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Terremoto 1980: 35 anni dopo, l'Irpinia ricorda quel terribile 23 novembre

Manifestazioni in tutti i comuni. Gli appuntamenti più importanti ad Avellino, Lioni e Sant'Angelo dei Lombardi

Ricorre il 35/o anniversario di uno dei più terribili terremoti della storia d'Italia e il più grave degli ultimi 50 anni; è quello, di magnitudo 6.8 all'epicentro (nono-decimo grado della scala Mercalli), che la sera del 23 novembre 1980 colpi' l'Irpinia e la Basilicata, provocando - secondo dati contenuti in atti parlamentari - 2.570 morti, 8.848 feriti e circa 300 mila senzatetto, distribuiti in 687 comuni. In occasione della commemorazione sono previste celebrazioni religiose e cerimonie civile in vari comuni del "cratere" del sisma.

La Pro Loco Avellino, rappresentata dal Presidente Giovanni Foschi, organizza una "Fiaccolata per non dimenticare". L’intento è coinvolgere tutta la cittadinanza e, soprattutto i più giovani, trasmettendo loro quella solidarietà e quello spirito di volontariato, che si rivelarono fondamentali nelle ore successive al sisma, offrendo alla provincia lo slancio necessario a rialzarsi più forte di prima. La giornata prevede una fiaccolata simbolica in Piazza Duomo che coinvolgerà tutta la città. Mostra fotografica del compianto maestro Italo Scelza che ha raccontato con magistrale drammaticità le scene della tragedia che colpì la nostra terra. La narrazione di quelle interminabili ore sarà affidata a chi nell’80 c’era e offrirà ai più giovani un racconto di singolare veridicità e carica emozionale.

Il programma istituzionale in ricordo delle vittime sarà il seguente:  Ore 10:30 Piazza XXIII novembre - Deposizione corona;  Ore 11:00 Cattedrale –Celebrazione S. Messa.

A Sant’Angelo dei Lombardi, uno dei comuni gravemente danneggiato ci sarà una riflessione sui valori della legalità e della conoscenza. Alle ore 9.30, sono convocati il Consiglio comunale di Sant’Angelo e il Consiglio provinciale in seduta straordinaria. Le assemblee si terranno presso il Centro di Comunità di Piazza Nobile a 35 anni dalla tragedia.

A seguire, nello stesso luogo, l’incontro-convegno “Il valore della conoscenza e della comunicazione nell’educazione alla legalità”. Prenderanno la parola Franco Roberti, Procuratore nazionale Antimafia; Rosario Cantelmo, Procuratore di Avellino; Alessandro Barbano, direttore de “Il Mattino”. Modera gli interventi il responsabile della redazione avellinese del quotidiano, Generoso Picone. Al direttore Barbano verrà consegnata una targa “per l’impegno del Mattino a favore delle aree interne”. Al dibattito parteciperanno anche gli studenti dell’IISS “De Sanctis” di Sant’Angelo dei Lombardi.

l’IISS Vanvitelli, come accade da molto tempo ormai, ha aderito all'iniziativa “Donazione del sangue” promossa dall’AVIS - Sezione Comunale “Vania Palmieri” di Lioni, che vede coinvolti gli alunni maggiorenni che dalle ore 9.30 saranno accompagnati dai responsabili della Pubblica Assistenza “Ruggiero-La Sala”all’autoemoteca in piazza Aldo Moro.

Un modo per commemorare con un atto positivo e di grande altruismo, quale quello della donazione del sangue, le vittime dell’immane catastrofe che squarciò le case irpine ma soprattutto destabilizzò tante vite umane. 

L’evento rientra nelle attività previste nell’ambito del percorso di Educazione alla Salute ed è stato curato dalla Prof.ssa Maria Giannini, d’intesa con il Dirigente Scolastico, Prof. Sergio Siciliano, il quale ha commentato – “I racconti e le cifre sono difficili da comprendere per chi non ha vissuto il terremoto, ma la tragicità dell’evento sismico va adeguatamente ricordata per consentire alle giovani generazioni di non dimenticare. Per questo alle ore 11.30 del 23 novembre, tutti noi del  Vanvitelli osserveremo un minuto di silenzio in memoria delle vittime di quella drammatica sera di novembre 1980. Immediatamente dopo si aprirà nelle classi una riflessione sull’evento che durerà per l’intera ora di lezione”. 

Alle ore 17,00 presso l’aula consiliare del Comune di Lioni, i GAL  dell’Alta Irpinia (CILSI) e del Beneventano TABURNO,  hanno organizzato d’intesa con i Comuni di Lioni e di Solopaca, un convegno con gli Onorevoli Rosetta D’Amelio (presidente del Consiglio regionale), Fulvio Bonavitacola (Vice presidente della Giunta regionale e assessore all’ambiente); Maurizio Petracca (Presidente della Commissione agricoltura),  Filippo Diasco (direttore generale dell’assessorato all’agricoltura).

Alle ore 16:00 al Castello di Bisaccia, la figura di Lucio Amelio sarà rievocata da Mario Martone in una conversazione con il direttore de “Il Mattino” Alessandro Barbano. “Terrae Motus” ne sarà il titolo, che rimanda a “Lucio Amelio / Terrae Motus” che siglò la straordinaria operazione approntata dopo il terremoto del 23 novembre 1980, a cui Martone ha dedicato la videointervista del 1993. “Terrae Motus” riguarda la collezione di opere realizzata da Lucio Amelio coinvolgendo oltre 60 protagonisti assoluti dell’arte internazionale, da Beuys a Warhol, da Gilbert & George a Cy Twombly, da Robert Mappletorphe a Michelangelo Pistoletto. Tutti si cimentarono sul tema del terremoto del 23 novembre 1980 che ebbe come epicentro e teatro della tragedia l’Irpinia. Ed è anche l’occasione per narrare quel che è successo dopo e toccarne con mano i frutti.

“Il 23 novembre di 35 anni fa – è il ricordo del sindaco di Avellino Paolo Foti – l’Irpinia ha vissuto la pagina più drammatica della sua storia. A oltre trenta anni di distanza sono ancora aperte le crepe di quel minuto e 20 secondi che ha seminato morte e distruzione, ma che ha anche generato una straordinaria solidarietà. Circa 3.000 morti, 9.000 feriti, 300.000 senza tetto: dietro queste cifre altrettante storie interrotte, lacerate, cambiate per sempre.

Quel terremoto ha scosso la nostra terra, le nostre case, i nostri ospedali, le nostre chiese, le nostre strade, l’intero territorio ha subito una ferita in parte ancora aperta. Ma ad essere scosse sono state anche le nostre coscienze, le nostre certezze. Per chi ha vissuto quella tragedia è stato come aver staccato la spina con il passato. Una voragine indelebile si è aperta nelle nostre vite. La fatica, la solidarietà, la determinazione sono state le uniche armi con cui – nei giorni successivi al terremoto – abbiamo risposto a quell’immane tragedia.

Ricordare questa ferita, in parte ancora aperta, deve darci la forza di reagire in una fase, come quella che sta vivendo l’intero Paese, in cui occorre ritrovare quei sentimenti, l’impegno, quello spirito di comunità che è andato affievolendosi negli ultimi anni e che noi sappiamo però di possedere.

Colgo pertanto l’occasione per lanciare un appello a tutti i cittadini: la partecipazione, la condivisione, il ricordo di questa tragedia – che ha scosso il nostro territorio – deve essere un dovere, direi quasi un obbligo, per chi come noi ha patito le sofferenze di quelle giornate.

Tocca a noi consegnare ai nostri giovani e ai nostri figli quella traccia storica utile a rimarcare questa data tragica, che ha costituito uno spartiacque tra quello che eravamo e quello che siamo. Oggi noi tutti, Istituzioni, Politica, Società civile dobbiamo stringerci in quel ricordo sforzandoci – ognuno per la propria parte e per i ruoli che riveste – di trasferire alla nostra comunità quei valori, quello spirito di solidarietà e di partecipazione che sono stati la nostra reazione in quelle tragiche giornate”.

Il complesso di interventi messo in campo per la ricostruzione e lo sviluppo industriale della aree colpite dal terremoto, per il quale lo Stato ha impiegato oltre 50 mila miliardi di lire (quasi 26 miliardi di euro), non ha sortito per intero gli effetti sperati: a 35 anni dal sisma, infatti, la ricostruzione del patrimonio edilizio non e' ancora completata e in alcuni comuni le persone vivono ancora nei prefabbricati (ne furono montati oltre 26 mila).

Lo sviluppo industriale si e' realizzato solo in parte: delle aziende che hanno beneficiato dei contributi dello Stato, solo alcune sono in attivita', altre hanno chiuso i battenti e sono fallite, altre ancora non hanno mai cominciato l'attivita' produttiva, con il risultato di un numero di occupati di gran lunga inferiore a quello previsto.

Chi c'era, quel 23 novembre del 1980 ricordera' per sempre l'ora del terremoto, le 19:34. E cosa faceva in quel momento. A quei tempi i canali tv si contavano sulle dita delle mani e a quell'ora la Rai trasmetteva un tempo di una delle partite della serie A giocate nel pomeriggio. Chi ne aveva approfittato per una gita fuori porta non pote' non notare l'anomalia di una giornata calda, troppo calda per quella stagione. La terra tremo' in Campania e Basilicata, con epicentro in Irpinia, per circa 90 interminabili secondi. Un minuto e mezzo che rase al suolo interi paesi

Oggi, a 35 anni di distanza, il ricordo di quella giornata e delle settimane che seguirono, caratterizzate da uno Stato impotente dinanzi al disastro, incapace di coordinare i soccorsi, tardivi e insufficienti nonostante lo sforzo immenso messo in campo dai volontari, e' tutt'altro che sbiadito.

Dei 119 comuni irpini, furono 99 quelli che riportarono danni alle strutture.

"Un pensiero va oggi ai tanti - scrive Rosa D'Amelio, presidente del consiglio regionale - che a quella scossa non sopravvissero: il dolore per la loro perdita è ancora vivo, la ferita provocata da quei novanta drammatici secondi non si è mai completamente rimarginata. Così come è ancora forte la carica emotiva nel ricordare i giorni che seguirono, lo sforzo per ripartire che la nostra terra produsse e il calore generato da quell'onda umana fatta di volontari che da ogni parte d'Italia, e non solo, accorsero in Irpinia. Portarono aiuti reali, concreti che ci permisero di fare fronte all'emergenza infondendo nelle nostre comunità speranza. Nacque ad esempio da quella esperienza la Protezione Civile in Italia - continua la presidente D'Amelio. - Ricordo con emozione i tanti giovani che decisero di restare, di mettere al servizio della nostra terra sensibilità e professionalità diverse per soccorre e ricostruire, per regalare un futuro ai paesi del cratere". 

"Di quella esperienza abbiano il dovere di fare memoria. Anche per questo motivo ho scelto la data del 23 novembre per celebrare in Consiglio regionale i 40 anni della legge 405 che istituì i consultori familiari. Fu nell'immediato dopo terremoto, grazie all'impegno delle donne da subito in prima linea nell'organizzare i soccorsi, che in Irpinia aprimmo i primi consultori. Trentacinque anni dopo - conclude - abbiamo ancora molto da fare per lo sviluppo e la tutela del territorio, come dimostra la recente alluvione del Sannio. Ricorderemo quei giorni e rifletteremo sull'impegno che ancora ci attende, domani pomeriggio al Castello di Bisaccia, dove in "Terrae Motus" il regista Mario Martone racconterà la sua videointervista a Lucio Amelio sul dopo terremoto".

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