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Lunedì, 15 Agosto 2022
Economia

Alimentari alle stelle: quali prodotti saranno più cari per colpa della siccità

Dal latte alla frutta, sull’agricoltura italiana (ma non solo) si è scatenata una sorta di tempesta perfetta: tutti i rincari in vista

Carissima la siccità per le tasche degli italiani. Con il 60% di precipitazioni in meno rispetto alla media storica e con 2 gradi di temperatura in più rispetto agli ultimi anni, sull’agricoltura italiana si è scatenata una sorta di tempesta perfetta. I danni da siccità potrebbero arrivare a 6 miliardi di euro secondo alcune stime, bruciando così il 10% del valore della produzione agricola nazionale. Per il raccolto del grano la Coldiretti stima un calo del 30% per quello duro usato per la pasta e del 20% per quello tenero, utilizzato per il pane. Il caldo sta buttando giù anche la produzione di mais (-45%). Insomma, la situazione è grave.

Nelle risaie del nord è ormai allarme rosso, si stima un 30% di perdite. I risicoltori stimano che quest’anno ci sarà un rincaro del prodotto intorno al 20%. L’anno scorso i produttori lo vendevano a un prezzo che va dai 50 ai 100 euro al quintale, a seconda della qualità, ma quest’anno potrebbe esserci un notevole aumento. Sui prezzi influiscono ovviamente anche i costi di produzione (qui un approfondimento sull'aumento del prezzo del riso). Per quel che riguarda l’olio, la campagna di quest'anno era già partita malissimo, di fatto era stata compromessa nei mesi scorsi, quando il caldo anomalo aveva ridotto significativamente la trasformazione dei fiori in frutti. 

Nei campi e nelle serre la frutta e la verdura bruciano, con ustioni che in alcune zone arrivano a provocare la perdita del 70% del raccolto: peperoni, meloni, angurie, albicocche, pesche, pomodori e melanzane le più colpite. L'inflazione zavorra i conti dei produttori. In Puglia, tanto per fare un esempio, i prezzi di frutta e verdura sono schizzati in media del 20 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e da molte altre regioni arrivano calcoli simili.

Fa troppo caldo e con le temperature ormai vicine ai 40 gradi e anche oltre, in alcuni casi nella Pianura Padana, il calo della produzione di latte "è di oltre il 20 per cento rispetto al solito", secondo Paolo Carra, vice presidente di Coldiretti Lombardia. "Nonostante gli animali nelle stalle siano ventilati e rinfrescati dalle nebulizzazioni d’acqua, nelle fattorie le mucche sono stressate per il caldo e il calo della produzione del latte è il doppio rispetto a quanto stimavamo a metà giugno (- 10 per cento)". Gli allevatori lombardi spiegano che per le mucche il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi e che oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto (anche oltre 140 litri d’acqua al giorno per ogni mucca, contro i 70 litri dei periodi meno caldi) e producono meno. Con questa situazione, i rincari del latte sono una certezza: gli aumenti sono tra il 10 e il 15 per cento.

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