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Tariffa sui rifiuti da sversare ad Acerra: il Tar dà ragione ad Irpiniambiente

L'avvocato di parte, Giancarlo Viglione è riuscito a dimostrare come nei 68,80 euro ci fossero dei costi che nulla avevano a che vedere con i cittadini irpini

Tariffa dei rifiuti, una buona notizia per i cittadini irpini. La sentenza del Tar di Napoli dà ragione ad Irpiniambiente. Una battaglia legale che si trascina da tempo iniziata dall’allora presidente della Provincia di Avellino Cosimo Sibilia che alla richiesta della Regione Campania (gestione Caldoro) di far pesare sulla provincia irpina i costi di 68,80 euro a tonnellata per l’utilizzo del termovalorizzatore di Acerra si è sempre opposto. Ebbene a distanza di anni, da tariffa provvisoria si è passati a quella definitiva ed Irpiniambiente non è stata a guardare e al provvedimento definitivo del 2015, gestione di Stefano Caldoro ha fatto opposizione. I giudici amministrativi hanno dato ragione alla società provincializzata diretta da Felicio De Luca.

L’avvocato di parte, Giancarlo Viglione è riuscito a dimostrare come nei  68,80 euro ci fossero dei costi che nulla avevano a che vedere con i cittadini irpini. Due i punti: la tariffa inglobava anche con la quota di ammortamento del termovalorizzatore e i costi della discarica di Caivano. Sul primo punto, la Regione Campania non era tenuta ad avere la quota di ammortamento visto che la struttura era stata costruita con fondi europei e che non rientrano tra i beni ammortizzabili. Sul secondo Avellino con la discarica di Caivano non aveva nessun rapporto. Le conseguenze? Saranno dirompenti. “Sono molto soddisfatto perché è stata recepita interamente dal Tar di Napoli la nostra tesi nella quale abbiamo sempre creduto. Siamo stati l’unica provincia ad impugnare l’atto. A questa soddisfazione giuridica si unisce l’impatto concreto per i cittadini della provincia di Avellino” dice l’avvocato Viglione.

Nel breve periodo ci saranno ricadute concrete sulla collettività (riduzione della tariffa), anche perché con il provvedimento del Tar rende inefficace e nullo il decreto dirigenziale regionale. Ciò dimostrerebbe che i costi chiesti da Irpiniambiente ai cittadini sono dovuti solo al peso delle decisioni regionali e non dalla poca virtuosità della gestione societaria.

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