Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Sappe: "Sequestrati telefoni cellulari alla Casa Circondariale di Avellino"

La nota del segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

Prosegue, inarrestabile, il contrasto alla detenzione ed all’uso di telefoni cellulari nelle carceri. Ultimo sequestro è quello avvenuto nella Casa Circondariale di Avellino, di cui dà notizia Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: “Per esigenze investigative solamente oggi trapela la notizia di un rinvenimento e sequestro di ben 10 micro cellulari 6 sim cards e cavetti di alimentazione. Nella giornata di sabato scorso i poliziotti penitenziari del Nucleo Operativo Traduzioni, in servizio automontata, hanno rinvenuto un involucro, perfettamente confezionato, nell'area dell'intercinta dell'Istituto Penitenziario avellinese. Non è la prima volta che avviene tale rinvenimento anche per il passato si ricordano i lanci, con i palloni imbottiti di cellulari, dall'esterno all'interno. In questa occasione, in considerazione della zona del rinvenimento vista la tipologia dell'involucro sequestrato, tutto lascia pensare al passaggio di un drone che ha perso il materiale trasportato pochi metri prima di entrare nel perimetro detentivo del Penitenziario. Si ripropone la delicata e attuale questione del sorvolo dei droni. Ancora una volta il personale della Polizia Penitenziaria di ogni ordine e ruolo si distingue per professionalita e senso del dovere, a garanzia e tutela dell'Ordine e sicurezza interna. Il possesso illecito dei cellulari, da parte dei detenuti, consente di continuare attività illecite all'esterno del penitenziario, soprattutto per quanto riguarda esponenti di alta sicurezza appartenenti ai clan del meridione presenti nell'Istituto di Avellino. L'Autorità giudiziaria competente informata dei fatti sta indagando in merito”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, dichiara infatti: “I droni, se da un lato hanno grandi possibilità di sviluppo, comportano, però, anche innumerevoli questioni in termini di privacy e di sicurezza, in quanto per la loro natura si prestano ad essere impiegati in diverse attività illecite. Con riferimento alla sicurezza negli Istituti penitenziari, è dal 2015 che abbiamo denunciato l’introduzione illecita di sostanze stupefacenti, e di oggetti comunque non consentiti, all’interno degli Istituti penitenziari, mediante appunto l’utilizzo dei droni.  Non a caso, dicemmo di pensare che cosa sarebbe potuto accadere se un drone fosse riuscito a trasportare esplosivo o armi dentro a un carcere: ora lo sappiamo, purtroppo… Io credo che la Polizia Penitenziaria debba disporre di un Nucleo di poliziotti penitenziari specializzati ed esperti nell’utilizzo e nella gestione dei droni sia in ottica preventiva che dissuasiva dei fenomeni di violazione degli spazi penitenziari o di introduzione di materiale illecito di qualsiasi natura. Per altro i droni si prestano bene alla ricognizione delle aree vicine ad un carcere e possono fornire valido aiuto: pensiamo, ad esempio, in caso di evasione giacché consentono velocemente di rilevare e monitorare ampi spazi senza essere visti. Ovviamente al drone si devono accompagnare strumenti di ultima generazione, ad esempio software in grado di utilizzare i frame dei video mandati alle centrali operative e, soprattutto, una formazione specializzata per il personale.”

Ma Capece rincara la dose: “Non so se ridere o piangere. L’Amministrazione Penitenziaria non ascolta il SAPPE e gli altri Sindacati e succede quel che è successo a Frosinone. Il DAP naviga a vista, come dimostrano proprio i fatti di Frosinone accaduti non solo per l’assenza di provvedimenti utili a fronteggiare il sorvolo di droni sulle carceri ma come conseguenza per avere scelto la soppressione delle sentinelle dalle mura di cinta e lo smantellamento delle politiche di sicurezza delle carceri, preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno, con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili.

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