Sabato, 15 Maggio 2021
Economia

Approvato ristori ter: benefici anche per negozi d'abbigliamento e accessori

Fipe: "Un doveroso segnale di attenzione"

Il governo ha varato il terzo decreto ristori e una richiesta di scostamento di bilancio al Parlamento da 8 miliardi che servirà a finanziare a stretto giro un quarto decreto per gli indennizzi alle attività economiche colpite dalle misure restrittive anti-Covid. Il decreto ter, che garantirà ristori in automatico alle regioni che cambiano fascia di rischio, mette in campo oltre 1,4 miliardi per rifinanziare il fondo previsto dal decreto bis per i contributi a fondo perduto da destinare ai settori colpiti.

Benefici anche per i negozi al dettaglio 

Nella lista dei codici Ateco delle attività economiche penalizzate che riceveranno gli indennizzi perché in zona rossa entra anche il commercio al dettaglio di calzature e accessori. I negozi di scarpe avranno un ristoro del 200% rispetto a quanto previsto in precedenza. Viene quindi rafforzata anche la dote per il credito d’imposta per:

  1. affitti commerciali
  2. cancellazione della seconda rata Imu,
  3. estensione della proroga del versamento Irpef, Ires e Irap per autonomi e partite Iva
  4. sospensione dei versamenti tributari e dei contributi previdenziali
  5. congedo per i genitori con i figli a casa a causa della chiusura delle scuole e il bonus baby sitter.

In arrivo anche un fondo da 400 milioni di euro per consentire ai sindaci di adottare misure urgenti di solidarietà alimentare. Le risorse saranno erogate a ogni Comune entro 7 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Stanziati altri 100 milioni per l’acquisto e la distribuzione dei farmaci per la cura dei pazienti affetti dal coronavirus.

I PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO

Con le risorse aggiuntive di 8 miliardi, che arriveranno dopo il via libera delle Camere allo scostamento di bilancio in programma giovedì 26, sarà finanziato il quarto decreto ristori. In questo provvedimento dovrebbe trovare spazio anche il rinvio delle scadenze fiscali (acconti Irpef, Irap e Ires di fine novembre, i contributi previdenziali e le ritenute fiscali dei dipendenti di metà dicembre e l’acconto Iva del 27 dicembre) e delle rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio, che altrimenti ripartirebbero il 10 dicembre. Lo stop dovrebbe riguardare le imprese fino a 50 milioni di fatturato con perdite di almeno il 33 per cento. Sono ancora in corso le valutazioni ma il calcolo delle perdite dovrebbe essere basato sul confronto fra il primo semestre 2020 e lo stesso periodo del 2019 per le scadenze di novembre e su novembre 2020, rapportato allo stesso mese dell’anno scorso, per i versamenti di dicembre. Ancora da chiarire se le sospensioni fiscali riguarderanno tutta Italia o solo le regioni in fascia rossa.

Scostamento di bilancio 

Il governo conta poi di chiedere entro i primi di gennaio un ulteriore scostamento di bilancio a valere sul 2021 che dovrebbe valere circa 20 miliardi e servirà per traguardare l’uscita dalla crisi e sostenere la ripartenza delle filiere più colpite. L’extra deficit sarà utilizzato per finanziare un nuovo decreto anti-crisi all’inizio del prossimo anno consentendo così da dirottare ora le risorse del fondo anti-Covid da 3,8 miliardi stanziato in manovra su altri interventi e di rafforzare la dote per le modifiche parlamentari della legge di bilancio.

Le dichiarazioni della Fipe

Pet la Federazione Moda Italia-Confcommercio si dice soddisfatta per l’accoglimento delle sue richieste. I negozi di calzature che hanno subito restrizioni nelle zone rosse e che erano stati esclusi dal Decreto Ristori bis potranno così accedere al contributo a fondo perduto e alle altre misure come, ad esempio, il credito d’imposta del 60% dell’affitto per i mesi di ottobre, novembre e dicembre.

Per il presidente Renato Borghi si tratta di “un doveroso segnale di attenzione al settore moda, che vive di stagionalità e, già in forte sofferenza, subisce restrizioni nel momento più importante dell’anno. Al governo chiediamo però di indennizzare anche i negozi di camicie e maglierie che, pur essendo chiusi, inspiegabilmente non rientrano ancora tra i beneficiari delle misure. Vogliamo poter esercitare il nostro diritto di fare impresa e di lavorare. Servono, però, ristori congrui e a geometrie variabili anche nelle aree arancioni e gialle, altrimenti si correrà il rischio di perdere per sempre una parte importante di un tessuto d’imprese che s’intreccia, come trama e ordito, nel futuro delle nostre città. I nostri negozi, infatti, fanno vivere le comunità, illuminando animi e strade, offrendo sicurezza, decoro, cordialità e relazioni sociali”.

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