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Giovedì, 19 Maggio 2022
Economia

Agroalimentare Dop e Igp, traina il nord ma a crescere è il sud

La Campania si conferma terza regione con buoni risultati su base annua per l'impatto economico nel comparto Cibo, ottava per Cibo/Vino

L’analisi dell’impatto territoriale delle filiere DOP IGP del XIX Rapporto Ismea-Qualivita evidenzia ancora una volta l’aspetto principale che caratterizza in maniera specifica il settore: tutte le regioni e le province italiane hanno una ricaduta economica dovuta alle filiere dei prodotti Dop Igp, che esprimono un patrimonio dei territori per loro natura non delocalizzabile. Le prime cinque regioni che superano 1 miliardo di valore economico delle filiere Ig sono Veneto (3,7 mld di euro), Emilia-Romagna (3,3 mld euro), Lombardia (2,1 mld euro), Piemonte (1,4 mld euro) e Toscana (1,15 mld euro). A evidenziarlo è il XIX rapporto Ismea-Qualivita.

Dopo un 2019 che aveva mostrato una crescita per ben 17 regioni su 20, nel 2020 il calo del -2,0% del valore complessivo del comparto si spalma su oltre la metà delle regioni e solo in sette si registra una variazione di segno positivo. Interessante è il dato per aree territoriali: se le quattro regioni del Nord-Est si confermano traino rappresentando oltre la metà del valore complessivo nazionale del settore Dop Igp (53%), solo l’area “Sud e Isole” mostra un incremento complessivo del valore rispetto all’anno precedente (+7,5%), con crescite importanti soprattutto per Puglia (+24%) e Sardegna (+12%). Buoni risultati anche in Trentino-Alto Adige (+8,4%) e Piemonte (+2,7%), mentre le prime tre regioni in assoluto per valore segnano tutte un calo.

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Il Veneto si conferma la prima regione con 3,70 miliardi di euro, seguito da Emilia-Romagna con 3,26 miliardi e Lombardia con 2,07 miliardi.

Nel comparto Cibo Emilia Romagna e Lombardia guidano e la Campania si conferma terza regione con buoni risultati su base annua. Nel comparto Vino il Veneto traina, seguito da Piemonte e Toscana; grande crescita per la Puglia.

Il rapporto analizza anche l'impatto economico a livello provinciale: Treviso, Parma e Verona guidano la classifica provinciale con valori superiori al miliardo di euro. Nel comparto Cibo le prime tre province, seppure in calo, si confermano quelle della “Food Valley” emiliana. Nel Vino trainano Treviso e Verona (oltre un miliardo), cui seguono Cuneo e Siena (oltre mezzo miliardo).

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IGP STG nel mondo: lo scenario nel mondo e in Europa

Al 31.12.2021 si contano complessivamente 3.249 prodotti DOP IGP STG nel mondo, di cui 3.043 registrati nei Paesi europei a cui si aggiungono le 206 produzioni DOP IGP STG riconosciute in 15 Paesi extra comunitari, compreso il Regno Unito. L’Italia conferma il primato mondiale per numero di prodotti certificati con 841 DOP, IGP, STG. Nel 2021 sono state registrate 43 nuove IG nel mondo, di cui 39 in 15 Paesi europei e 4 in Paesi extra-UE. L’Italia conta 3 nuove registrazioni nel comparto Cibo: Pistacchio di Raffadali DOP, Pesca di Delia IGP e Olio di Roma IGP.

Il ministro Patuanelli plaude ai prodotti Dop e Igp

«I prodotti Dop e Igp si confermano anche nel 2020 una componente fondamentale nell’affermazione del made in Italy sui mercati globali e un motore di promozione e tutela delle eccellenze italiane - ha dichiarato il ministro Patuanelli, presente alla conferenza stampa di presentazione - La Dop economy tiene sia sul territorio nazionale e sia all’estero, cresce nelle regioni del Sud e nelle Isole e traina l’intero comparto agroalimentare italiano. A livello comunitario ci aspetta un anno impegnativo, sia per la revisione del quadro normativo dell’etichettatura, sia per quello del regolamento Dop e Igp. Proprio per questo è necessario salvaguardare e tutelare l’intero sistema produttivo dai rischi che possono generare l’omologazione alimentare, i sistemi di etichettatura fuorvianti come il utriscore (il metodo di etichettatura francese basato su un algoritmo per classificare i prodotti in base a un sistema di colori e di lettere, dove il "rosso" e la "E" sono i parametri più pericolosi), le fake news, i tentativi di imitazione sia sui mercati comunitari sia su quelli terzi».

L'analisi Cia

Pronto ad analizzare il dato il presidente di Cia Campania Alessandro Mastrocinque, da tempo impegnato nella valorizzazione e promozione delle filiere per incrementare la crescita e l’occupazione nell’agroalimentare. Il rapporto infatti evidenzia che il Sud e le isole registrano un volume d’affari pari a 2,7 miliardi, con 306 prodotti Dop e Igp. Le otto regioni del Mezzogiorno generano il 16% del valore complessivo nazionale.

“I numeri licenziati testimoniamo la lungimiranza degli investimenti nelle filiere come incubatori di economie da spalmare a raggiera sui territori. E ci restituiscono la foto esatta del valore aggiunto che le produzioni a marchio Dop e Igp sono in grado di produrre” commenta Mastrocinque. “Non è un caso la trepidante attesa al riconoscimento del marchio Igp dell’olio campano. Attendiamo il pronunciamento di Bruxelles, che dovrebbe arrivare dopo un importante percorso sociale, politico e burocratico che Cia Campania ha sostenuto in questi anni.

In Campania la ricaduta economica dovuta alle filiere dei prodotti DOP IGP vale 103 milioni di euro di impatto economico trainato dal Vino, e 678 milioni per l’impatto economico prodotto dal cibo. Napoli spicca nella classifica delle prime 20 province per valore, con una crescita del 15,8% e conferma lo sviluppo di alcuni poli economici nati intorno ai Consorzi di tutela che, sebbene non appartenenti ai grandi distretti produttivi, sanno porsi al centro di sistemi territoriali di qualità sostenibile.

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