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Scandone Avellino, futuro in bilico tra concordato e fallimento: il punto della situazione

Attesa a giorni la decisione del giudice Pasquale Russolillo sulla richiesta di concordato in bianco avanzata dai legali del club biancoverde, Fabio e Achille Benigni. Nel frattempo, emerge un clamoroso retroscena: il custode giudiziario Baldassarre avrebbe preteso di ritirare la richiesta

Concordato o fallimento, non vi sono alternative. Il momento della verità per la Società Sportiva Felice Scandone Avellino si avvicina. Questione di pochi giorni, forse addirittura di ore, e il destino del club cestistico irpino, fondato nel 1948 e testimone di un lungo periodo di militanza in massima serie, durato ben 19 anni di fila, potrebbe essere scritto.

Sta per scadere, infatti, il termine perentorio di 10 giorni, entro il quale il giudice Pasquale Russolillo dovrà esprimersi, circa la richiesta di concordato in bianco avanzata dai legali del sodalizio biancoverde, Fabio e Achille Benigni, in occasione dell'udienza dello scorso 22 aprile, tenutasi presso il Tribunale di Avellino e relativa all'istanza di fallimento, mossa dalla Procura di Avellino contro la S.S. Felice Scandone.

Il custode Baldassarre avrebbe preteso di ritirare la richiesta di concordato

Nel frattempo, emerge un clamoroso retroscena. Stando a quanto si apprende, il custode giudiziario Francesco Baldassarre avrebbe chiesto, il giorno dopo l'udienza in Tribunale, una convocazione straordinaria dell'assemblea dei soci. Obiettivo: pretendere il ritiro della richiesta di concordato in bianco, il che sarebbe significato decretare la fine della Scandone.

Il tentativo del custode giudiziario si sarebbe, tuttavia, scontrato con la ferma volontà del liquidatore del club biancoverde, Luciano Basile, di garantire una continuità aziendale e di assumere ogni iniziativa utile e opportuna a tutelare la società e il suo patrimonio.

I giochi, quindi, sarebbero tuttora aperti, con il giudice Russolillo chiamato ad esprimersi sull'accettazione o meno della richiesta di concordato avanzata dagli avvocati Fabio e Achille Benigni.

De Cesare pronto a saldare parte del debito Iva?

Come ribadito più volte, l'istanza di fallimento mossa dalla Procura di Avellino fa riferimento, in particolare, a una cifra pari a 8 milioni e 700 mila euro di versamenti Iva non corrisposti, durante il periodo di amministrazione del sodalizio irpino a opera del gruppo Sidigas, rappresentato, in quel periodo, da Gianandrea De Cesare.

E proprio l'ex patron della Scandone sarebbe pronto, secondo fonti vicine allo stesso De Cesare, a saldare buona parte del debito Iva, versando una cifra che oscillerebbe tra i 4 e i 4,5 milioni di euro.

Una volontà, quella dell'ex ad di Sidigas, che potrebbe influire, e non poco, sulla decisione finale del giudice Russolillo.

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