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Cronaca

Dal racket nel porto di Napoli all'Irpinia, finisce qui la latitanza di Carlo Dario

Le accuse nei confronti del 55enne sono di estorsione e partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso

Appena pochi giorni fa la Corte di Cassazione ha confermato le condanne comminate in Appello a ras e gregari dei clan Montescuro, D’Amico-Mazzarella, Aprea e Reale nell’ambito dell’indagine sul racket in via Marina e al Porto di Napoli. La posizione del boss Carmine Montescuro, deceduto poco tempo fa, è stata stralciata. Tra gli imputati anche Carlo Dario, la sua condanna era di anni 4, mesi 8 e giorni 22 di reclusione a seguito di sentenza di condanna definitiva per i reati di estorsione e partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso.

Agenti della Squadra Mobile della Questura di Avellino, nel corso di mirate attività investigative e di controllo del territorio, avviate da alcuni giorni nel territorio della Valle dell’Ufita al fine di rintracciare pericolosi latitanti, individuavano in strada, nel Comune di Grottaminarda, del 55enne, che da successivi e immediati controlli risultava essere il noto pluripregiudicato di Napoli. Carlo Dario veniva pertanto tradotto presso la Casa Circondariale “Pasquale Campanello” di Ariano Irpino (AV).

Il blitz contro la camorra nel porto di Napoli 

Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Napoli, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia partenopea, il 14 ottobre 2019, eseguirono un'ordinanza di misura cautelare personale nei confronti di 23 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, con l'aggravante di essere un'associazione armata, finalizzata ad acquisire il controllo economico del territorio grazie ai proventi delle attività illecite, con particolare riferimento a estorsione, ricettazione e usura. I 23 arrestati erano affiliati al clan Montescuro, attivo nel quartiere di Sant'Erasmo e, più in generale, nella zona del porto del capoluogo campano. L'attività investigativa della Polizia di Stato e della Dda permise di riscontrare numerosi episodi di estorsione riconducibili ai 23 arrestati.

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