menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Terremoto, edifici a rischio: ad Avellino manca uno screenning completo

Per l'Ente comunale solo sulla scuola media Enrico Cocchia urge un intervento di messa in sicurezza

I terremoti non si possono prevedere con esattezza, ma prevenire con oculatezza sì. Si tratta di catastrofi naturali che nessuno può evitare, ma la morte e le macerie sì.

Sono passati 35 anni da quel 23 novembre 1980, quando la terra tremò per oltre 90 secondi in un'area che va dall'Irpinia al napoletano, alla Basilicata e alla Puglia settentrionale: il terremoto provocò 2.914 morti, 8.848 feriti, 280.000 sfollati. Per la ricostruzione furono spesi negli anni circa 50mila miliardi di vecchie lire, che ancora oggi pesano sulle tasche degli italiani tra accise sul carburante e opere incompiute. Ogni volta che facciamo benzina, paghiamo 4 centesimi al litro per la ricostruzione dell'Irpinia, una piaga che nel frattempo si è allargata dai 99 Comuni dichiarati all'indomani del sisma ai 643 riconosciuti dal governo di Arnaldo Forlani e ai 687 finali.

Ed oggi cosa ci rimane? Cosa ci garantisce che i nostri edifici pubblici e privati siano vermante sicuri e a prova di terremoto? Secondo i dati dell'Ufficio Studi della Camera dei Deputati, in Italia abbiamo speso per ricostruire, in quarantotto anni, una cifra pari a 121 miliardi di euro. 2,5 miliardi all'anno, più o meno.

Eppure manca ancora un piano di prevenzione sismica: il 60 per cento degli edifici è stato realizzato prima del 1971 e di questi 2,1 milioni sono in stato "pessimo o mediocre", come ha rilevato l'Ance. In Campania 4608 scuole, 259 ospedali e 865.778 fabbricati, pubblici e privati, si trovano in zone a elevato rischio sismico, manca inoltre una classificazione che dovrebbe certificare lo stato di salute degli immobili. A fronte di questa disastrosa situazione, lo Stato dagli anni Sessanta a oggi ha investito 150 miliardi di euro dopo i terremoti per ricostruire quanto crollato, ma in prevenzione ha stanziato appena un miliardo e solo dopo i fatti del 2009 che hanno devastato l'Aquila. E di quest'ultima cifra sono stati realmente spesi poche decine di milioni in 250 edifici pubblici. Poi il nulla.

Chi acquista un immobile, o entra in un edificio pubblico non sa cosa sta accettando a livello di rischio sismico. Una classificazione sismica consentirebbe invece di avere consapevolezza del rischio connesso ad una costruzione o ad un certo patrimonio immobiliare, fornendo indicazioni importanti su quanto necessario per ridurne l'entità. Con il violento terremoto che ha colpito il Centro Italia la classificazione sismica e le linee guida per gli edifici tornano di scottante attualità.

Ad Avellino purtroppo non esistono numeri certi, ci muoviamo all'interno di un terreno lacunoso: l'ultimo studio risale al 2009, ha completamente mappato la città seguendo, però, criteri statistici (dall'anno di edificazione al tipo di costruzione scelta) e non tecnici. Dunque per la sicurezza dei cittadini ci sarebbe bisogno di un nuovo lavoro di screening relativo soprattutto ai fabbricati costruiti prima del terremoto.

L'assessore Tommasone in questi giorni ha lanciato l'allarme in particolare sugli edifici privati, dove il Comune non può intervenire. Servono infatti interventi che mettano in condizione il cittadino di intervenire sulle proprie abitazioni attraverso finanziamenti pubblici e allo stesso tempo una politica di prevenzione che metta al corrente il privato dei rischi che si corrono a vivere in un fabbricato non a norma. Discorso a parte meritano gli edifici pubblici, lì non esistono scuse.

Lo studio sugli edifici scolastici è fermo al 2005. Da allora sono state messe in sicurezza tutte le scuole a rischio sismico ed è stata chiusa la Dante Alighieri. Resta da completare l'intervento di messa in sicurezza sull'Enrico Cocchia, attualmente nella categoria medio rischio. L'attenzione deve rimanere altissima perchè anche ad Amatrice le strutture in apparenza antisismiche si sono sbriciolate in cumuli di macerie. Soltanto per la scuola elementare furono spesi 700mila euro, soldi che oggi si sono tramutati in polvere.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

AvellinoToday è in caricamento