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Lunedì, 24 Giugno 2024
Cronaca

Ricorso per Cassazione nella "telenovela Aste Ok": si cerca di mettere la toppa al danno

Anche i difensori delle parti civili stavano considerando di presentare un ricorso per Cassazione per la stessa questione

C’è anche la firma del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, nel ricorso per Cassazione, presentato dal pubblico ministero Henry Jhon Woodcock, riguardante l’ordinanza ritenuta abnorme emessa dal Tribunale di Avellino il 27 aprile 2024, nel processo denominato “Aste Ok”. Oltre a Gratteri e Woodcock, il ricorso porta anche le firme del Procuratore Aggiunto Sergio Ferrigno e del sostituto procuratore dell’Area I Rosa Volpe. Prima della presentazione di questo ricorso, anche i difensori delle parti civili stavano considerando di presentare un ricorso per Cassazione per la stessa questione. Il ricorso è stato presentato contro otto imputati, ora nuovamente indagati: Aprile Armando, Livia Forte, Nicola Galdieri, Beniamino Pagano, Carlo Dello Russo, Antonio Barone e Gianluca Formisano. Tutti sono stati rilasciati a seguito della decisione presa dal Tribunale di Avellino dopo una lunga camera di consiglio e un processo durato anni. Nel ricorso, i magistrati hanno sottolineato come la decisione del Tribunale di Avellino sia affetta da “abnormità strutturale”. Hanno inoltre osservato che l’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 521, 2 comma c.p.p., avrebbe assunto le caratteristiche di una vera e propria sentenza di condanna, superando i limiti consentiti.

Questo non è l’unico motivo sollevato dalla Procura Antimafia, che ha ulteriormente scritto sul profilo dell’abnormità strutturale, ritenuta macroscopica. Sempre a proposito dell'invito doveroso che il Tribunale avrebbe dovuto rivolgere al PM e delle richieste conseguenti che i difensori avrebbero potuto articolare nel contesto del medesimo dibattimento, è lo stesso Collegio Giudicante che da una parte evidenzia che già nel corso del dibattimento erano emerse a carico degli imputati condotte criminose, definite "diverse" e "caratterizzate dalle modalità operative tipiche del modello associativo delineato dall'art. 416 bis c.p., racchiudibili nell'unitario concetto di metodo mafioso", sottolineando che, sempre dall'istruttoria dibattimentale, era emerso che i cosiddetti "Tretrè" hanno agito per anni come soggetti conosciuti e fortemente temuti dalla comunità irpina, nell'assoluta consapevolezza di esercitare un potere criminale radicato sul territorio di Avellino e provincia (come emerso in dibattimento sia dalle deposizioni dei testi di Polizia Giudiziaria sia dalle dichiarazioni delle persone offese, quest'ultime genuine e spontanee nel riferire delle metodiche criminali del gruppo), e dall'altra dà atto che gli imputati si erano ampiamente difesi nel corso del medesimo dibattimento (e, come si è detto, avrebbero potuto integrare le loro difese se fosse stata data al PM la possibilità di integrare le contestazioni).

A tale ultimo riguardo, il Tribunale di Avellino, nel corpo dell'ordinanza, non solo passa in rassegna analiticamente gli elementi di prova ed esprime giudizi valutativi sullo specifico tema processuale inerente alle condotte illecite legate alle aste, ma dà anche atto che gli stessi imputati si sono difesi rendendo esame. Riguardo agli esami degli imputati, è importante evidenziare che le dichiarazioni reciprocamente accusatorie rese dagli stessi in sede processuale si elidono vicendevolmente, atteso che, rispetto all'esistenza e all'operatività del sodalizio fin qui tratteggiato, esaustiva e granitica è la prova acquisita in dibattimento e da fronte di episodi che li vedevano coinvolti su posizioni paritarie; le discrasie emerse dal narrato si elidono già solo mettendo le diverse versioni a confronto oltre che in considerazione della perseguita finalità di alleggerire rispettive posizioni nel tentativo di esplicare la propria autodifesa nel processo (sul punto si richiamano anche i verbali di udienza, pure allegati).

Per concludere, appare altrettanto indubbio come l'ordinanza adottata dal Tribunale di Avellino, con il regresso del procedimento alla fase delle indagini preliminari, rischi concretamente di determinare una fase di vero e proprio stasi del percorso processuale, e ciò in relazione a una vicenda processuale in ordine alla quale, da una parte - come ha testualmente scritto lo stesso Collegio Giudicante - è emersa la prova certa che Galdieri Nicola, Dello Russo Carlo, Genovese Damiano, Forte Livia, Forte Modestino, Aprile Armando Pompeo, Pagano Beniamino abbiano operato avvalendosi di una forza di intimidazione certamente desumibile da circostanze obiettive, atte a dimostrare la capacità attuale dell'associazione in parola di incutere timore, oltre che dalla generale percezione che la collettività ha avuto dell'efficienza del gruppo criminale, e dall'altra vi è stata (come statuito nella medesima ordinanza) la declaratoria di inefficacia delle misure cautelari personali custodiali (oltre che di quelle reali) applicate ai medesimi imputati, in relazione ad alcuni dei quali, per giunta, lo stesso Tribunale di Avellino - come detto - appena tre mesi prima aveva disposto d'ufficio l'aggravamento della misura cautelare (sostituendo la misura cautelare degli arresti domiciliari con quella della custodia cautelare in carcere), ravvisando in capo ai medesimi straordinarie esigenze cautelari (misure che, nell'attuale fase processuale cui è regredito il procedimento, neppure possono essere riproposte). Ora si attende che la Cassazione fissi una data per la discussione del ricorso presentato dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli. Non ci resta che attendere, dunque, una nuova puntata dell’infinita telenovela “Aste Ok”. 

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