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Agroalimentare, presto cooperativa con 30 immigrati

Grazie a un'intesa studiata con la prefettura di Avellino, i trenta giovani extracomunitari - tutti con regolare permesso di soggiorno - stanno studiando italiano, francese e inglese e si preparano a seguire corsi per apprendere le tecniche di agricoltura tipiche della Campania

 Nel comune di Sant'Angelo all'Esca, in Irpinia, diciannove africani e undici pachistani, tutti giovani (alcuni anche minorenni), formeranno presto una cooperativa che si dedicherà ad attività di potatura e coltura di ulivi. È una storia positiva, quella che racconta ad askanews Ciriaco Petrilli, titolare di un'azienda agricola e presidente della Coldiretti di Flumeri che, in collaborazione con il direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda, sta lavorando da molti mesi a quello che risulta come un ottimo esempio di accoglienza e integrazione di immigrati extracomunitari.

Quasi tutti i giovani sono arrivati in Italia intorno a ottobre scorso, moltissimi sui barconi. Smistati nell'Avellinese, sono stati assegnati a una comunità di accoglienza nel piccolo comune irpino (circa 780 abitanti) e qui hanno avuto un incontro che è riuscito a cambiare la loro vita e, tra qualche mese, la cambierà ancora di più.

Grazie a un'intesa studiata con la prefettura di Avellino, i trenta giovani extracomunitari - tutti con regolare permesso di soggiorno - stanno studiando italiano, francese e inglese e si preparano a seguire corsi per apprendere le tecniche di agricoltura tipiche della Campania. L'obiettivo finale è di farli costituire in cooperativa che possa essere operativa già nel prossimo ottobre quando nel territorio inizia la raccolta delle olive. "Sono dei bravi ragazzi - racconta Petrilli - nei loro occhi c'è la speranza di imparare un mestiere e costruire una vita migliore di quella che hanno lasciato nei loro paesi". Per lo più sono islamici, ma ci sono anche tre cristiani. "Io sono cattolico - sottolinea Petrilli - loro islamici, ma quando studiano e lavoriamo insieme non si avverte più alcuna differenza. Né tra di loro, né tra loro e noi. Sono pochi, anche rispetto alla nostra piccola comunità, e possiamo lavorare di più e meglio". "Per il mondo agricolo sono una risorsa - spiega Loffreda - Alcune colture non sarebbero seguite. Non solo abbiamo bisogno di braccia, ma creiamo un'occasione di aggregazione e impegno nel lavoro che, realizzata in un piccolo comune come il nostro, è un modo scongiurare l'eventuale ghettizzazione degli extracomunitari".

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