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Vita da insegnante, Clelia è contenta: "Per me algoritmo fortunato"

Quarant’anni, con un fidanzato che l’ha sostenuta molto durante la difficile trasferta torinese, Clelia ripercorre la sua esperienza a lieto fine non senza sottolineare il non infallibile sistema di assegnazione

Dopo un anno trascorso a insegnare Lettere in una scuola media della provincia di Torino, il prossimo anno sarà nel Beneventano, a pochi chilometri dalla sua Avellino. Clelia Melillo è contentissima. Racconta la sua vita da insegnante a Il Mattino. 

Quarant’anni, con un fidanzato che l’ha sostenuta molto durante la difficile trasferta torinese, Clelia ripercorre la sua esperienza a lieto fine non senza sottolineare il non infallibile sistema di assegnazione, "il maledetto algoritmo che sta separando famiglie di una interna generazione di docenti".

Lo scorso anno in questi giorni piantonava letteralmente l’ufficio scolastico regionale. "Giorni di disagio, caos, speranza, dolore. La vita appesa a un algoritmo, un computer che avrebbe deciso del mio futuro e di migliaia di altri insegnanti». Abbiamo avuto innumerevoli dubbi sulle nomine ma come fai a dimostrarlo? Intanto le ore passavano e del mio futuro non sapevo nulla". Fino al giorno seguente, quando in piena notte le arriva la famosa mail in cui le viene assegnata la provincia di Torino, l’ultima delle sue scelte, dopo Campania e provincie in Regioni limitrofe. "Non è stato un viaggio facile: i miei affetti ho dovuto lasciarli qui. Il mio compagno è rimasto ad Avellino e la nostra storia ha dovuto vivere una prova difficile dovuta alla enorme distanza, per fortuna superata brillantemente". Dieci giorni dopo è partita.

"Ho conosciuto donne davvero coraggiose, disposte a rinunce e sacrifici inimmaginabili. Molte delle quali sono ancora lassù, a Torino, lontano dai figli. Io mi ritengo così fortunata, non ho vissuto questo distacco così doloroso, non ho figli e davvero faccio fatica a pensare cosa avrei scelto se mi fossi trovata di fronte al bivio. Certo, ho dovuto lasciare ad Avellino il mio fidanzato, mia mamma non più giovanissima e con problemi di salute, i nipotini piccoli, gli amici. Poco rispetto alle altre mie colleghe". 

Ora per Clelia ci sarà una scuola nel Beneventano, pochi chilometri da casa e soprattutto la speranza di iniziare a costruire un futuro "perché le spese lo scorso anno tra affitto e viaggi sono state elevate e non ho messo da parte che pochi spiccioli". Ma soprattutto la voglia di far luce su una legge nebulosa fin dall’inizio. "Abbiamo contattato un avvocato costituzionalista, il quale ha evinto un sistema non corretto della legge 107. Avendo fatto un concorso regionale avevamo diritto a un posto sul suolo regionale. Così abbiamo fatto ricorso".

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