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D'Acunto: "Malgrado quanto sta accadendo all'Aias, lavoratori invitati a non partecipare alle assemblee"

Il responsabile della Funzione Pubblica CGIL, Marco D’Acunto in conferenza stampa fa il punto della situazione sull’Aias

Il responsabile della Funzione Pubblica CGIL, Marco D’Acunto in conferenza stampa fa il punto della situazione sull’Aias, non tanto dal punto giudiziario ma alla vicenda dei lavoratori e ai pazienti dei centri di assistenza AIAS di Avellino, Calitri e Nusco.

«I lavoratori di quelle strutture hanno operato per anni in condizioni non certo utili a garantire l’armonia e la serenità necessarie a svolgere un lavoro delicatissimo quale è quello della riabilitazione. – annuncia D’Acunto -  E non parlo solo degli stipendi degli ultimi sei mesi (il che equivale a non avere nemmeno i soldi per la benzina), della mancata tredicesima e dei premi produttività di quest’anno. Già nel 2009, infatti, i lavoratori non avevano percepito 5 anni di arretrati contrattuali”.

L’aria in seno a quei centri si è fatta sempre più pesante: “Quando un lavoratore viene chiamato e gli viene detto “tu non vai all’assemblea” – ha accusato il responsabile FP CGIL – capite bene che organizzarsi diventa molto difficile, tanto più se queste parole vengono pronunciate dalle stesse persone che, malgrado quanto sta accadendo, continuano a vestirsi dei panni delle benefattrici”.

Ha preso la  parola un’operatrice Rosalba Vece: “la nostra rivendicazione sindacale è fondamentale per assicurare serenità e dignità ai pazienti e alle loro famiglie. Per questo chiediamo ai vertici nazionali dell’AIAS, alle istituzioni e all’ASL di esercitare le proprie funzioni per normalizzare le funzioni dell’AIAS in Irpinia, a tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori e, dunque, dei pazienti”. E dopo il commissariamento – dimissioni contestuali di Gerardo Bilotta, il sindacalista D’Acunto chiede ai vertici nazionali: “un confronto su proposte concrete. Innanzitutto la rinegoziazione del piano industriale e la ristrutturazione del consiglio direttivo: il nuovo sia costituito direttamente dai lavoratori e dai familiari dei pazienti, che sono gli unici a poter avere piena contezza di cosa voglia dire vivere una certa condizione”.

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