Trattativa Stato-mafia, Procura chiede 6 anni di carcere per Mancino

Sono state le parole dell'allora ministro della Giustizia Claudio Martelli ad aver messo nei guai l'ex ministro dell’Interno Mancino

La procura di Palermo ha chiesto la pena a sei anni di carcere per l'ex Presidente del Senato Nicola Mancino che, a differenza degli altri imputati al processo sulla trattativa, non è accusato di minaccia a corpo politico dello Stato ma di falsa testimonianza. "Per avere - come dicono i pm - deponendo come testimone, innanzi al Tribunale di Palermo nel processo nei confronti di Mario Mori e di Mauro Obinu, anche al fine di assicurare ad altri esponenti delle istituzioni la impunità rispetto ai fatti, affermato il falso e comunque taciuto in tutto o in parte ciò che sapeva intorno ai fatti sui quali veniva interrogato". "In particolare, affermando falsamente di non essere mai venuto a conoscenza: dei contatti intrapresi, in epoca immediatamente successiva alla strage di Capaci, da esponenti delle istituzioni, tra i quali gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno, con Vito Ciancimino e per il tramite di questi con gli esponenti di vertice dell'associazione mafiosa di cosa nostra".

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Sono state le parole dell'allora ministro della Giustizia Claudio Martelli ad aver messo nei guai l'ex ministro dell’Interno Mancino. "Mi lamentai con lui del comportamento del Ros", mise a verbale l'ex ministro della Giustizia davanti ai giudici di Palermo. "Mi sembrava singolare che i carabinieri volessero fare affidamento su Vito Ciancimino". Martelli ha affermato senza mezzi termini di aver chiesto conto e ragione a Mancino dei colloqui riservati fra gli ufficiali del Ros e l'ex sindaco mafioso di Palermo. Mancino ha sempre negato: ha detto di non avere mai parlato del Ros e di Ciancimino con Claudio Martelli. "Dice il falso", accusano i pm.
 

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