Lunedì, 15 Luglio 2024
Economia

A Capodanno ci si rifugia in casa: si calcola una spesa di 99 euro a famiglia

Disdette al ristorante, feste cancellate, stop agli eventi pubblici di piazza. Per festeggiare la fine dell'anno non resta che chiudersi in casa

Con lo stop a veglioni, concerti in piazza e discoteche, la festa di fine anno si sposta a tavola dove al cenone saranno destinati 99 euro in media a famiglia, con un balzo del 52 per cento rispetto allo scorso anno segnato da uno stretto lockdown. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè a Capodanno che più di 8 italiani su 10 (83 per cento) festeggiano nelle case per prudenza o necessità con oltre 2,5 milioni di italiani che non possono uscire tra contagi e quarantena. A tavola si prevede una presenza media di 6,3 persone – sottolinea Coldiretti in una nota – quasi il doppio rispetto allo scorso anno (3,7 persone) condizionato dal limite di massimo due ospiti non conviventi, ma sono molto lontane le tavolate da quasi 9 persone del periodo pre pandemia. Esclusa invece nel 78 per cento delle case la presenza di persone non vaccinate tra gli invitati, nonostante i rapporti di amicizia o parentela. Con la preoccupazione per la risalita dei contagi e la diffusione della variante Omicron, solo il 14 dei cittadini ha deciso di festeggiare al ristorante, dividendosi tra locali di fascia alta, trattorie e osterie, agriturismi, pizzerie o altri tipi di attività, mentre un 3 per cento deciderà all’ultimo momento. Un numero ridotto rispetto alle aspettative iniziali per il 30 per cento di disdette “last minute” che hanno fatto scendere le prenotazioni al di sotto dei periodo pre pandemia.

Sono invece oltre 200 mila gli ospiti a tavola per Capodanno negli agriturismi italiani, spinti dalla voglia di festeggiare fuori casa senza rinunciare alla maggiore sicurezza garantita delle strutture di campagna, con dimensioni più contenute e un minor numero di posti a tavola che riducono il rischio di assembramenti e contagi, secondo le indicazioni di Terranostra che stima a causa delle disdette superiori al 25 per cento numeri comunque inferiori a prima della pandemia. Assieme alla ricerca di sicurezza e al boom delle vacanze di prossimità nei piccoli borghi a far scegliere l’agriturismo è soprattutto la capacità di mantenere inalterate le tradizioni enogastronomiche nel tempo anche grazie – continua la nota – alla professionalità i cuochi contadini di Campagna amica che cucinano i prodotti agricoli da loro stessi coltivati recuperando le antiche ricette del passato. Sulle tavole a prevalere ovunque è la tradizione regionale made in Italy con il 95 per cento dei commensali nelle case e fuori che sceglie prodotti nazionali per la qualità ma anche per sostenere l’economia ed il lavoro per aiutare il Paese a superare le difficoltà generate dalla pandemia. Tra i prodotti, lo spumante – osserva la Coldiretti – si conferma come il prodotto immancabile per oltre otto italiani su dieci (84 per cento), che fanno saltare ben 85 milioni di tappi durante le feste di fine anno, sorprendentemente seguito a ruota dalle lenticchie presenti nell’80 per cento dei menu forse perché sono chiamate a portar fortuna, così come l’uva, scelta dal 64 per cento. Sulle tavole delle feste insieme ai primi piatti è forte anche il consumo di carne di manzo o di agnello e di pesce nazionale a partire da alici, vongole, sogliole, triglie e seppie con il 64 per cento degli italiani che assaggia il salmone arrivato dall’estero, appena il 12 per cento si permette le ostriche e il 10 per cento il caviale, spesso però di produzione nazionale che viene anche esportata.

Tra i dolci il panettone presente nel 77 per cento delle tavole batte di misura nelle preferenze il pandoro fermo al 69 per cento, ma entrambi consumati spesso in abbinamento a dolci locali che vengono fatti in casa in quasi la metà delle famiglie (47 per cento). Da segnalare anche la riscossa di cotechino e zampone presenti sul 71 per cento delle tavole. Si stima che siano serviti – conclude la Coldiretti – circa 6 milioni di chili di cotechini e zamponi, con una netta preferenza per i primi. Durante le festività di fine anno vengono fatti sparire dalle tavole circa il 90 per cento del totale della produzione nazionale che è in gran parte certificata come Cotechino e Zampone di Modena Igp, riconoscibili dal caratteristico logo a cerchi concentrici gialli e blu con stelline dell’Unione Europea, ma si rileva anche una apprezzabile presenza di cotechini e zamponi artigianali, anche acquistati direttamente dai contadini nelle fattorie e nei mercati degli agricoltori di Campagna amica.

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