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Domenica, 16 Gennaio 2022
Economia

Biogas e impianti agrovoltaici, Cia Campania lancia la sfida alla spesa dei 34 mld stanziati dal PNRR

Il presidente Mastrocinque annuncia la transizione verde: con circa 38mila impianti da energie rinnovabili la Campania già guida la riconversione energetica

Provare a contenere l’innalzamento della temperatura a 1,5 gradi è l’obiettivo a cui aderisce anche Cia Campania, da tempo impegnata sul fronte della proposta per mitigare gli impatti ambientali e ridurre le emissioni, ma anche per migliorare la qualità della produzione delle aziende agricole, quindi la qualità della vita degli agricoltori. Il prossimo lustro sarà decisivo per le scelte e le iniziative sul clima e la riconversione energetica. L’urgenza di accelerare con la transizione energetica è stata acclarata non solo dai report licenziati a Roma quanto a Glasgow.

Le conseguenze dell’aumento della temperatura di 2 gradi preannunciate dagli esperti, pone gli agricoltori in una condizione di gravi responsabilità a cui non è possibile abdicare. “La nostra non è una mera adesione di principio alla protesta, ma la ferma volontà di tradurre l’ormai noto “bla bla bla” in azioni concrete” annuncia Alessandro Mastrocinque, presidente dell’organizzazione campana. “Come già avanzato nei mesi precedenti, questa organizzazione riafferma la necessità e l’urgenza di dotare gli allevamenti di bufala di impianti biogas, per intercettare fin da ora, una fetta importante dei 34,6 miliardi di risorse del Pnrr in dotazione del Ministero della Transizione Ecologica. Sulla carta mancano 59 giorni per chiudere il primo blocco le scadenze dettate dal recovery Plan. La partita più importante da centrare entro fine anno è quella del bio metano e del biogas con l'obiettivo di estenderne la produzione e l'uso, e ampliare la riconversione degli impianti esistenti nel settore agricolo.

L'obiettivo del Governo è di immettere gas per 2,3 miliardi di metri cubi di biometano al 2026, a cui si aggiungono 1,1, miliardi di metri cubi nei trasporti. Cia Campania intende rispondere e fare la sua parte”. Mastrocinque sottolinea che l'agrovoltaico è un altro tassello da definire. La posta in palio è di 1,1 miliardi di euro e su cui il Mite dovrà muoversi in raccordo con l'Agricoltura per arrivare a installare a regime una capacità produttiva da impianti agrovoltaici di 1,04 gigawatt che garantirebbe 1300 gigawattora, per un abbattimento delle emissioni stimato in 0,8 milioni di tonnellate di Co2 in meno all'anno. “Si attende un pronunciamento del Ministero, che sta cercando di definire insieme a Gse, Rse, Enea e Crea, i criteri per identificare cosa può rientrare all'interno del perimetro dell'agrovoltaico. Entro marzo 2022 è prevista la definizione della procedura per l'invio delle domande, e entro giugno il finanziamento dei progetti. Così come restiamo alla finestra in attesa del decreto attuativo del Pnrr sulla disciplina complessiva degli incentivi per estendere produzione e uso dei gas rinnovabili” continua il presidente. 

Gli obiettivi annunciati non possono non tenere conto del contesto di riferimento in cui intende muoversi Cia Campania. “La nostra regione, come emerge in maniera chiara dall’ultimo rapporto sui “comuni rinnovabili” licenziato da Legambiente, si conferma tra le prime dieci regioni italiane con la maggior potenza installata con i suoi 37mila 709 impianti”. Il solare fotovoltaico, con 34.939 (97,8 per cento) impianti è la tecnologia prevalente. A seguire gli impianti eolici, che sono 616 (1,7 per cento). Già nel 2019 la produzione di energia complessiva è pari a 12.533 Gwh di cui 5.567 (il 44,4 per cento) proviene da fonti rinnovabili con una produzione media giornaliera di 15,3 gigawattora. Guida la graduatoria l'energia eolica con 2,964 gigawattora all'anno (il 53,2 per cento del totale della produzione di energia elettrica da fonti pulite in Campania), seguito dalle bioenergie con 1.155,5 Gwh all'anno (20,8 per cento), dal solare con 907,4 (16,3) e dall'idroelettrica con 346,5 (9,7). “E’ arrivato il momento di agire e dimostrare di essere all’altezza delle aspettative dell’Europa, e di ammodernare allevamenti e coltivazioni. Ancora una volta spetta agli agricoltori interpretare il cambiamento dei tempi e leggere le prospettive di conservazione del pianeta” conclude Mastrocinque.

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