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Cronaca Monteforte Irpino

Sfruttamento della prostituzione al “Club Privee Libidos”: "Se i clienti avessero chiesto di più, noi avremmo dovuto essere disponibili”

Oggi, in aula, una nuova udienza del processo sui fatti risalenti al 2016 quando, in Irpinia, venne alla luce un gravissimo episodio di sfruttamento della prostituzione

L’8 ottobre del 2016, in Irpinia, venne alla luce un gravissimo episodio di sfruttamento della prostituzione che coinvolse cinque persone dell'hinterland avellinese unitamente ad altri sette soggetti. Nella giornata di oggi, presso il Tribunale di Avellino, dinanzi ai giudici del collegio e al pubblico ministero Paola Galdo, sono state ascoltate due testimoni del Pm. Le dichiarazioni delle donne sono state inequivocabili e hanno sottolineato, ancora una volta, ciò che avveniva nel locale, “Club Privee Libidos”:  “Si entrava, si ballava… poi, se i clienti avessero chiesto di più, noi avremmo dovuto essere disponibili”. Ancora: “Stavo attraversando un periodo molto difficile della mia vita. Non andavo spesso al club, l’ho fatto soltanto perché avevo instaurato un rapporto di fiducia con l’uomo che me lo aveva fatto conoscere". In aula sono state descritte numerose situazioni equivoche. Il pubblico ministero ha chiesto alle due testimoni di descrivere come fosse l'interno del locale e, nel corso della prima deposizione, veniva riferito della presenza di questo "privée" in cui avvenivano gli incontri più intimi. 

La prossima udienza, adesso, è attesa per il 14 giugno 2022.

La chiusura del “Club Privee Libidos”

L’attività d’indagine, scaturita nell’ambito di una più ampia strategia di contrasto intrapresa dal Comando Provinciale Carabinieri di Avellino, è stata avviata nel mese di ottobre 2015, a seguito di un controllo effettuato da parte dei Carabinieri del Comando Stazione di Monteforte Irpino, all’interno del locale “Club Privee Libidos”, ubicato in un edificio strutturato su due piani, nel corso del quale è stato possibile appurare la presenza, del tutto anomala, di diverse camere da letto, oltre ad una normale pista da ballo ed un pianobar. Tra le varie stanze esistenti, ve ne era una arredata stile sadomaso (con la presenza di funi, manette e di una parete costituita da sbarre di ferro) ed inoltre, all’ingresso del club, sul bancone alla reception, i militari notavano un grosso scatolo di preservativi.

Nello specifico al vertice dell’organizzazione vi era un pregiudicato 57enne originario del comune di Formia (LT), il quale avvalendosi in maniera diretta degli altri quattro soggetti destinatari della misura, originari di Montemiletto, Monteforte Irpino, Atripalda, Sant’Anastasia (NA), nonché degli altri 7 indagati, avevano costituito e promosso un’organizzazione criminale, finalizzata a favorire e sfruttare l’attività di prostituzione all’interno del locale “Club Privee Libidos. Ognuno dei sodali aveva un ruolo ben preciso: procacciare ragazze e clienti, pulizia e rassetto delle stanze da letto, gestione del bar e della sala da ballo.

Il tutto ovviamente avveniva sotto il coordinamento del capo del sodalizio, il quale però pretendeva che i pagamenti sia ai vari sodali che alle ragazze avvenissero esclusivamente alla sua presenza, di cui egli ne stabiliva gli importi in relazione ai ricavi della serata.

Molte ragazze che si prostituivano nel locale venivano pagate in maniera esigua e spesso, su decisione del 57enne, che ovviamente era anche il principale gestore del Libidos, non ricevevano alcun compenso, nonostante le prestazioni sessuali rese. Tutto ciò finalizzato ad ottenere un maggiore guadagno, ovviamente sfruttando il più possibile le ragazze, approfittando della loro necessità di denaro.

Un aspetto particolare del contesto criminale in questione era costituito dal fatto che due sodali facevano prostituire le proprie mogli all’ interno del locale e le stesse, a loro volta, si pubblicizzavano mediante social network (presentandosi con nomi d’arte), chat private o cedendo il proprio numero di telefono, al fine di attirare più clienti possibili presso il Libidos, ove intrattenerli e consumare con essi rapporti sessuali.

Al termine delle operazioni il 57enne promotore del sodalizio, fu ristretto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione a Formia mentre gli altri quattro soggetti, invece, furono sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Terminati gli accertamenti del caso, il locale “Club Privee Libidos”, fu chiuso e posto sotto sequestro.

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