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Da un viaggio di piacere ad uno dell'orrore: il destino infelice dei genitori di Valentina

Stavano partendo per Barcellona per incontrare la figlia per le vacanze di Pasqua. A raccontare quella scena vista nella sala di attesa dell'aereoporto, una donna di nome Cristina che l'ha poi divulgato all'Ansa. Giovedì ritorna la salma in Italia

Il corpo di Valentina Gallo giungerà in Italia giovedì. La conferma è arrivata dall’ambasciatore italiano in Spagna Stefano Sannino che ha precisato che sono ancora in corso alcune procedure burocratiche e finché non saranno ultimate non ci sarà il via libera del giudice spagnolo che indaga sull’incidente. Le autorità iberiche stanno facendo il possibile per accelerare tutti i controlli. A scortare il corpo della giovanissima studentessa i genitori. I genitori di Valentina, Gerardo e Giulietta avevano previsto di raggiungerla per trascorrere insieme la Settimana Santa a Barcellona. Erano pronti a partire. Hanno appreso della notizia dell'incidente dal proprio smartphone durante l'attesa in aereoporto da Firenze.

I passeggeri erano rimasti due ore in attesa del decollo. A raccontare quella scena vista nella sala di attesa dell'aereoporto, una donna di nome Cristina che l'ha poi divulgato all'Ansa. “Nostra figlia ci ha detto che andava alle Fallas, però non ci ha chiamato”, le avevano detto già allarmati, racconta Cristina. Valentina si era sempre fatta viva da Barcellona. “Non le sarà successo qualcosa?”. La giovane subito aveva chiamato il servizio di urgenza del governo catalano. Poi quattro ospedali della zona. Nessuna traccia della ragazza. Solo il consiglio di andare appena arrivati a Tortosa per avere informazioni sul posto. A Barcellona Valentina non era all’aeroporto ad accogliere i genitori. Cristina ha preso la macchina e si è offerta di accompagnarli a Tortosa. Due ore di viaggio e di angoscia. Gerardo e Giulietta parlano con orgoglio della loro ragazza, innamorata di Barcellona. Voleva entrare nel mondo della moda, forse restare a vivere nella capitale catalana. Aveva preso un appartamento con due ragazze basche, perché voleva imparare in fretta lo spagnolo. Le amiche però erano andate qualche giorno a Bilbao, e lei aveva deciso di fare la gita di Valencia. Per farli pensare ad altro Cristina si è messa a parlare di calcio. Arrivando a Tortosa Giulietta e Gerardo erano convinti di trovare la figlia viva. All’albergo Corona, dove erano stati trasferiti i sopravvissuti, e dove li ha ricevuti il presidente catalano Carles Puigdemont, nessuna traccia però della ragazza. Tutte le ricerche, le telefonate negli ospedali, non hanno dato risultato. A un certo punto Puigdemont è impallidito. E per il papà e la mamma di Valentina si sono spalancate le porte dell’orrore. “La faccia del presidente mi ha detto tutto”, gridava sconsolata Giulietta uscendo dalla sala. “Gli hanno offerto di vedere una fotografia o di andare all’obitorio”, ricorda Cristina, che La Vanguardia ha ribattezzato “L’amica in mezzo alla tragedia”. Hanno deciso di vederla. Poi, dopo l’addio ad ogni speranza, quel grido sussurrato: “E’ lei, è la nostra!”.

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