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Emergenza profughi, il prefetto ai sindaci: "Vigilate". Ma cosa potranno fare nella realtà dei fatti?

In sostanza i primi cittadini vengono investiti di responsabilità su quanto accade nelle strutture e devono diventare collettori delle lagnanze dei richiedenti asilo per scongiurare eventuali derive sociali

Fino ad ora i Comuni erano restati fuori da ogni intervento sulla questione dei profughi curata in prima persona dalla Prefettura. Ma ora con l'esplodere delle proteste dei profughi seppur limitate a particolari casi come Monteforte, il Prefetto Sessa con una circolare inviata ai Comuni che ospitano centri di accoglienza sollecita i sindaci a "vigilare". Ma come? Le condizioni disumane che sono costretti a subire queste persone fuggite dai loro territori sono sotto gli occhi di tutti. E' consapevole delle condizioni al limite la prefettura perchè più volte sono state portate testimonianze dalla Cgil. 

La Prefettura ora chiede aiuto ai sindaci. In sostanza i primi cittadini vengono investiti di responsabilità su quanto accade nelle strutture e devono diventare collettori delle lagnanze dei richiedenti asilo per scongiurare eventuali derive sociali. In pratica i nuovi dettami del prefetto Sessa fanno riferimento al protocollo d'intesa firmato lo scorso anno dai sindaci e dalle associazioni coinvolte nell'accoglienza dei migranti sul nostro territorio.

Ma i sindaci cosa potranno fare nella realtà dei fatti?

Il primo passo potrebbe essere quella del controllo delle abitazioni "adattate" a centri di accoglienza. C'è una legge nazionale e quindi rispettata da tutti gli italiani che in uno stabile se non ci sono determinate caratteristiche strutturali e ambientali viverci non si può. A quel punto i sindaci dei comuni potrebbero fare una ordinanza per il rispetto delle norme igienico-sanitarie. Ma i sindaci corrono il rischio poi, a proprie spese a dover garantire comunque un alloggio. Il classico caso del cane che si morde la coda...

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