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Operazione "In Daunia venenum", obbligo di dimora per un avellinese

Lo scandalo dei rifiuti sulla direttrice Campania - Puglia

Nell’ambito dell’operazione “In Daunia venenum”, la DDA di Bari ha sgominato un’organizzazione criminale nel campo dei rifiuti.

Coinvolto, con ordinanza di obbligo di dimora anche Antonio Pastena, origini avellinesi, direttore tecnico della Lufa Service.

All’esito delle complesse attività investigative condotte dal personale del commissariato della Polizia di Stato di Manfredonia e dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari su richiesta della Procura, il gip presso il Tribunale di Bari,Chiara Mastrorilli, ha disposto l’esecuzione di 19 misure cautelari personali (5 in carcere, 9 ai domiciliari, 2 obblighi di dimora, 2 divieti di dimora e 1 divieto di esercizio dell’attività d’impresa) nonché il sequestro preventivo di beni per il valore complessivo di 9,3 milioni di euro

Oltre 130 gli uomini di Polizia di Stato e Guardia di Finanza che hanno operato per l’esecuzione delle ordinanze. Il traffico dei rifiuti oggetto delle indagini, condotte anche con indagini tecniche, ha avuto come direttrice, l’asse Campania-Provincia di Foggia e ha disvelato l’esistenza di una organizzazione criminale che ha riversato, illecitamente, rifiuti nell’agro di Manfredonia e di altre zone della provincia dauna, con la complicità di una ditta di servizi ambientali di San Severo, la LUFA SERVICE srl, attraverso automezzi dell’impresa denominata  PULITEM srl di Casalnuovo di Napoli.

Con riferimento alle modalità del traffico è stato accertato che la LUFA accoglieva rifiuti provenienti dalla Regione Campania, in quantità assolutamente sproporzionate alla sua capacità ricettiva e di lavorazione, provvedendo semplicemente, dopo una parvenza di lavorazione, a sversare il materiale sui terreni agricoli nelle proprie disponibilità o di soggetti compiacenti. Il totale del materiale illecitamente sversato, dal 2010 al 2014, è stato quantificato in un range compreso tra un minimo di 25.000 tonnellate ed un massimo di circa 100.000 tonnellate. In connessione con questi illeciti, sono state accertate altre condotte delittuose, tra cui alcuni reati di falso ideologico nonché alcuni episodi di corruzione di un pubblico ufficiale, dirigente di una Unità Operativa Complessa dell’ARPA PUGLIA.

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