Tratta di nigeriane prelevate dai Centri di Accoglienza di Serino, cade il reato di associazione

La Corte di Assise di Appello di Perugia, presieduta dal Dott. Giancarlo Massei, in accoglimento delle tesi difensive, ha riformato ulteriormente la sentenza emessa il 14 Novembre 2019

Nuovo colpo di scena ieri mattina nell'incantevole Aula degli Affreschi della Corte di Appello di Perugia.

La Corte di Assise di Appello di Perugia, presieduta dal Dott. Giancarlo Massei, in accogliemento delle tesi difensive, ha riformato ulteriormente la sentenza emessa il 14 Novembre 2019 dalla Corte di Assise di Perugia assolvendo tutti gli imputati dal reato di associazione per delinquere finalizzato all'ingresso clandestino in Italia di giovani donne nigeriane da destinare al mercato della prostituzione.

La vicenda aveva interessato diversi Comuni italiani, sedi di Centri di Accoglienza degli immigrati, tra cui in particolare il Comune di Serino dove, secondo l'assunto accusatorio, erano state selezionate e reclutate diverse giovani donne nigeriane, alcune anche minorenni, da destinare al turpe mercato del meretricio, per strada e nei nights club di ricche città del Nord, soprattutto del Veneto.

Secondo l'impostazione della Questura e della Procura di Perugia, il referente per il centro sud era tale Edokpor Unity, difeso dall'avvocato avellinese Rolando Iorio. Era lui, in particolare, ad individuare le donne più belle, ad interessarsi per farle uscire dai Centri di Accoglienza, spesso presentandosi come un loro parente, e ad assicurare il loro arrivo a Perugia dove poi le giovani venivano smistate sul territorio nazionale, a seconda della richiesta. Era sempre Edokpor, secondo l'impostazione accusatoria, ad occuparsi dei problemi connessi alla gestione delle ragazze, come ad esempio a procurare sulle piazze di Napoli i medicinali occorrenti per provocare gli aborti.

Pesanti le condanne inflitte in primo grado a tutti gli imputati, ad eccezione proprio di Edokpor, mandato assolto dalla Corte di Assise di Perugia nonostante la richiesta di condanna ad anni 13 avanzata dal Pm perugino. Il giovane nigeriano otteneva quindi la libertà dopo quasi due anni di custodia cautelare in carcere.

La sentenza assolutoria emessa dalla Corte di Assise di Perugia veniva poi impugnata dalla Procura Generale che nella giornata di ieri, in persona del sostituto Procuratore Claudio Cicchella, chiedeva la riforma della sentenza di primo grado, con la condanna ad anni 11 di carcere per l'imputato Edokpor ed un inasprimento delle pene per tutti gli altri imputati. La Corte di Assise di Appello di Perugia, invece, aderendo alle richieste difensive, ha confermato la sentenza di assoluzione per il giovane Edokpor ed ha ritenuto insussistente, per tutti gli imputati, l'accusa di associazione per delinquere, con un notevole abbattimento delle pene inflitte in primo grado.

Così, la trentacinquenne Osakpamwan Glory, che secondo l'assunto accusatorio era colei che di fatto gestiva la prostituzione delle giovani nigeriane, difesa in appello dall'Avv. Rolando Iorio, si è vista ridurre la condanna da anni 13 di reclusione, inflitti in primo grado, ad anni 4 e mesi 6, venendo ritenuta colpevole per il solo reato di favoreggiamento della immigrazione clandestina.

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