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Economia

Aumenta la tredicesima: gli effetti in busta paga

Il governo vuole detassare la mensilità aggiuntiva, i redditi da straordinario e i premi produttività, ma frena sulla flat tax incrementale. Cosa dobbiamo aspettarci

Il governo aumenta le tredicesime ma mette in stand by la flat tax incrementale per i dipendenti. Lo prevede un emendamento alla delega fiscale secondo cui i premi di produttività, le retribuzioni "corrisposte a titolo di straordinario che eccedono una determinata soglia" e "i redditi riconducibili alla tredicesima" godranno di una tassazione agevolata rispetto alle aliquote per scaglioni di reddito previste dall'Irpef.

Come viene tassata la tredicesima

Cosa significa tutto ciò? Proviamo a capirlo insieme. In sostanza oggi la tredicesima viene considerata reddito imponibile a tutti gli effetti e come tale su di essa gravano sia l'Irpef che i contributi previdenziali. Anzi: dal momento che sulla tredicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente né quelle per i familiari a carico, le trattenute Irpef risultano più pesanti. Ciò spiega perché di solito l'importo della "mensilità aggiuntiva" è più basso rispetto allo stipendio. Ma quante tasse paghiamo nei fatti sulla tredicesima? L'aliquota Irpef a cui è soggetta dipende ovviamente dal reddito imponibile di ciascun lavoratore. Dopo la riforma varata dal governo Draghi, gli scaglioni sono passati da cinque a quattro. 

Scaglioni di reddito (€)

Aliquota

fino a 15.000

23%

da 15.000,01 a 28.000

25%

da 28.000,01 a 50.000

35%

oltre 50.000

43%


Per calcolare l'importo netto della tredicesima è necessario sottrarre al reddito lordo l'importo dovuto per l'Irpef, nonché una percentuale per i contributi previdenziali (piccolo inciso: la mensilità aggiuntiva è stata esclusa dal taglio del cuneo fiscale previsto dal decreto Lavoro).

Cos'ha in mente dunque il governo? Per ora non sappiamo quale aliquota verrà applicata alla tredicesima, né se sarà unica per tutte le fasce di reddito. Circa un mese fa, anticipando i piani del governo, il viceministro dell'Economia Maurizio Leo aveva però spiegato che l'idea era quella di assimilare la tredicesima a un "reddito aggiuntivo" e quindi prevedere un'aliquota agevolata del 15 per cento. Se così fosse, un lavoratore che ha un imponibile di 20mila euro annui, si troverebbe a pagare il 15% di Irpef anziché l'attuale 25%. Per chi rientra negli scaglioni successivi il vantaggio fiscale sarebbe ancora più sostanzioso.  

I tempi e lo stop al taglio del cuneo fiscale

In sostanza, tutto si tradurrebbe in una sorta di bonus aggiuntivo corrisposto nella busta paga di dicembre il cui importo varierà in base al reddito. La misura però potrebbe non ottenere il via libera prima del prossimo anno. Secondo quanto aveva affermato il viceministro Leo, la tredicesima con meno tasse scatterà infatti solo "nel 2024, quando comincerà a essere attuata la delega". Se così fosse dunque nel 2023 l'importo della tredicesima resterà il medesimo. Ma su questo punto si attendono conferme. Anche perché - siamo nel campo delle ipotesi - l'esecutivo potrebbe decidere di utilizzare la leva della tredicesima detassata per compensare lo stop al taglio del cuneo fiscale previsto proprio nel mese di dicembre. La riduzione dei contributi a carico dei dipendenti prevista dal decreto Lavoro resterà infatti in vigore solo per cinque mesi, dal 1° luglio al 30 novembre 2023.

Aliquota agevolata anche sugli straordinari, rinviata la flat tax incrementale per i dipendenti

L'idea del governo è inoltre quella di prevedere una tassazione agevolata anche per gli straordinari e i premi produttività, ovvero quelle forme di retribuzione che possono essere concesse al dipendente al raggiungimento di un determinato obiettivo.

Ma per i dipendenti le buone notizie sono finite qui. In effetti l'emendamento alla delega fiscale presentato dalla maggioranza elimina di fatto il comma sulla flat tax incrementale per i dipendenti, fermo restando "la complessiva valutazione, anche a fini prospettici". Tradotto: se ne riparlerà in futuro, quando le risorse a disposizione lo permetteranno. La tassa piatta sull'incremento di reddito resta dunque solo per le partite Iva: oggi permette di pagare un'aliquota forfettaria del 15% sulla parte di reddito del 2023 in eccedenza rispetto al più elevato tra quelli del triennio precedente, decurtando una franchigia pari al 5%. Si tratta dunque di un regime agevolato che viene applicato solo su una parte del reddito annuale. 

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