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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca

Sequestri Sidigas: un dilemma tra beni personali e aziendali di Gianandrea De Cesare

Adesso è tutto da rifare e gli atti tornano al Tribunale di Avellino

L’ultimo capitolo del lungo braccio di ferro tra l’accusa e la difesa affronta una questione cruciale: i sequestri Sidigas dovevano riguardare solo i beni personali di Gianandrea De Cesare o anche quelli aziendali? I magistrati della Terza Sezione della Corte di Cassazione hanno annullato, con rinvio a una nuova Sezione del Tribunale di Avellino, l’ordinanza del Tribunale del Riesame avellinese relativa alla richiesta di sequestro dei beni aziendali della Sidigas. Quest’ultima aveva ritenuto valida la scelta della Procura della Repubblica di Avellino, che si era limitata a sequestrare per equivalente i beni personali dell’indagato.

In sostanza, la difesa di De Cesare - rappresentata dagli avvocati Olindo Preziosi, Claudio Mauriello e Valerio Freda - ha sempre sostenuto che il provvedimento originario emesso dal Gip Marcello Rotondi, relativo a un importo di circa 46 milioni, doveva essere eseguito principalmente sui beni societari e, in caso di insufficienza, sui beni personali di De Cesare. Tuttavia, la Procura ha sequestrato direttamente i beni personali, lasciando senza vincoli gasdotti e altri beni societari. La situazione è diventata più chiara quando la difesa ha ottenuto il dissequestro parziale per estinzione del debito tributario di una somma pari a 19 milioni di euro, e ha chiesto alla Procura di eseguire il dissequestro.

Dopo una verifica eseguita dalla Procura e dalla Guardia di Finanza, le difese hanno scoperto che il sequestro fino a quel momento realizzato era insufficiente e quindi non poteva eseguire il dissequestro. Le difese hanno evidenziato che il provvedimento faceva riferimento ai beni aziendali. Di conseguenza, è stata presentata un’istanza al Gip, che però è stata respinta, nonostante ci fosse la possibilità di porre sotto sequestro i gasdotti. C’è stata un’udienza al Tribunale del Riesame per le misure reali di Avellino, che sostanzialmente ha respinto la richiesta. Da qui è nato il ricorso per Cassazione e la decisione dei giudici di rinviare tutto al Tribunale di Avellino.

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