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Cronaca

Strage del bus, udienza rinviata: mancano notifiche ad alcuni imputati

All'esterno, intanto monta la protesta dell'associazione vittime della strada. "Chiediamo un processo rapido - dice Giuseppe Bruno, presidente dell'associazione - i quindici indagati non devono diventare famosi come Schettino"

"Assassino". E' l'epiteto che i familiari delle vittime lanciano al termine dell'udienza preliminare (rinviata al 24 settembre) nei confronti di  Gennaro Lametta, il proprietario del bus precipitato il 28 luglio scorso a Monteforte sul viadotto dell'Acqualonga, mentre guadagna l'uscita dell'ex Carcere Borbonico di Avellino per l'occasione trasformatosi in aula di Tribunale. C'è un via vai di gente, curiosi, avvocati.

Arriva anche il procuratore di Avellino Rosario Cantelmo accompagnato dal presidente del Tribunale di Avellino Michele Rescigno. Nessuna dichiarazione da parte loro.

Ma dopo qualche ora si apprende che l'udienza è stata rinviata perchè il Gup ha rilevato un difetto di notifica per alcuni imputati, chiamati a comparire dinanzi al Gup Gian Francesco Fiore.

I parenti delle vittime hanno riportato le croci già esposte dinanzi al tribunale, alcuni mesi fa, per chiedere giustizia. A conclusione di un'inchiesta durata circa 2 anni, gli imputati, adesso, dovranno rispondere a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso in atto pubblico e omissione in atti d'ufficio.

Nella sala dell'ex carcere borbonico di Avellino, poco distante dal tribunale, si affollano gli avvocati per la costituzione delle parti. Tra i principali responsabili il titolare dell'agenzia che noleggioò il bus, Gennaro Lametta, accusato di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falso in atto pubblico in concorso con due funzionari della Motorizzazione civile di Napoli Antonietta Ceriola e Vittorio Saulino, che nei giorni successivi all'incidente avrebbero falsificato tutta la pratica per la revisione del pullman, risultato gravemente compromesso nella sua funzionalità.

Processo vittime dell'A16

Tra gli indagati anche i direttori di tronco di Autostrade per l'Italia, che si sono avvicendati, Nicola Spadavecchia, Paolo Berti e Michele Renzi, e i responsabili dell'Area Esercizio di Aspi Gianluca De Franceschi, Gianni Marrone e Bruno Gerardi. Questi ultimi avevano responsabilità nella gestione finanziaria. Michele Maietta e Antonio Sorrentino, da responsabili del posto di manutenzione del tratto autostradale, non avrebbero segnalato le carenze e le lacune nella sicurezza del percorso. Sono infatti due i filoni sui quali si e' mossa la Procura di Avellino, per accertare le reponsabilita', soprattutto attraverso una complessa perizia condotta da esperti di primo primo piano in materia di sicurezza stradale, progettazione delle barriere e in meccanica.

Secondo i consulenti della Procura Vittorio Giavotto, Lorenzo Caramma, Andrea Demozzi e Alessandro Lima, le pessime condizioni del bus e carenze strutturali nella barriera avrebbero determinato l'incidente. Di qui la contestazione di colpe e negligenze anche all'amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci e all'allora direttore dei servizi tecnici, poi direttore generale fino a un anno fa circa, Riccardo Mollo e al condirettore generale "Operation e Maintenance Giulio Massimo Fornaci, al responsabile dell'articolazione "Pavimentazioni e Barriere di sicurezza" Marco Perna. per aver omesso di provvedere alla riqualificazione dell'intero viadotto.

All'esterno, intanto monta la protesta dell'associazione vittime della strada. "Chiediamo un processo rapido - dice Giuseppe Bruno, presidente dell'associazione - i quindici indagati non devono diventare famosi come Schettino".

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