Alcuni quotidiani oggi raccontano "dell'ingorgo causato dai due decreti Ristori a cui se ne aggiungerà prossimamente un terzo" ha rallentato l’attività del ministero dell’Economia.

Ora la road map è la seguente: L’assemblea di Montecitorio potrebbe votare il nuovo scostamento di bilancio il 25 novembre. Poi le commissioni Finanze e Bilancio emenderanno la manovra che arriverà in aula all’inizio di dicembre. La fiducia sul maxiemendamento del governo dovrebbe arrivare entro metà dicembre con approvazione lampo del Senato entro fine 2020.

Decreti Ristori: gli scontenti delle categorie escluse

A Palazzo Madama resterà il capitolo dei tre dl Ristori, scrive il Giornale.

Il problema è che, nonostante il dimezzamento delle competenze, i provvedimenti non vanno al di là della logica dell’indennizzo, scontentando le categorie escluse.

Gli scogli non mancano: i deputati M5s della commissione Finanze hanno già chiesto «un rapido censimento» delle imprese rimaste senza aiuti e con lo spettro delle nuove scadenze fiscali auspicando «un nuovo intervento a fondo perduto che le riguardi, prima della manovra» e «un rinvio e, nel caso, anche la cancellazione di alcuni adempimenti» relativi al Fisco.

Ristori ter: chi chiede nuovi contributi a fondo perduto

I produttori agricoli lanciano intanto un allarme ed esprimono "stupore per l'abrogazione, prevista dal cosiddetto Ristori bis, del fondo appena istituito con il precedente DL Ristori, con cui erano stati riconosciuti, in via straordinaria, 100 milioni di euro di contributi a fondo perduto per le imprese agricole danneggiate dalle restrizioni degli ultimi mesi" spiega il presidente della Copagri Franco Verrascina.

"Quello della decontribuzione è sicuramente un intervento utile, ma ciò di cui realmente hanno bisogno le imprese agricole, ancor di più in frangenti di grande difficoltà quale quello che stiamo vivendo in relazione all`evolversi della pandemia, è di un`iniezione di liquidità, che i contributi a fondo perduto  avrebbero contribuito a garantire", prosegue il presidente della Copagri. Il problema è che la coperta è corta, e non sarà facile dare ossigeno a tutte le categorie. "Facciamo pertanto appello alla Ministra affinché si adoperi per reintrodurre delle misure di sostegno immediato a favore dell'agricoltura, così da dare ossigeno ai produttori agricoli e restituire un po` di speranza agli agricoltori, che guardano al futuro con sempre minore ottimismo".

E poi c'è tutto il settore dell'ingrosso: includere il commercio all'ingrosso tra i beneficiari dei decreti ristori. E' la richiesta urgente di Confcommercio Lombardia che - insieme con Aice, l'Associazione Italiana Commercio Estero di Confcommercio e il Coordinamento Agroalimentare di Confcommercio Milano - lancia l'allarme su un comparto "ad oggi inspiegabilmente escluso dai sostegni previsti dal Governo".

Il commercio all'ingrosso rientra tra le categorie che, pur non essendo soggette a chiusura, soffrono pesantissime ripercussioni a causa del crollo dei consumi, delle limitazioni al commercio internazionale e al quasi totale azzeramento delle attività del settore HORECA. "Parliamo di un comparto che in Lombardia conta oltre 77 mila imprese e che ha visto crollare il volume di affari, nell'ambito dell'import-export regionale, di oltre 20 miliardi nei primi sei mesi dell'anno". "Numeri allarmanti - sottolinea Confcommercio Lombardia - che, ad oggi, non sono stati presi in considerazione ma che raccontano uno scenario di emergenza, con intere filiere in ginocchio. Non dimentichiamo che le imprese dell`ingrosso svolgono un ruolo fondamentale per il funzionamento dell`intero sistema economico nazionale". "L'allarme non riguarda solo l'ingrosso, ma anche altre categorie di fatto dimenticate dai ristori, come, ad esempio, i negozi di calzature per adulti. Per questo è fondamentale la necessità di superare gli attuali criteri con i quali vengono attribuiti i ristori, a cominciare dalla logica dei codici Ateco, che tagliano fuori intere categorie pur colpite da pressoché totale azzeramento del fatturato".

Il settore eventi è tra i più danneggiati dalle limitazioni anti-contagio, è evidente. "Il governo ha cancellato, con un colpo di spugna nel dl Ristori, le misure a sostegno delle imprese del comparto Eventi e Wedding, introdotte grazie a un nostro emendamento, nel dl Rilancio. Una doccia fredda che colpisce circa 48mila imprese di un settore letteralmente messo in ginocchio dal lockdown prima e poi dalle restrizioni dell'attuale emergenza sanitaria". Lo dichiarano i deputati della Lega in Commissione Bilancio alla Camera. "Con l'emendamento della Lega, passato nel decreto Rilancio, avevamo introdotto il riconoscimento di un fondo ad hoc con iniziali 5 milioni di euro per il 2020 per le imprese del comparto, che oggi si vedono sfumare anche questa possibilità di supporto economico. La Lega presenterà altri emendamenti al dl Ristori perché vengano istituiti contributi a fondo perduto per i codici Ateco fino a oggi esclusi e ulteriori aiuti specifici ai settori costretti a chiudere per l'intero anno come quelli del wedding delle fiere e dei congressi".

Tutti i rinvii delle scadenze fiscali

Sono un rebus difficile da decifrare per ora i nuovi rinvii fiscali previsti dal decreto Ristori bis – in aggiunta a quelli del “Ristori uno” – per venire incontro alle imprese coinvolte nel lockdown parziale imposto dal Dpcm del 3 novembre. Una giungla di date e scadenze. C’è la sospensione dei contributi previdenziali di novembre per i datori di lavoro di tutti i settori colpiti dalle nuove limitazioni, anche se hanno sede nelle Regioni “gialle”. Poi il rinvio al 16 marzo delle ritenute sul lavoro dipendente e dell’Iva dovute entro fine mese, per tutte le attività sospese (comprese palestre, piscine e discoteche in zona gialla) ma anche per i ristoranti delle zone arancioni e per tutti gli hotel, agenzie di viaggio e tour operator, che possono restare aperti ma sono inevitabilmente danneggiati.

Altro punto importante è la proroga al 30 aprile per il versamento del secondo acconto dell’Irap e dell’Ires da parte di tutti i contribuenti soggetti agli Indici sintetici di accertamento (piccole imprese e autonomi) che siano penalizzati dal dpcm e abbiano sede in zona rossa, oltre che per i ristoratori in zona arancione. Proprio grazie a quest'ultimo punto i ristoratori che subiscono forti perdite in questi mesi potranno pagare molto meno rispetto a quanto avrebbe dovuto fare basandosi sullo “storico” dell'anno scorso. 

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