Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

Spaccio di droga ad Avellino, chiesta la revoca della detenzione in carcere per il dj

Nella giornata di oggi si sono svolti gli interrogatori per i quattro detenuti presso il carcere di Bellizzi Irpino. Il legale di D'Argenio ha motivato la richiesta documentando le precarie condizioni di salute del suo assistito

Continua l’inchiesta per fare luce sulla grave attività di spaccio di cocaina che aveva luogo nel capoluogo irpino. Un business che, stando a quanto affermano gli inquirenti, fruttava 50 euro a bustina per il dj Omar D’Argenio, arrestato assieme alla sua famiglia. Il gip del tribunale di Avellino, Marcello Rotondi, in seguito alle indagini della Procura, ha firmato un’ordinanza per dieci persone, per la maggior parte residenti a Rione Parco e - quasi tutte - appartenenti allo stesso nucleo familiare. Il dj resta il principale indagato e, stando a quanto si apprende - a dargli una mano nella vendita al dettaglio - vi era la madre, il padre, le due sorelle, una nipote e il cognato. Gli indagati, ricordiamolo, sono difesi dagli avvocati Iacobacci, Santamaria e Romano.

L’indagine va avanti, si lavora per conoscere i nomi di tutti i clienti

Nella giornata di oggi si sono svolti gli interrogatori per i quattro detenuti presso il carcere di Bellizzi Irpino. Omar D'Argenio ha risposto chiarendo la sua posizione e il difensore, Danilo Iacobacci, ha documentato le precarie condizioni di salute del suo assistito motivando anche le ragioni della insussistenza delle esigenze cautelari. Il legale ha fatto istanza di scarcerazione per mandarlo ai domiciliari dove lo aspettano la madre e il padre, anch'essi ai domiciliari per la stessa ordinanza. La decisione del Giudice per le Indagini Preliminari è attesa tra stasera e domani. Gli altri sei, invece, detenuti ai domiciliari, saranno interrogati il 17. Gli altri presunti pusher ascoltati oggi, difesi dall'avvocato Gerardo Santamaria, hanno sostanzialmente ammesso di aver ceduto sostanza stupefacente. L’indagata ha dichiarato che la commissione del reato è dovuta al fatto che stesse attraversando un periodo difficile della sua vita. A ottobre 2020, inoltre, fu già arrestata per gli stessi motivi. A seguito di quell'arresto, la donna ha trascorso un periodo di detenzione domiciliare. Anche in questo caso, ha ammesso gli errori del passato e quelli attuali. L’indagine va avanti e, adesso, occorre risalire al nome di tutti gli assuntori, soprattutto dopo che, in questa prima fase investigativa, sono emersi nomi illustri, professionisti e anche parenti stretti d'istituzioni, che facevano riferimento al dj e alla sua famiglia per l’acquisto della cocaina.

Il rifornimento della sostanza stupefacente

Infine, nella giornata di oggi, è emerso che il rifornimento della sostanza stupefacente avveniva principalmente a Napoli, dove si svolgeva l’acquisto di sostanze stupefacenti a costi sostanzialmente ridotti rispetto alla “rivendita” che avveniva successivamente ad Avellino.

L'operazione della Squadra Mobile di Avellino 

La mattina del 9 giugno, la squadra Mobile della Questura di Avellino ha dato il via a un'operazione antidroga nel capoluogo irpino. In esecuzione di un'ordinanza del gip del Tribunale di Avellino, eseguendo diverse misure cautelari nei confronti di persone accusate di spaccio di sostanze stupefacenti.

L'attività d'indagine prendeva le mosse dal sequestro di sostanza stupefacente operato nei confronti di alcuni tossicodipendenti, i quali avevano acquistato lo stupefacente dall'attuale principale indagato, il quale, grazie a un'attenta attività di pedinamento e osservazione degli agenti della Squadra Mobile, veniva successivamente tratto in arresto, in quanto trovato in possesso di 63 bustine di cocaina. Quest'ultimo, nonostante fosse stato sottoposto agli arresti domiciliari, continuava a gestire una florida attività di spaccio di cocaina, avvalendosi dei membri della propria famiglia e degli altri indagati, utilizzati soprattutto per le consegne. Sempre la stessa persona, nel mese di settembre dello scorso anno, veniva nuovamente arrestata, in quanto trovata in possesso di altre 72 bustine di cocaina e, questa volta, veniva applicata nei suoi confronti la misura coercitiva della custodia in carcere.

Tale circostanza non determinava, tuttavia, la cessazione delle attività di spaccio gestite dal gruppo. E infatti, nella gestione di tale illecito commercio, subentrava la sorella e il fidanzato di quest'ultima, che venivano a loro volta tratti in arresto, poiché sorpresi nella flagranza del reato di detenzione e cessione di sostanza stupefacente, essendo stati trovati in possesso di 33 bustine di cocaina, confezionate e pronte per essere immesse sul mercato.

L'attività d'indagine proseguiva assai utilmente anche mediante operazioni tecniche che consentivano di ricostruire le modalità operative del gruppo. In particolare, si accertava che gli indagati utilizzavano un linguaggio in codice per differenziare la cocaina dal crack, identificate rispettivamente con il temine di "prosciutto crudo" e di "prosciutto cotto". Sulla base di tali investigazioni, venivano effettuati numerosi sequestri di dosi di sostanza stupefacente, di danaro e materiale per il confezionamento.

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