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Decreto Rilancio, a chi andranno bonus e sussidi

Le erogazioni hanno raggiunto un terzo delle famiglie italiane

Il decreto Rilancio emanato nelle scorse settimane dal Governo è un complesso documento, ricco di  diverse misure, dalle agevolazioni fiscali ai bonus, passando per altri tipi di sussidi, mirate a sostenere le famiglie e imprese durante la crisi provocata dall'emergenza coronavirus. Ma a chi sono andati questi aiuti? Secondo le stime realizzate dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio, nel complesso le erogazioni previste dal Dl  a sostegno del reddito di lavoratori e famiglie “raggiungono circa un terzo delle famiglie italiane, con incidenze differenziate che dipendono dalla natura e dalla selettività delle prestazioni percepite e dalla tipologia di soggetti che compongono i nuclei familiari (lavoratori dipendenti, autonomi o altro), e risultano in media pari al 47% del reddito disponibile familiare mensile pre crisi”. 

Decreto Rilancio, a chi sono andati i sussidi

Secondo i dati dell'Upb, rivelati dal presidente Giuseppe Pisauro durante un'audizione davanti alla commissione Bilancio della Camera sul dl Rilancio, la distribuzione per decili di reddito dei benefici si “evidenzia una maggiore presenza dei nuclei beneficiati in corrispondenza dei decili più bassi: si passa da un’incidenza del 46,6 per cento del primo decile al 25,1 per cento del decimo decile” anche se “la distribuzione del complesso delle risorse tra i decili risulta invece sostanzialmente omogenea”. 

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I nuclei il cui capofamiglia è un lavoratore dipendente hanno nel loro complesso un tasso di copertura del beneficio inferiore. I lavoratori dipendenti, infatti, sono interessati prevalentemente dalla Cassa integrazione, che ha una selettività intrinseca in quanto viene percepita solo in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Ciò implica che l’incidenza di nuclei beneficiati tra quelli con capofamiglia lavoratore dipendente risulta superiore nei settori più coinvolti dall’emergenza (75,8 per cento nel caso di settori ad alto rischio contro il 38,6 in quelli a rischio medio-basso). Tuttavia, poiché i settori a rischio medio-basso costituiscono una ampia quota del sistema produttivo (54 per cento della produzione), la quota dei trasferimenti diretti ai nuclei con capofamiglia lavoratore dipendente addetto a tali settori costituisce circa la metà del totale delle erogazioni complessive (a fronte del 18,5 per cento rilevabile per quelli dei settori ad alto rischio).

L’incidenza molto bassa di beneficiari tra i nuclei con capofamiglia non lavoratore (circa l’11 per cento) è frutto della esplicita esclusione dai benefici dei pensionati, che si suppone non abbiano sofferto cadute di reddito. Per questa categoria i benefici possono derivare o dalla presenza nel nucleo di membri (non capofamiglia) lavoratori, oppure dalla attribuzione del REM. Per questa categoria di famiglie il REM costituisce circa il 40 per cento del complesso dei benefici ricevuti.

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Decreto Rilancio, la distribuzione degli aiuti

“Nel complesso circa il 70,6% dei benefici erogati raggiunge il lavoro dipendente, il 24,8% il lavoro autonomo, mentre è stanziato per il reddito di emergenza (Rem) circa il 4,6% delle risorse complessive” destinate nel dl Rilancio alle misure di sostegno al reddito dei lavoratori e delle famiglie. Infine, il 54% circa delle erogazioni andrebbe a famiglie residenti nel Nord, mentre il 26% affluirebbe alle famiglie del Sud. Le erogazioni a favore del lavoro dipendente costituiscono circa i tre quarti dei benefici che affluiscono al Nord, contro un 71 per cento medio nazionale, mentre al Sud la quota dei benefici totali derivanti dal Rem risulta doppia rispetto alla media (8,3 per cento, contro il 4,5).

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