Cronaca

Spaccio di droga ad Avellino, anche Domenico Matarazzo lascia il carcere

Nella mattinata di oggi si svolgeranno gli interrogatori degli altri sei indagati detenuti ai domiciliari

Nella giornata di oggi, il giudice accoglieva l’istanza di scarcerazione avanzata da Gerardo Santamaria, avvocato di Domenico Matarazzo, indagato nell’inchiesta nata da una grave attività di spaccio che ha sconvolto il capoluogo irpino. Il 42enne avellinese, adesso, sarà trasferito ai domiciliari. Il legale di Matarazzo è riuscito a convincere gli inquirenti che il suo assistito ha ammesso le proprie colpe già in sede d'interrogatorio e stava lavorando dal mese di febbraio. Sostanzialmente, quindi, stava tentando di cambiare vita. Nella mattinata di oggi, intanto, si svolgeranno gli interrogatori degli altri sei indagati detenuti ai domiciliari. Un business che, stando a quanto affermano gli inquirenti, fruttava 50 euro a bustina per il dj Omar D’Argenio, principale indagato nell’inchiesta e arrestato assieme alla sua famiglia. Il gip del tribunale di Avellino, Marcello Rotondi, in seguito alle indagini della Procura, ha firmato un’ordinanza per dieci persone, per la maggior parte residenti a Rione Parco e - quasi tutte - appartenenti allo stesso nucleo familiare.

L'operazione della Squadra Mobile di Avellino

La mattina del 9 giugno, la squadra Mobile della Questura di Avellino ha dato il via a un'operazione antidroga nel capoluogo irpino. In esecuzione di un'ordinanza del gip del Tribunale di Avellino, eseguendo diverse misure cautelari nei confronti di persone accusate di spaccio di sostanze stupefacenti. L'attività d'indagine prendeva le mosse dal sequestro di sostanza stupefacente operato nei confronti di alcuni tossicodipendenti, i quali avevano acquistato lo stupefacente dall'attuale principale indagato, il quale, grazie a un'attenta attività di pedinamento e osservazione degli agenti della Squadra Mobile, veniva successivamente tratto in arresto, in quanto trovato in possesso di 63 bustine di cocaina. Quest'ultimo, nonostante fosse stato sottoposto agli arresti domiciliari, continuava a gestire una florida attività di spaccio di cocaina, avvalendosi dei membri della propria famiglia e degli altri indagati, utilizzati soprattutto per le consegne. Sempre la stessa persona, nel mese di settembre dello scorso anno, veniva nuovamente arrestata, in quanto trovata in possesso di altre 72 bustine di cocaina e, questa volta, veniva applicata nei suoi confronti la misura coercitiva della custodia in carcere.

Tale circostanza non determinava, tuttavia, la cessazione delle attività di spaccio gestite dal gruppo. E infatti, nella gestione di tale illecito commercio, subentrava la sorella e il fidanzato di quest'ultima, che venivano a loro volta tratti in arresto, poiché sorpresi nella flagranza del reato di detenzione e cessione di sostanza stupefacente, essendo stati trovati in possesso di 33 bustine di cocaina, confezionate e pronte per essere immesse sul mercato.

L'attività d'indagine proseguiva assai utilmente anche mediante operazioni tecniche che consentivano di ricostruire le modalità operative del gruppo. In particolare, si accertava che gli indagati utilizzavano un linguaggio in codice per differenziare la cocaina dal crack, identificate rispettivamente con il temine di "prosciutto crudo" e di "prosciutto cotto". Sulla base di tali investigazioni, venivano effettuati numerosi sequestri di dosi di sostanza stupefacente, di danaro e materiale per il confezionamento.

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