Tentato sequestro di persona, cade l'aggravante del metodo mafioso

Questa è stata la decisione del Riesame

L'inchiesta sul tentato sequestro di un ventenne fuggito a Roma dopo aver rubato una somma superiore ai quindicimila euro da un'autorimessa di Avellino, si arricchisce di un nuovo interessantissimo capitolo. Al Riesame, infatti, è stata annullata l'aggravante del metodo mafioso a carico dei cinque indagati arrestati nell'indagine che ha coinvolto altre due persone denunciate a piede libero. Nella giornata di lunedì scorso si era discusso davanti ai giudici del tribunale partenopeo. Nella mattina di ieri si è deciso: misure cautelari confermate per Elipidio Galluccio, Diego Bocciero, Sabato Ferrante, Alessio e Antonio Romagnuolo.  

La vicenda 

I Carabinieri del Comando Provinciale hanno dato esecuzione a 5 misure cautelari coercitive, (di cui 2 in carcere e 3 in regime di arresti domiciliari) emesse dal GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di tentato sequestro di persona con l’aggravante di aver agito con modalità mafiose.  

Le indagini, condotte dai militari del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo ed avviate lo scorso mese di marzo, hanno permesso di appurare che gli odierni destinatari del provvedimento si sono resi responsabili, con condotta perdurante ed  in atto fino al momento degli arresti, della pianificazione e dell’organizzazione del sequestro di persona di un pregiudicato del Capoluogo Irpino, legato ad alcuni di essi da rapporti lavorativi, per aver sottratto indebitamente 16.000,00 euro in contanti da una cassaforte ritenuta parte dei  proventi di illecite attività.    

Le attività investigative hanno consentito altresì di accertare che gli indagati, per attuare il sequestro di persona, che già avevano messo in atto, hanno operato una serie di preparativi quali in particolare la localizzazione della vittima con l’ausilio di Facebook e applicazioni su smartphone, nonché grazie ai ripetuti sopralluoghi nella provincia presso vari alberghi, minacciando di gravi ritorsioni e vendette parenti ed amici dello stesso, nonché la propria fidanzata, per acquisire informazioni o contattarlo e convincerlo a rientrare in Avellino, la vittima infatti nel frattempo si era rifugiatasi in altra regione.  

Durante le fasi dell’organizzazione i principali indagati hanno dettagliatamente impartito ordini agli altri complici affinché si recassero a Roma, luogo ove aveva trovato rifugio, muniti di fascette in plastica per sequestrare la vittima, non solo per recuperare la somma di denaro e portarlo al loro cospetto, ma anche per potergli dare una severissima lezione per il gesto subito, finanche paventando di ammazzarlo.  

L’azione criminale, è stata comunque scongiurata solo grazie all’intervento degli investigatori che sono riusciti ad accertare le intenzioni degli arrestati, facendo cambiare alla vittima la località di rifugio ove il gruppo delinquenziale si era già recato (dopo averlo individuato in una abitazione di un pregiudicato del luogo che lo nascondeva), al fine di sequestralo ma non lo aveva trovato grazie all’intervento dei Carabinieri, che hanno allontanato la vittima.     

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Non avendo più modo di rintracciarlo hanno interessato finanche un investigatore privato. 

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