Venerdì, 12 Luglio 2024
Economia

Bollette, impennata senza freni: gas +131% e luce +94%

Secondo i dati aggiornati forniti dall'Arera, rispetto al primo trimestre del 2021, è questo l'aumento record per un cliente domestico tipo

Bollette  alle stelle: la corsa da record delle tariffe continua a far segnare nuove vette. Nel primo trimestre del 2022, per un cliente domestico tipo, è stato rilevato un aumento del 131% per l'energia elettrica (da 20,06 a 46,03 centesimi di euro/kWh, tasse incluse) e del 94% per il gas naturale (da 70,66 a 137,32 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse). Aumenti da capogiro arrivati ''nonostante gli interventi messi in campo dal Governo'', come sottolineato dal presidente di Arera, Stefano Besseghini nel corso della sua audizione in Senato in merito alla Comunicazione della Commissione sulla 'risposta all'aumento dei prezzi dell'energia: un pacchetto di misure di intervento e di sostegno'.

"Le leve fiscali - ha aggiunto Besseghini - la riduzione degli oneri generali di sistema a carico dei consumatori dell'energia, così come le rateizzazioni a favore dei consumatori e le misure a tutela delle classi di clienti più vulnerabili rappresentano gli interventi che gli Stati membri dovrebbero utilizzare nel breve termine per mitigare l'impatto del caro prezzi. Le imposte ambientali, le leve fiscali e i proventi delle aste dei permessi di emissione della CO2, i principali strumenti di finanziamento di tali interventi".

"Negli ultimi mesi questa Autorità, fortemente preoccupata per l'attuale impennata dei prezzi dell'energia, si è più volte espressa ed ha fattivamente contribuito con il Parlamento e il Governo all'individuazione di strumenti per contrastare gli effetti negativi di questi improvvisi e importanti rincari, al fine di garantire l'accessibilità economica alla fornitura di energia, soprattutto alle categorie di clienti più a rischio, senza mettere a repentaglio gli investimenti nel settore dell'energia e l'avviata transizione ecologica".

Bollette, "pesa" la forte volatilità dei prezzi

"La forte volatilità dei prezzi che contraddistingue questo periodo - sottolinea Besseghini - rende, ad avviso di questa Autorità, particolarmente difficile fornire elementi previsivi affidabili. Le quotazioni dei prodotti forward per l'anno 2022, dopo una discesa nei primi giorni 6 dell'anno intorno ai 65 euro/MWh per il gas naturale e ai 170 euro/MWh per l'energia elettrica, sono risalite negli ultimi giorni intorno agli 80 euro/MWh per il gas naturale e ai 200 euro/MWh per l'energia elettrica. Ad esempio, il livello raggiunto dai prezzi in Europa e la minor domanda asiatica di gas naturale hanno portato un significativo incremento, al termine dello scorso anno, dei volumi di Gnl destinati all'Europa. Questo trend potrebbe trovare conferma anche nei mesi primaverili, stando alle quotazioni a termine più recenti dei prezzi europei rispetto a quelli asiatici".

Permane tuttavia, rileva Besseghini, "una situazione di significativa volatilità delle quotazioni future per l'anno in corso, che, dopo una discesa nei primi giorni dell'anno intorno ai 65 euro/MWh per il gas naturale e a 170 euro/MWh per l'energia elettrica (valori medi anno 2022), si sono rapidamente riposizionati negli ultimi giorni intorno agli 80 euro/MWh per il gas naturale e i 200 euro/MWh per l'energia elettrica. Spingendosi ancora oltre (con il caveat della crescente imprecisione), le quotazioni attuali del gas naturale per il 2023 e 2024 vedono rispettivamente una discesa a valori intorno a 55 euro/MWh nel 2023 e 39 euro/MWh nel 2024. Analogamente, per l'energia elettrica è previsto un rientro verso i 150 euro/MWh nel 2023 e i 113 euro/MWh nel 2024. Anche queste quotazioni, che permangono superiori alle medie storiche dei prezzi, presentano, tuttavia, una relativamente elevata volatilità, con variazioni che tendono a riflettere le variazioni delle quotazioni dei prodotti di più breve periodo".

Unc: "Serve un intervento retroattivo"

I nuovi dati forniti da Arera hanno subito fatto scattare l'allarme delle associazioni dei consumatori, che chiedono a gran voce un nuovo intevento dell'esecutivo. Ne è convinto Marco Vignola, responsabile del settore energia dell'Unione Nazionale Consumatori: "Urge un intervento del Governo che sia retroattivo e che, come per le imprese, riveda i prezzi a partire dal primo gennaio 2022. Le famiglie devono essere la priorità del Governo, poi le imprese. Quanto ai Comuni hanno le risorse finanziarie per gestire i rialzi, senza considerare che molte aziende che stanno incassando extra profitti sono partecipate degli enti locali - conclude Vignola".

Secondo Arera, nel primo trimestre 2022 sul primo trimestre 2021 si è registrato un aumento del 131% per il cliente domestico tipo di energia elettrica (da 20,06 a 46,03 centesimi di euro/kWh, tasse incluse) e del 94% per quello del gas naturale (da 70,66 a 137,32 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse). "Una conferma dei dati che avevamo già diffuso il 9 febbraio, in occasione della precedente audizione di Arera", sottolinea Vignola. "Insomma, se la luce è salita del 55% e il gas del +41,8% rispetto al quarto trimestre 2021, rispetto allo scorso anno sono più che raddoppiate per la luce, 2,3 volte e quasi raddoppiate per il gas, 1,94 volte", aggiunge Vignola.

Assoutenti: "Le risorse messe in campo non bastano"

Sulla stessa linea il commento di Assoutenti: "Di fronte agli allarmanti dati diffusi oggi da Arera, il Governo non ha più alibi e deve intervenire per finalizzare gli extra-profitti generati dalle società dell'energia nel 2022". "Gli extra-profitti incamerati dalle società dell'energia grazie alla differenza tra i costi di produzione e il Pun valgono, secondo le nostre stime, la bellezza di 27,9 miliardi di euro solo nel 2022, un pozzo al quale il Governo può e deve attingere per reperire risorse da destinare alla riduzione delle bollette pagate da utenti e imprese - afferma il presidente Furio Truzzi - Non si tratta di "scippare" per decreto fondi alle aziende produttrici ma di anticipare subito risorse per fermare l'emorragia da restituire poi nei prossimi anni, quando i prezzi si saranno nuovamente abbassati".

"Se l'esecutivo - conclude Truzzi - non riuscirà al più presto a cambiare il meccanismo di calcolo del prezzo dell?energia (sistema prezzo marginale) e a trovare al più presto i fondi necessari a contrastare l'escalation di luce e gas, migliaia di piccole imprese saranno costrette a chiudere i battenti nei prossimi mesi, non potendo affrontare gli elevatissimi costi energetici, mentre le famiglie - per le quali chiediamo oggi un innalzamento dei tetti di reddito previsti per la fruizione dei bonus riconosciuti dallo Stato - dovranno tagliare i consumi in tutti i comparti per riuscire a pagare le bollette, con danni incalcolabili per l'economia italiana".

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